Rosarno – Reggio Calabria

Rosarno è un comune di quasi 15mila abitanti della provincia di Reggio Calabria, che si trova in un’area densamente popolata, la Piana di Rosarno, al confine con la provincia di Vibo Valentia.

Rosarno è situata su una collina a 67 m di altezza e si affaccia sul porto di Gioia Tauro dominando la pianura circostante, ricca di aranceti e uliveti, come se fosse una terrazza naturale.

Il suo nome, di origine bizantina, significa: “il paese dei membri della famiglia Rùsari”.
Le sue origini sono da ricercare nell’antica colonia greca di Medma, fondata dai locresi alla fine del VI secolo a.C. e che scomparve poi nel II secolo d.C.

Le prime notizie di Rosarno si riscontrano in un codice napoletano risalente al 1037.
Il Paese ebbe una certa rilevanza come “castrum” a protezione della Piana e come stazione obbligata verso la Sicilia quando Ruggero il Normanno pose Mileto a capitale del Regno.
Posta a presidio della Valle del Mesima e della Piana, preda degli eserciti diretti alla conquista della Sicilia, Rosarno fu al centro degli avvenimenti che caratterizzarono la storia della Calabria durante l’Ottocento.
Nel corso della rivolta sanfedista del 1799, occupata dalle truppe francesi, fu liberata dal Cardinale Ruffo, che vi pose il quartier generale per alcuni giorni, in attesa di proseguire la marcia verso nord alla conquista di Napoli.
Durante la spedizione per la conquista del Regno di Napoli, nella città sostarono Giuseppe Garibaldi e il suo esercito.

Nel 1745, a Rosarno nacque il Cardinale Francesco Maria Pignatelli.

Il 5 febbraio 1783 la città fu rasa al suolo da un devastante terremoto che colpì l’intera Calabria. Rosarno registrò la scomparsa di 203 abitanti, ma la conseguenza più grave fu di ordine geologico, con l’abbassamento della vallata del fiume Mesima.
Lo sconvolgimento idrico che ne seguì, comportò l’insorgere della malaria e lo spopolamento urbano, condizione attenuata dagli interventi del Marchese Vito Nunziante, generale del re Ferdinando di Borbone, che iniziò un’azione di bonifica per trasformare la zona paludosa in territorio fertile.

Anche grazie a queste opere di bonifica del territorio, che si protrassero per decenni, Rosarno divenne un polo di attrazione economica e commerciale attirando migliaia di lavoratori dalla zona jonica e dal napoletano, favoriti dalla nuova linea ferroviaria che univa Eboli a Reggio Calabria e che, agli inizi del XX secolo, si segnalava per un traffico merci intenso.
Inoltre, una spinta verso l’evoluzione del settore agrario, fu data dall’occupazione delle terre del Bosco nel 1945: centinaia di famiglie di contadini si insediarono nelle terre incolte dando luogo allo sviluppo di agrumeti e di oliveti.

Rosarno è stato il primo Comune d’Italia a costituirsi parte civile in un processo antimafia.

Nel 2004 il Presidente della Repubblica ha conferito a Rosarno il titolo di città.

Tra i beni artistici della città, di notevole rilevanza sono:

  • La Chiesa di San Domenico, oggi conosciuta come Chiesa del Rosario. La chiesa è stata annessa al Convento dei Padri Domenicani Predicatori, fondato nel 1526 e distrutto dal terremoto del 1783. Unica testimonianza ad oggi del Convento, la Chiesa del Rosario, antica cappella dei frati, ad un’unica navata.
  • La Chiesa Matrice, o di San Giovanni Battista, protettore della città, oggi conosciuta come Santuario di Maria Santissima di Patmos. Di questa chiesa non si conosce l’anno di costruzione, ma risulta iscritta nel Registro Vaticano del 1540. Fu distrutta dal terremoto del 1783 e in seguito ricostruita. In seguito, nel 1929, la chiesa fu abbattuta e riedificata nello stesso sito, ma con una migliore posizione.
  • La Chiesa del Purgatorio, che appariva nel registro parrocchiale del 1698 anche con i nomi di “Chiesa dei morti” o “della Santissima Trinità”. La Chiesa fu distrutta dai terremoti del 1783 e del 1894, e ricostruita successivamente. Al suo interno di trovano la Varetta con Cristo deposto dalla Corce e la Statua del Cristo Redentore, impiegate entrambe durante le processioni della Settimana Santa.
  • La Chiesa dell’Immacolata costruita verso la fine del XVII secolo nella zona dell’attuale Piazza Duomo, abbattuta nel 1942 e ricostruita negli anni ’50 in contrada Gallo da parte della Famiglia dei Varoni Paparatti.
  • La Chiesa dell’Addolorata, fondata come chiesa filiale della Parrocchia di San Giovanni Battista e ingrandita nel 1930.
  • La Torre dell’Orologio, situata nella Piazzetta San Giovanni Bosco ed edificata nel 1812. La sua posizione consente di fare da sfondo alla via principale del paese e di essere il simbolo della città.
  • Inoltre, giusto in questi giorni (il 6 aprile 2014), la città di Rosarno ha inaugurato il Museo Archeologico dell’antica Medma.
    I primi scavi risalgono a circa cento anni fa e diversi oggetti rinvenuti all’epoca, e oggi esposti in diversi musei tra cui il Museo Archeologico di Reggio Calabria o il British Museum di Londra, potranno adesso tornare ad essere ammirati nel loro luogo d’origine.

