Saracena – Cosenza

Saracena è un comune della provincia di Cosenza. Confina con i comuni di Morano Calabro, San Basile e Mormanno a nord, con Castrovillari a est, con Firmo, Lungro e Altomonte a sud e con Orsomarso a ovest.

Saracena è situata su una collina rocciosa alle pendici dei Monti di Orsomarso, sul versante est della vallata del fiume Garga.
Il territorio, di conformazione varia, è parte integrante del Parco Nazionale del Pollino.

Si ritiene che Saracena fu fondata dagli Enotri intorno al 2256 a.C. con il nome di Sestio e conquistata dai Saraceni che vi fissarono la loro sede in epoca cristiana. In seguito fu assediata e distrutta dall’esercito di Costantinopoli.

Successivamente, il nuovo paese sorse intorno al castello baronale, furono costruite le mura di cinta e l’accesso fu consentito attraverso quattro porte: Porta del Vaglio, Porta S. Pietro, Porta Nuova e Porta dello Scarano.
L’abitato si sviluppò in età medioevale e fu dominio di signori locali bizantini prima, normanni poi. Con l’arrivo dei Normanni, Saracena divenne dominio feudale e appartenne a diverse famiglie nobiliari.

Il Castello, chiamato “Castello di Sestio” fu soggetto a devastazione, le mura e le torri furono distrutte e ne furono vendute le pietre, i mattoni e le travi.
Un certo Leone Rotondaro acquistò l’intero edificio che fu restaurato e adibito ad abitazione.

A pochi chilometri dal centro abitato di Saracena si trova una grotta carsica, sita a 750 metri sul livello del mare, conosciuta come la Grotta di Sant’Angelo.

La Grotta di Campanella, santuario di frontiera degli Achei di Sibari, è una piccola cavità di origine carsica, con notevoli formazioni stalagmitiche che interessano alcuni tratti della grotta creando un’ambiente altamente suggestivo. La notevole quantità di reperti ceramici di importazione corinzia o di produzione coloniale disposti soprattutto lungo i margini di un focolare ha consentito agli archeologi di stabilire che la grotta venisse utilizzata tra il VI e il VII secolo a. C. per scopi culturali.

Il Museo di Arte Sacra è situato all’interno della chiesa di San Leone, ed al suo interno sono in mostra importanti documenti di archivio di notevole interesse storico, oltre al vero e proprio tesoro della Chiesa, costituito in gran parte da preziosi argenti.

La Chiesa di San Leone è una chiesa a croce greca iscritta in un quadrato e quindi di culto bizantino (XI secolo). Non si conosce con esattezza l’epoca della sua costruzione. La chiesa, originariamente dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, fu consacrata a San Leone nel XIII secolo dal Vescovo Guglielmo di Bisignano.
Nel XVI secolo, durante il dominio dei Sanseverino, la Chiesa venne arricchita di manufatti e le porte esterne furono ornate di portali in pietra grigia. L’ultimo decisivo restauro si ebbe nel XVII secolo. L’interno è in stile barocco.

La Chiesa di Santa Maria del Gamio si trova chiusa in un intrico di vicoletti e scalinate, dove si affacciano i più antichi palazzi della nobiltà cittadina. La chiesa risale al periodo della dominazione bizantina.
Da una porticina affianco alla chiesa, si accede al “Succorpo”, ovvero ad un’ambiente, una sorta di cripta, ricoperta a volta e soltanto in minima parte interrata.
Nel succorpo si trova un altare scolpito in pietra con dei pilastrini adornati dalle figure di alcuni Santi.

La fondazione del Convento dei Cappuccini si fa risalire ai 23 giugno del 1588. In quel tempo, il Vescovo di Cassano, prepose alla reale costruzione de convento il parere di una commissione di religiosi, i cui membri stabilirono le basi per la sua edificazione.
È situato ai piedi del paese e poco distante dall’abitato.
Il convento, col passar degli anni, acquisì particolare importanza per la sua ubicazione tale da farlo diventare luogo di Noviziato e di studi.
In seguito alla soppressione murattiana, la struttura venne abbandonata dai frati nel 1811 e ritornò ad essi dopo parecchi anni. Fu definitivamente chiusa per mancanza di frati, nel 1915. Durante la prima guerra mondiale venne utilizzato come luogo di prigionia per i soldati austriaci e tedeschi.
Annessa al convento, delimitato da mura, venne edificata una chiesa ad aula che dal suo interno consentiva ai religiosi di accedere alle loro residenze, i cui numerosi ambienti semplici e di limitati dimensioni accoglievano pochissimi oggetti di arredamento indispensabili.
La struttura è raggiungibile esclusivamente a piedi, attraversando l’intero centro storico sino alla Portanova, per poi proseguire per un centinaio di metri per una strada pavimentata con ciottoli. In alternativa, sempre a piedi, si può arrivare al convento percorrendo una stradina che parte dalla piazza principale, Piazza XX Settembre, ed attraversa il rione San Pietro.

