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Alici alla Reggina (Alici ara Riggitana)

Alici alla Reggina

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Ingredienti per le Alici alla Reggina:

  • 1 kg di alici
  • 100 gr di oliva verdi
  • 20 gr di capperi
  • 1 spicchio di aglio
  • 150 gr di olio di oliva
  • prezzemolo
  • mollica q.b.
  • pepe nero q.b.

Preparazione della ricetta Alici alla Reggina:

  1. Amalgamare la mollica di pane col prezzemolo tritati, le olive snocciolate, i capperi, un pizzico di pepe nero e l’aglio tritato.
  2. Pulire bene le alici e diliscatele.
  3. Ponete le alici a strati in una teglia di coccio alternando ogni strato di alici con uno strato di composto.
  4. Bagnare la superficie con un filo d’olio d’oliva e cuocere in forno per 30 minuti, fino a quando si sarà formata una bella crosta dorata sulle alici.
  5. Per chi preferisce, a fine cottura, il piatto può essere impreziosito con un tocco finale di peperoncino piccante calabrese.

 

Cacioricotta calabrese

Cacioricotta calabrese

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Il Cacioricotta calabrese è un classico formaggio grasso, fresco o di media stagionatura, a pasta semidura, tipico delle province di Reggio Calabria e Cosenza, prodotto con latte di capra di diverse razze.

Anticamente questo formaggio veniva denominato Pane degli Angeli.

Si narra che la Ricotta venne scoperta da un pastore che dimenticò di svuotare la caldaia dal siero. Quando se ne accorse, notò dei fiocchi bianchi e soffici dal sapore dolce galleggiare sul siero dimenticato. Il nome Ricotta deriva appunto dal latino recoctus, cioè ricottura. Con l’avvento della moderna tecnica casearia, invece, si è capito che riscaldando il latte a temperature vicine ai 90° le proteine del siero potevano essere coagulate con il raffreddamento assieme alle caseine che compongono normalmente il formaggio.

Il Cacioricotta calabrese viene prodotto portando il latte crudo alla temperatura di 85-90°, poi raffreddato a circa 36-37°, inoculato con sieroinnesto e addizionato con caglio di capretto. La cagliata viene poi rotta alle dimensioni di un chicco di riso e lasciata sostare sotto siero. Dopo l’estrazione, la pasta trova posto nelle fuscelle. Si lascia stagionare per un periodo che va da 2 a 4 giorni, in locali freschi e aerati, oppure da 10 a 30 giorni (o anche alcuni mesi) se si vuole un prodotto più stagionato. La salatura viene effettuata a secco.

Il Cacioricotta presenta una bassa intensità aromatica se giovane, media intensità e piccantezza invece se di breve stagionatura.

Ha forma cilindrica, a facce piane e le dimensioni possono essere molto varie.
La superficie esterna del formaggio fresco è segnata dalle fuscelle che l’hanno contenuto, abbastanza dura e di colore bianca. La crosta nel formaggio che stagiona è dura, di colore paglierino tendente allo scuro. La pasta è compatta, di colore bianco e senza occhiature nel fresco, mentre nello stagionato è dura, di colore paglierino, con occhiature rade.

Consumato fresco si accosta molto bene alle verdure di stagione. Se stagionato, è ottimo grattugiato su piatti caserecci come la pasta al sugo.

Bandiera Blu 2014: 4 spiagge premiate in Calabria

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Come ogni anno, in questo periodo, la FEE assegna la Bandiera Blu alle località turistico-balneari di 41 paesi europei ed extra-europei che soddisfano criteri di qualità relativi ai parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione diversi fattori.

L’obiettivo principale di questo programma, è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località delle riviere, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Quest’anno l’Italia vede crescere il numero di Bandiere Blu sulle sue spiagge: sono ben 269 contro le 248 dello scorso anno. Un record di spiagge con mare cristallino per il nostro Paese.

Lo scorso anno, le spiagge calabresi ad aver ottenuto la Bandiera Blu erano 3. Quest’anno si aggiunge una nuova spiaggia.

Vediamo nel dettaglio le quattro località balneari calabresi che hanno ottenuto il riconoscimento per l’anno 2014.

Trebisacce è un comune della provincia di Cosenza, che conta quasi 9 mila abitanti. Per la prima volta la cittadina jonica ha ricevuto questo ambito riconoscimento.
I lidi di Trebisacce sono stati definiti “i più belli di tutto il litorale calabrese”. Si tratta di cinque chilometri di costa, lambiti dai due torrenti: Saraceno e Pagliaro e divisi dallo storico pontil; la spiaggia ghiaiosa, ma allo stesso tempo variegata, che va dai sassi del lungomare Magna Grecia ai ciottoli di località 108; le acque pulite e azzurre del mare, frutto di una attenta campagna di salvaguardia ambientale.