 

Per info:
Comune di Rosarno
Tel. 0966 7101
Mail: info@comune.rosarno.rc.it
Sito web: www.comune.rosarno.rc.it

 

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Parco Naturale Regionale delle Serre

Il Parco Naturale Regionale delle Serre è un’area naturale protetta della regione Calabria, istituita nel 2004.

Il Parco è situato tra l’Aspromonte e la Sila, percorso da due lunghe catene montuose, da grandi boschi e da diversi corsi d’acqua, estendendosi per oltre 17.700 ettari ed interessando il territorio di ben 26 comuni.

La provincia di Vibo Valentia è la più rappresentata all’interno del Parco, con 17 comuni: Acquaro, Arena, Brognaturo, Fabrizia, Francavilla Angitola, Gerocarne, Maierato, Mongiana, Monterosso Calabro, Nardodipace, Pizzo Calabro, Pizzoni, Polia, Serra San Bruno, Simbario, Sorianello e Spadola.

La provincia di Catanzaro è rappresentata con 7 comuni: Badolato, Cardinale, Davoli, Guardavalle, San Sostene, Santa Caterina dello Jonio e Satriano.

Infine, la terza provincia calabrese interessata è Reggio Calabria, con soltanto due comuni: Bivongi e Stilo.

Dal punto di vista morfologico, il Parco è caratterizzato da terrazzi marini che circondano le Serre in diverse zone e a differente altezze, con l’aspetto di altipiani più o meno ampi, orlati da scarpate. Particolarmente evidenti sono quelli dei comuni di Laureana di Borrello, Arena e Dasà.

Tra i monti, si aprono delle depressioni vaste e poco profonde, tra cui la piana della Lacina e le conche di Serra San Bruno, Chiaravalle, Mongiana e Fabrizia. Su tali depressioni si sono insediate le principali comunità umane delle Serre.
Le pendici ioniche delle Serre sono connotate dai “tagli” delle fiumare, ampi alvei ghiaiosi ed asciutti per gran parte dell’anno, che si aprono a ventaglio in corrispondenza dei coni di deiezione sulla costa. Il paesaggio delle Serre è caratterizzato da pendici e rilievi coperti da vaste estensioni di bosco che costituiscono alcuni tra i complessi forestali più importanti della Calabria.

Tra i punti di interesse della zona troviamo:

  • Il Bosco Santa Maria, che prende il nome dalla chiesa di Santa Maria del Bosco, situata al centro di giganteschi abeti bianchi, dove San Bruno, fondatore dell’ordine certosino, faceva penitenza e dove fu poi sepolto. È uno dei boschi meglio conservati delle Serre calabresi.
  • La Pianura della Lacina è una delle poche zone umide montane meridionali ad alta concentrazione di specie rare e ad elevata ricchezza di habitat. La Pianura fa parte del comprensorio montano delle Serre Calabre e si trova ad un’altitudine compresa tra i 970 e i 1.028 m.
  • Il Bosco Stilo-Archiforo rappresenta una delle più significative testimonianze dell’originario paesaggio boscato delle Serre. Si tratta di un raro esempio di formazione praticamente pura (abete bianco, associato al faggio nelle zone più elevate).
  • L’Oasi Lago dell’Angitola, una delle riserve più importanti del mediterraneo, è stato creato artificialmente nel 1966 sul vecchio alveo del fiume Angitola. Attualmente la gestione dell’oasi è affidata al WWF Italia. È circondato da declivi ricoperti da uliveti, da macchia mediterranea ed una fascia di rimboschimento, con predominanza di pino d’Aleppo, mentre pioppi neri, cannucce tife, salice bianco, ontani neri, mazze sorde crescono sulla riva, dove troviamo anche eucalipti e querce da sughero. Per le sue particolari condizioni climatiche e l’abbondanza di cibo, attrae una grande quantità di uccelli di più di 100 specie diverse.