Il santo patrono, San Leone, viene festeggiato due volte l’anno, il 19 e 20 febbraio e la seconda domenica di agosto.

In occasione dei festeggiamenti della sera del 19 febbraio, gli abitanti di Saracena partecipano all’originale fiaccolata che attraversa tutto il centro storico del paese. Durante la fiaccolata gli abitanti del paese rendono originale tale manifestazione con canti e balli popolari. La fiaccolata si conclude nella chiesa del santo patrono, dove tra canti e balli popolari si levano grida inneggianti al santo: “Viva Sant Liun’-semb’ Sant Liun‘”.
Uscendo dalla chiesa ognuno ritorna al proprio “fucarazzo“, grande falò che si accende in ogni rione del paese, intorno al quale si balla e si mangiano i “cannaricoli“, dolci tipici, accompagnati da vino locale e dal rinomato moscato di Saracena.

Comune di Saracena
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Via Carlo Pisacane – Ufficio informazioni
Tel. 0981.349647
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Festa di San Leone a Saracena, i “Fucarazzi”

San Leone Saracena

A Saracena, in provincia di Cosenza, ogni anno tra il 19 e il 20 febbraio, si svolge la festa in onore del Santo patrono della città: San Leone.
Il Santo è festeggiato due volte l’anno a Saracena: il 20 febbraio, e ad agosto.

Per Saracena, la festa in onore di San Leone, rappresenta l’appuntamento più importante dell’anno.

La devozione nei confronti di San Leone a Saracena risale al 1224, come si evince dalla bolla del vescovo di Bisignano che consacrò la chiesa in onore del Santo.
Per molti anni, San Leone svolse il suo apostolato in Calabria, operando numerosi miracoli, liberando il paese dalla peste e dalle carestie e ottenendo per questo l’appellativo di “Taumaturgo”.

San Leone fu eletto nel 1630 tramite pubblica elezione universale, protettore della terra di Saracena.
Nel 1633, due frati cappuccini donarono alla Chiesa di San Leone di Saracena il terzo osso del pollice del Santo, che tutt’oggi è gelosamente custodito nel reliquario in argento.

I festeggiamenti in onore del Santo celebrati a febbraio, rappresentano la festa principale per Saracena.
La festa sorse in modo solenne con la vigilia del 19 febbraio, quando ebbero origine i primi mercati paesani, volendo vivere una festa particolare. A Saracena, i festeggiamenti iniziavano qualche settimana prima e lungo le mura del paese e nelle campagne si accampavano i forestieri che giungevano a Saracena per vendere il bestiame.
Nove giorni prima del 19 febbraio, iniziava la novena dedicata a San Leone e il giorno della vigilia anche i forestieri erano invitati ai festeggiamenti.

Particolarmente gioviale è la festa che si svolge ogni anno. La festa popolare è incentrata sui fuochi e sulla festa corale che rappresenta un momento di gioia collettiva della comunità, la festa patronale coinvolge tutto il paese con svaghi, balli, canti.
La sera della vigilia, il 19 febbraio, si tiene una festosa fiaccolata per le strade cittadine che ha partenza ed arrivo alla chiesa di San Leone. La fiaccolata è accompagnata da canti e strumenti musicali tradizionali.
Dopo la fiaccolata, in tutti i rioni cittadini, vengono accesi enormi falò, conosciuti con il nome di “Fucarazzi”, che durano sino al mattino seguente.
Al fuoco viene attribuita una funzione purificatrice, di rinascita, legata soprattutto alla terra e all’auspicio di un buon raccolto.
Gruppi di giovani ed anziani, con organetti e chitarre,  vanno di  rione  in  rione, dove vengono offerti prodotti  locali: salumi, vino e  l’ottimo Moscato di Saracena. Si tratta di un’antichissima festa che si ripete, sempre uguale e sempre nuova da secoli.