Il fascino della storia di una terra coinvolgente si manifesta anche attraverso una produzione artigianale che si coniuga perfettamente con le richieste dei visitatori, ansiosi di conoscere, oltre che i doni incontaminati della natura, i segreti avvolgenti delle maestranze.
Partendo dai ricami artistici e dalla lavorazione di lana e seta, per arrivare a quella del legno, del marmo e del granito, la produzione di pipe, quella di vasi in terracotta per la conservazione e la cottura dei cibi, impagliatori di sedie ed ombrelli, conciapelle e bottai, questo è ciò che offre la zona del Parco naturale regionale delle Serre.
Conoscere una comunità, comprendendone i valori di riferimento, significa approfondirne le radici partendo dalla scoperta del loro più naturale modo di esplicarsi , ssaporandone le tradizioni nelle loro diverse sfaccettature.

Anche il patrimonio enogastronomico è da considerarsi come parte integrante della cultura del territorio del Parco e presenta, grazie alla sua ricchezza e alla sua particolarità, un ulteriore motivo di attrazione: la purezza della natura, abbinata alla sapiente tradizione culinaria, rafforza l’unicità dei sapori.
Sono 43 i prodotti tipici tradizionali ai quali andrebbe rivolta un’azione di recupero e valorizzazione. Protagonisti di questo settore sono soprattutto i vini DOC di Bivongi, le melanzane di Stilo, la soppressata DOP di Simbario, i funghi ed il peperoncino di Serra San Bruno, le castagne di Fabrizia, Mongiana e Nardodipace, i fichi essiccati di Acquaro.

Per informazioni:
Parco Naturale Regionale delle Serre
Via Santa Rosellina 2, Serra San Bruno (VV)
Tel: 0963 772825
Sito web: www.parcodelleserre.it
Mail: info@parcodelleserre.it
La sede del Parco è aperta al pubblico dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 12:00.

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Nicotera – Vibo Valentia

Nicotera è un comune calabrese, situato in provincia di Vibo Valentia.

Con l’attuale nome, che significa “segno della vittoria”, era già nota le IV secolo.
In quel periodo erano frequenti le incursioni dei saraceni che spinsero gli abitanti delle zone costiere a ritirarsi sul promontorio dove oggi sorge la cittadina.

Nel 1065, Roberto il Guiscardo era alla ricerca di un approdo marittimo per i collegamenti con la Sicilia dove si stava combattendo per allontanare dall’isola gli arabi.
Questi giunse a Nicotera, la potenziò e la fortificò, facendo risorgere la cittadina attorno al castello che fece costruire.

Dopo numerose distruzioni e ricostruzioni, Nicotera fu conquistata da Federico II, grazie al quale raggiunse il suo massimo splendore.
Federico II istituì un importante cantiere per la costruzione della flotta imperiale e fece giungere a Nicotera gli Ebrei, abili economisti, in modo che venisse incrementata l’attività economica e finanziaria. Fece anche costruire un apposito quartiere ove farli alloggiare, chiamato “Giudecca”.

Oltre alle distruzioni causate dalle diverse incursioni, Nicotera fu danneggiata anche dai terremoti che colpirono la Calabria nel corso degli anni.

Oggi Nicotera viene descritta come una cittadina che dal promontorio “in mezzo ai cactus” domina uno splendido paesaggio che comprende Nicotera Marina, sorta nella metà dell’Ottocento e sovrastata dal Castello di Nicotera, Monte Sant’Elia di Palmi, lo stretto di Messina, le Isole Eolie e l’Aspromonte.
Nicotera rappresenta un vero e proprio terrazzo sul mare dal quale ammirare queste bellezze.

Il centro di Nicotera è diviso in diversi quartieri sin dai secoli scorsi: Santa Chiara, Baglio e Porta Grande, dove vivevano i borghesi, la zona pianeggiante riservata ai cittadini più in vista e il quartiere di San Nicola che ospitava i commercianti.

Giungendo a Nicotera è possibile osservare sulla sinistra il Castello e sulla destra la Cattedrale.

Il Castello Ruffo di Nicotera è una residenza gentilizia sita nel centro storico della cittadina. Nel corso dei secoli, il Castello è stato continuamente distrutto da terremoti e assalti e ricostruito. La struttura risulta ad oggi ancora incompleta: si nota la mancanza di una torre.
Oggi i Castello è adibito a centro museale. Al suo interno, al piano terra si trova il “Civico Museo Archeologico” dove sono esposti reperti della prima età del ferro rinvenuti nell’area, mentre al primo piano ha sede il “Centro per lo studio e la conservazione della civiltà contadina del Poro”.

Dopo l’antica porta di accesso alla città, si trova il Duomo di Nicotera, inizialmente intitolato alla Madonna di Romania e poi dedicato a Santa Maria Assunta.

In Piazza Duomo ha sede il Museo Diocesano d’Arte Sacra, che raccoglie i paramenti sacri dal XVII secolo.

La Cattedrale di Nicotera risale all’epoca barocca e al suo interno raccoglie numerose opere d’arte. Dal piazzale posto davanti la Cattedrale si gode di una splendida vista sul Golfo e sula pianura di Rosarno.

Uno degli eventi di maggiore rilievo a Nicotera, precisamente a Nicotera Marina, è la processione a mare della Statua dell’Immacolata Concezione che si svolge ogni anno in occasione della festa dell’8 dicembre.
La processione è davvero suggestiva: i pescatori del luogo portano la statua in spalla e si immergono in mare compiendo il tragitto che la statua fece quando fu recuperata dalle acque qualche secolo fa.

Per informazioni:
Comune di Nicotera
Tel. 0963 81420
Mail: comunedinicotera1@virgilio.it

Museo Diocesano d’Arte Sacra
Apertura al pubblico:
– Da giugno a settembre: 9-12 e 16-19 dal lunedì al sabato, la domenica a richiesta;
– Da ottobre a maggio: 9-12.30 e 15.30-18 da lunedì a sabato, la domenica a richiesta.
Tel. 0963 81308

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NATALE IN CORSO a Serra San Bruno

Mercatino di Natale a Serra San Bruno

NATALE IN CORSO 2013” è il nome dell’evento che avrà luogo a Serra San Bruno (VV) durante queste feste natalizie.

Si tratta di un “mercatino di Natale” che si svilupperà nei giorni 21 e 22 dicembre su Corso Umberto I° e vedrà l’esposizione e la degustazione di prodotti tipici, dolci e addobbi di natale, idee regalo, artigianato, giochi, musica ed intrattenimento.

Un evento del tutto nuovo per Serra San Bruno, che si sta preparando ad accogliere nel migliore dei modi oltre 20 espositori da tutta la Calabria, artisti e turisti che per le due giornate animeranno il paese.

L’apertura degli stand è prevista per sabato 21 dicembre alle ore 17:00.
A seguire vi sarà l’esibizione degli allievi della palestra “New Gymnsium” in piazza Barillari, con lo spettacolo “Benvenuto Natale 2013”.
Domenica 22, sempre alle ore 17:00, verranno riaperti gli stand ed in piazza San Giovanni si esibirà la “Magna Grecia Flute Choir” di Squillace, un’orchestra di flauti e cantanti  ed in chiusura i Parofonè che, con gli strumenti della tradizione, allieteranno il mercatino con le antiche nenie natalizie.

Un programma ricco e curato nei minimi particolari, che porta soddisfazione e gratitudine, ma soprattutto la speranza che l’evento diventi un appuntamento fisso per il Natale serrese.

Rievocazione Storica in memoria di Gioacchino Murat, Pizzo Calabro.

Rievocazione-Storica-G.-Murat-Pizzo

La storia della Calabria, si sa, è ricca di eventi, di personaggi illustri e di memorie.
Molto importanti sono le manifestazioni storico-culturali che non solo incentivano il turismo, ma permettono di non dimenticare quanto accaduto in un passato che caratterizza la storia e la cultura di ogni luogo.

La seconda domenica di ottobre, ogni anno a partire dal 2005, a Pizzo Calabro ha luogo la Rievocazione Storica dell’arresto e della morte di Giacchino Murat.
Quest’anno la Rievocazione avrà luogo il 13 Ottobre, esattamente il giorno del 198° anninversario della condanna a morte del Re.

Nel 1993 nacque l’Associazione Culturale G. Murat Onlus, con il fine di preservare, promuovere e diffondere la cultura di Pizzo, con il suo presidente, il Dott. Giovanni Pagnotta.
Nel 2004 fu costituito il “Gruppo Storico Pizzo 1815”, successivamente chiamato “Reale Gruppo Storico Gioacchino Murat”.
Dalla sua nascita sono state diverse e svariate le attività culturali organizzate dall’Associazione, e con il patrocinio del Comune di Pizzo è stata organizzata la rievocazione storica in memoria di Gioacchino Murat.

Gioacchino Murat fu tra i personaggi determinanti della storia del sud Italia. Era un generale francese, nominato Maresciallo dell’Impero da Napoleone e Re di Napoli nel 1808.
Nel 1810 partì da Napoli e giunse a Scilla per poi tentare la conquista della Sicilia, ma non riuscì nell’impresa. Nel corso dei successivi anni, fallì in molte altre imprese che lo portarono alla perdita del trono. Nel maggio del 1815, questa fu decretata nel Trattato di Casalanza e Murat fu costretto a fuggire e rifugiarsi, dapprima in Provenza e poi in Corsica. Dalla qui ripartì con un esercito di uomini sperando di riconquistare Napoli.
Ma Gioacchino Murat riuscì soltanto ad approdare a Pizzo per mezzo di una scialuppa della nave che, a seguito di una tempesta incontrata al largo di Salerno, lo portò sulla Costa degli Dei.
Qui fu intercettato dalla Gendarmeria Borbonica che lo arrestò e lo rinchiuse prigioniero presso il Castello del Paese. Dopo 5 giorni di prigionia, si riunì una Commissione Militare che emise la sentenza di morte per atti rivoluzionari, sulla base del Codice Penale.
In seguito alla condanna, Murat scrisse la celebre lettera alla moglie Carolina e ai loro quattro figli, che oggi si trova conservata presso il Castello di Pizzo Calabro, si confessò e il 13 ottobre 1815, alle ore 17:00 in punto, venne fucilato. Si narra che le sue ultime parole furono: “Risparmiate il mio volto, mirate al cuore, fuoco!”
Oggi il Castello di Pizzo, che fu costruito nel 1492 da Ferdinando I d’Aragona, è stato dichiarato Monumento Nazionale e Museo Provinciale Murattiano.

La Rievocazione Storica organizzata ogni anno, prevede l’inizio della manifestazione sulla spiaggia di Pizzo Marina, dove viene rievocato lo sbarco del Re a bordo di una scialuppa insieme ad un esercito di uomini. In seguito ci si sposta nella Piazza Generale Malta dove, in uno scenario costituito da anti palazzi settecenteschi, viene ricostruito l’arresto di Murat e si prosegue verso il Castello dove avvenne la condanna e l’esecuzione.

Negli anni, la rievocazione ha assunto un rilievo culturale sempre crescente, coinvolgendo gruppi storici provenienti da tutta l’Italia e vedendo la presenza dei discendenti del re morto a Pizzo, oltre a fornire a spettatori, turisti e curiosi, delle immagini davvero affascinanti.
Inoltre, le rievocazioni hanno catturato l’attenzione di alcuni registi che stanno progettando la realizzazione di un film sulle vicende del Re Murat a Pizzo.

Dalla fine del 2009 è iniziato un prgetto per la ricerca delle spoglie del Re, che fu sepolto nella fossa comune del Duomo di San Giorgio a Pizzo.

Per informazioni:
Associazione Culturale G. Murat Onlus
http://www.murat.it

 

Foto a cura di Giovanni Pagnotta, Presidente dell’Associazione G. Murat.

Briatico, Vibo Valentia


Briatico è un comune della provincia di Vibo Valentia, un piccolo borgo di pescatori adagiato sulle scogliere della Costa degli Dei.
Il vecchio sito di Briatico Vecchio fu distrutto da tragici terremoti, di cui l’ultimo nel 1783.
Conosciuto in precedenza con il nome di Euriatikon: il suo nome potrebbe derivare dal greco Euriates con l’aggiunta del suffisso -ikos che ne indica possesso; oppure dal nome latino di persona Ebriaticu, e secondo un’ulteriore ipotesi il nome deriverebbe dal greco briaon (robusto).

La fondazione di Briatico è per tradizione fatta risalire ai Locresi, al tempo del loro passaggio a Hipponion (Vibo Valentia).
Le prime testimonianze certe sull’esistenza di Briatico risalgono al XII secolo quando Ruggero il Normanno, in una bolla riguardante la fondazione della diocesi di Mileto, accennò al piccolo centro di Euriatikon. La stessa denominazione fu poi riportata in dieci pergamene compilate tra il 1130 e il 1271, su cui si legge che il territorio di Euriatikon si estendeva dal fiume Trainiti al fiume Potame, comprendendo ventidue antiche borgate.

Durante il periodo feudale la cittadina passò sotto vari domini.

Diversi i terremoti che scossero il paese nel corso degli anni.
Il 17 marzo del 1638 il sisma provocò ingenti danni alle abitazioni e lo stesso accadde il 5 e il 6 novembre di ventuno anni dopo (1659).
Ma quello del 5 febbraio 1783 non lasciò tregua: la città fu rasa al suolo, le case completamente distrutte e vi furono moltissime vittime. Il 4 aprile dello stesso anno, i 925 sopravvissuti si riunirono sulla spiaggia nei pressi della torretta di avvistamento, oggi conosciuta come “la Rocchetta“. Durante l’assemblea presieduta dal giudice della città, Luigi Lieto, gli abitanti proposero di ricostruire il centro abitato in contrada S. Giovanni (detta anche Cocca), di proprietà del duca Ettore Maria Pignatelli. Quest’ultimo non si oppose e anzi fece abbattere gran parte delle vigne che si estendevano sulla contrada per rendere edificabile la zona. Ordinò anche la costruzione di otto baracconi destinati alle famiglie più povere e fornì il materiale per l’edificazione delle case. I tecnici progettarono una pianta ortogonale orientando gli apici della città verso i quattro punti cardinali, per evitare altri disastri in caso di terremoto. Nonostante le difficoltà, Briatico fu ricostruita più grande e più forte di prima. Un altro violento terremoto nel 1905 mise a dura prova Briatico, causando danni e paura.

Di Briatico Vecchio, che sorgeva su un colle alla destra della fiumara Murria, rimangono oggi i ruderi del Castello medievale fatto edificare da Ferdinando Bisbal e dell’antico centro abitato, che all’epoca contava 12 chiese, 3 conventi e aveva un’enorme importanza storico-culturale.

Sulla spiaggia restano solo due delle 5 Torri del sistema difensivo antiturco:

  • la Rocchetta, alta torre di vedetta costiera a pianta pentagonale, costruita dai greci e ricostruita dai romani, che fu rimaneggiata in epoca medievale;
  • Torre Sant’Irene, eretta dal governo vice Reale Spagnolo a vedetta contro le incursioni barbaresche.

Sono stati trovati resti di epoca preistorica come terracotte, nonché altri utensili in selce ed ossidiana, un vaso con dentro resti umani ed un ricco corredo comprendente un pendente di cristallo in rocca, grani di ambra ed uno di corniola con delle incisioni. Si tratta di un insediamento umano risalente all’età del rame. Sono visibili anche i resti di necropoli romane di età imperiale e avanzi di un complesso edilizio che sarebbero potute essere delle terme, anch’essi di età imperiali. Lungo la valle del Murria vi sono grotte eremitiche medievali, tra cui alcune sono conosciute come “Grotte delle fate“.

Pochi resti rimangono anche del Convento dei Padri Domenicani fondato nel 1498 e della chiesetta di Santa Maria del Franco di età normanna, distrutti dal terremoto del 1783. Dalla chiesa di Santa Maria del Franco proviene la statua della compatrona di Briatico, la Madonna Immacolata (anticamente S. Maria del Ginocchio), statua spagnola del seicento. Anche del duomo di San Nicola rimangono oggi soltanto i ruderi, oltre alla bellissima tela di San Nicola dipinta nel ‘600 da Tommaso di Florio, pittore vibonese, e un crocefisso quattrocentesco. Queste opere sono oggi si trovano presso la Chiesa Matrice, dedicata al patrono San Nicola.

Nel 1992 il comune di Briatico è passato dalla provincia di Catanzaro alla provincia di Vibo Valentia.

Oggi Briatico è una rinomata località turistica, famosa per il mare cristallino e per il lungomare, che si affaccia sul Golfo di Lamezia Terme, offrendo delle suggestive vedute nelle notti di luna piena, e ha di fronte alla Isole Eolie, emozionando con i suoi tramonti. Briatico è caratterizzata dalla costa frastagliata ed è un susseguirsi di spiagge, scogliere e baie, tra cui le spiagge di “Trainiti”, “Baia Safò”,le spiagge di Sant’Irene e di San Giuseppe, la lunga spiaggia che giunge fino alla “marina” con il suo porticciolo per poi diventare scogliera chiamata “Cocca”, e la scogliera “La Brace”.

Le coste sono caratterizzate da uno splendido litorale di sabbia chiara incastonato in un tratto costiero rinomatamente roccioso. Alcune di esse sono raggiungibili solo via mare e molti pescatori sono disposti quotidianamente a trasportarvi i turisti.

La maggior parte delle spiagge non sono attrezzate e spesso si possono osservare i pescatori all’opera, con i loro attrezzi da pesca e le loro barche colorate sul litorale.

La baia di Sant’Irene, dove la costa è a tratti frastagliata e a tratti morbida e sabbiosa, spicca lo scoglio “A Galera”, uno scoglio con numerose cavità a forma di cellette comunicanti tra loro. Si tratta di uno scoglio tufaceo a circa 200 m dalla riva. Secondo una leggenda le celle erano adibite a prigione, secondo un’altra leggenda in una di quelle cellette un re fece rinchiudere la figlia, per avergli disobbedito innamorandosi di un giovane non gradito alla famiglia. In verità il nome deriva da un’imbarcazione, la galera o galea detta così perché remata dai galeotti. Si trattava imbarcazione della flotta cristiana comandata da Colonna che nel nel 1571, si apprestava ad affrontare i Turchi nella Battaglia di Lepanto, spinta da una burrasca, s’incagliò tra la costa di S. Irene e l’isolotto prospiciente.

Lo scoglio di S. Irene era un vivarium romano, un’antica peschiera. In età romana una parte dello scoglio fu scavato e si ottennero vasche e cunicoli per l’allevamento del pesce. I pescatori della zona, dopo aver catturato i tonni, li facevano passare attraverso questi cunicoli che conducevano a grandi vasche dove venivano ammucchiati in attesa di essere mattati poco per volta, a seconda del bisogno. La parte piana emersa dello scoglio veniva usata, invece, per la lavorazione.

A S. Irene vi si trovano ancora degli interessanti residui di vasche per la preparazione del garum, una vera specialità del periodo romano preparata a base di pesce lasciato fermentare al sole.

 

La ‘nduja di Spilinga

La 'nduja di Spilinga

Tra i prodotti tipici della Regione Calabria, la ‘nduja occupa un posto singolare nella gastronomia regionale.

Sulle sue origini sono due le ipotesi più avvalorate:

  • alcuni storici ipotizzano che sia stata introdotta dagli Spagnoli alla fine del 1500 (in Spagna esiste infatti un prodotto simile, noto come la “sovresada de Mallorca”);
  • altri collocano la sua diffusione agli inizi del 1800 per volere del Vicerè di Napoli, Gioacchino Murat, che, nel periodo in cui soggiornava nel castello di Pizzo Calabro, si faceva preparare questo insaccato per conquistare la benevolenza dei potenti del tempo.

Il nome “nduja” sembra trarre origine dal francese “andouille”, cioè insaccato o frattaglie.

Zona tipica di produzione è il paese di Spilinga, località in provincia di Vibo Valentia.
Imitazioni del prodotto, anche di qualità paragonabile, sono reperibili in tutta la regione, a tal punto da fare della ‘nduja un alimento tipicamente associato a tutta la Regione Calabria.

Viene preparata con le parti grasse del maiale, con l’aggiunta del peperoncino piccante calabrese, ed è insaccata nel budello cieco (orba), per poi essere affumicata.
Nella preparazione della ‘nduja di Spilinga prevalentemente viene impiegato il peperoncino, coltivato anch’esso nell’area tipica di produzione, l’Altopiano del Poro.

Una volta selezionata la carne viene tritata assieme al peperoncino in quantità del 20-30%, si aggiunge il sale in quantità del 3% e viene impastata creando un impasto omogeneo.
Dopo averla lasciata riposare almeno 12 ore viene insaccata nel budello naturale.
E appesa nei locali adibiti ad affumicazione, dopo 7- 10 giorni di affumicamento, viene spostata nei locali di stagionatura, dove come minimo deve rimanere almeno 70 giorni, prima di essere messa in commercio.
Una volta stagionato il prodotto si può anche mettere nei vasetti di vetro.

La ‘nduja si consuma spalmandola su fette di pane abbrustolito, meglio se ancora calde, o utilizzata come soffritto per la base di un ragù o di un sugo di pomodoro, con aglio; può essere usata per condire la pizza, prima degli altri condimenti se cruda, oppure appena sfornata; si può accompagnare a fettine di formaggi semi-stagionati o può essere utilizzata nella preparazione di frittate.

Storicamente la ‘nduja è un piatto povero, nato per utilizzare gli scarti delle carni del maiale (come milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti molli del retrobocca e faringe, porzioni carnee della testa, muscoli pellicciai, linfonodi, grasso di varie regioni, ecc). Già a pochi chilometri da Spilinga, così come nelle aree in cui il prodotto è arrivato più di recente (ad esempio nel cosentino o crotonese) a questi ingredienti sono aggiunti anche le cotiche bollite tagliate a pezzettini molto piccoli.

La ‘nduja, grazie al gusto squisito e al piccante, viene da alcuni considerata afrodisiaca. Si può anche essere scettici al riguardo, ma sicuramente la ‘nduja ha effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio. Oggi è considerata un toccasana nelle bronchiti, nell’enfisema, nei reumatismi e soprattutto previene l’infarto.

A Spilinga nel mese di Agosto, quest’anno il 7 agosto, si svolge la Sagra della ‘nduja con tanti prodotti tipici calabresi a base della stessa.

L’Artigiano della ‘nduja”, fondata nel 2002 da Luigi Caccamo, oggi noto come il pioniere della ‘nduja, è un’azienda mono-prodotto che opera in ambito nazionale e da qualche anno si è affacciata al mercato internazionale.
La vision e la mission aziendale sono: garantire l’autenticità della ‘nduja di Spilinga e quindi produrre secondo tradizione, e soddisfare il cliente, offrendo prodotti naturali, senza trascurare la qualità del servizio.

Per info:
L’Artigiano della ‘nduja Sas di Caccamo Luigi
Via Aldo Moro, 15 – Spilinga (VV)
Tel. +39 0963 65470
Sito: www.artigianodellanduja.com
Mail: info@artigianodellanduja.com, ordini@artigianodellanduja.com

Vecchio Amaro del Capo

Amaro del capo

In provincia di Vibo Valentia, precisamente a Limbadi, si trova la Distilleria Caffo, famosa azienda produttrice dell’ Amaro del Capo.

L’ Amaro del Capo è un liquore calabrese , esportato in tutto il mondo e riconosciuto come prodotto e simbolo locale.

La produzione avviene vicino a Capo Vaticano, località da cui il liquore prende il nome e che è raffigurata nell’etichetta.

La ricetta dell’ Amaro del Capo è antica e segreta, tramandata dalla famiglia calabrese per quattro generazioni. È composto da acqua, alcool puro, zucchero, infusi di erbe ed aromi naturali.

Le erbe, che sono circa una trentina di varietà tra le quali la liquirizia, la menta, l’anice, la camomilla, il ginepro, l’issopo e vari agrumi, vengono messe a macerare per qualche giorno in vasi di vetro insieme all’alcol purissimo.

Nel frattempo si scioglie lo zucchero in acqua bollente e, appena raffreddata, si aggiunge alle erbe mescolando bene e lasciando a riposo per un’altra settimana, prima di filtrare il liquore con una garza ed imbottigliarlo chiudendo ermeticamente le bottiglie, che restano a riposo per quattro mesi prima del consumo.
Il liquore assume un colore particolarmente scuro, e si caratterizza per il suo gusto dolce e dal retrogusto fortemente aromatico. Ha una gradazione alcolica del 35%.

Le erbe utilizzate sono la parte più importante dell’ Amaro del Capo: essenze e piante che crescono abbondanti sul Monte Poro e nella zona di Capo Vaticano, dove beneficiano di un clima marino e di una temperatura ideale che favorisce nella pianta lo sviluppo di quegli aromi e virtù salutari che contribuiscono al successo di questo amaro tipicamente calabrese.

Il Vecchio Amaro del Capo ha un gusto gentile ed aromatico, che ben si adatta anche ai palati più delicati, non abituati agli “Amarissimi”.

È consigliato consumarlo ghiacciato (-20 °C), in bicchieri anch’essi ghiacciati.

L’ Amaro del Capo, oggi è tra gli amari più diffusi e venduti in Italia e vanta il primato di essere stato il primo amaro ad essere stato proposto ghiacciato dagli slogan lanciati dall’azienda già a partire dagli anni ’70, quando il consumo era principalmente estivo e veniva distribuito solo in Calabria.

Nel 2010 il Vecchio Amaro del Capo è stato l’unico amaro italiano premiato con la medaglia d’oro al concorso mondiale di Bruxelles. Vincitore anche della medaglia d’oro di recente al concorso Sélections Mondiales Des Spiritueux in Canada.

Per info:
Distilleria F.lli Caffo S.r.l.
http://www.caffo.com
Tel. 0963 85025