Cirò Marina è un comune della provincia di Crotone. È il secondo comune più densamente popolato. Fino al 1952 ha fatto parte del comune di Cirò.
Grazie alla bellezza e la ricchezza del mare è divenuto negli ultimi anni meta turistica rinomata.
Cirò Marina, un lembo di terra dove mare e cielo si fondono insieme in un solo colore, sfumato di toni azzurri e turchesi. Un’oasi di pace nella quale i silenzi della natura si trasformano a poco a poco in una musica di sottofondo fatta di fruscii di foglie cullate dalla brezza del mare, del cinguettio di un passero, dal garrire delle rondini e dell’instancabile canto delle cicali. Un concerto di suoni amici che riportano indietro nel tempo.
Qui tutto quello che nel contesto viviamo ci sembrava irrinunciabile, perde le sue false priorità, per diventare assolutamente superfluo. Le bellezze straordinarie di questi luoghi lambiti dal limpido Mar Ionio, illuminate da un sole splendente nella volta di un cielo sempre azzurro, incastonate in verdeggianti colline di argentei uliveti, di ricchi vigneti e di profumati aranceti, ci riempiono di percezioni che ci riconducono a riscoprire i veri valori della vita e dell’essere.
Cirò Marina é un paese turistico molto amato, non solo per il favoloso clima, ma anche per i vini “Cirò D.O.C.”, conosciuti in tutto il mondo.
Dal 2001 ad oggi, Cirò marina ha ricevuto per 14 volte consecutive la Bandiera Blu.

Melissa è un comune della provincia di Crotone. Si estende dall’entroterra collinare fino alla costa dove si trova la frazione Torre Melissa, piccola ma significativa località turistica che deve la sua notorietà alla Torre Aragonese, nonchè alle spiagge bianche che caratterizzano la costa.
Torre Melissa dista 25 km da Crotone e 6 km da Cirò Marina.
Il depuratore funzionante 365 giorni l’anno garantisce un mare cristallino con arenile di sabbia bianca la cui manutenzione viene assicurata  dall’Amministrazione Comunale con apposito pulispiaggia.
Moderni e attrezzati supermercati, macellerie, salumerie, farmacia, fruttivendoli, pescherie, edicola, abbigliamento, souvenir, ecc..  fanno di Torre Melissa una località balneare capace di soddisfare le esigenze dei turisti.
Nella Frazione Torre Melissa, molto interesse desta la Torre di avvistamento recentemente restaurata, nella quale è realizzato il “Museo della civiltà contadina” e in via di realizzazione quello dell’Enoteca Regionale dove degustare vini e prodotti tipici calabresi.

Roccella Jonica è un comune della provincia di Reggio Calabria.
Il comune si trova sulla Costa Jonica denominata Riviera o Costa dei Gelsomini e sorge sull’antica città magnogreca di Amfissa.
Il litorale di Roccella Jonica mostra una spiaggia balneabile di finissima sabbia bianca. Il bagnasciuga, caratterizzato dalla presenza di sassolini, si affaccia su un mare cristallino ed incontaminato. Un lungomare che si estende lungo 3.500 m consente ai visitatori di godere di una viale per gradevoli passeggiate. E’ stato ampliato nel 2003 con l’aggiunta di un ampio tratto verso Nord che collega Zirgone al Porto Turistico-Peschereccio. E’ il luogo ideale per chi vuole usufruire di un suggestivo patrimonio naturale marino, senza però rinunciare ai confort e ai divertimenti offerti dalle strutture ricettive e ricreative sparse sul territorio.

Prodotti tipici calabresi: le Prugne di Terranova

Prugne di Terranova

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Tra i prodotti tipici della Calabria, a marchio De.C.O., oggi vi presentiamo le Prugne di Terranova.

Le tradizionali Prugne di Terranova sono coltivate nel comune di Terranova Sappo Minulio (RC) e nel comprensorio limitrofo fin da quando l’attuale piccolo borgo rurale era un grande ducato. Vengono anche chiamate “prugne dei frati” (“prùna dì fràti” in dialetto) perché furono probabilmente introdotte nella zona nel ‘500 dai frati benedettini celestini.
Già nel 1691 Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua “Della Calabria illustrata” elencava tra le prugne presenti in Calabria anche “quelle dette di frati, quali sono molto nobili, e delicate”.

Le Prugne di Terranova si presentano con forma ellissoidale, ricoperte di pruina bianca e sono di colore verde fino al momento della maturazione, che avviene tra luglio e agosto, con riflessi dorati e viola intensi. Al sapore le “prugne dei frati ” sono molto dolci ed aromatiche con un retrogusto persistente vegetale e fresco, e lasciano in bocca una gradevole sensazione di acidulo sul finale. La polpa è consistente e densa, poco succosa ed il seme si stacca senza difficoltà.

Un progetto di sviluppo integrato territoriale, avviato nel 2007 con l’ausilio di esperti e tecnici del settore dall’amministrazione Comunale di Terranova, ha consentito la valorizzazione delle tradizionali prugne concedendo il marchio di Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.) alle Prugne di Terranova e stimolando la costituzione della Coop. agricola “Terranova”. Quest’ultima ha permesso di razionalizzare la coltivazione, la raccolta e la commercializzazione di questo frutto raro e prezioso e di produrre anche la Confettura extra di Prugne di Terranova De.C.O. e le Prugne secche di Terranova De.C.O.

Un ulteriore progetto di ricerca, sperimentazione e valorizzazione avviato recentemente dal Comune di Terranova S.M., in collaborazione con l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, col Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, con l’associazione Città dei Sapori, con la Provincia di Reggio Calabria, con la Coop. agricola “Terranova” ed altri partner, ha consentito e permetterà la caratterizzazione, il miglioramento qualitativo e la ulteriore diffusione della Prugna di Terranova e dei suoi derivati.

Il marchio DE.C.O. ha consentito di far uscire dall’anonimato un prodotto di eccellenza dalle nobili origini e di diffondere il nome della Città di Terranova in Italia e nel mondo.

La Cooperativa agricola “Terranova” nasce nel 2008 su stimolo dell’amministrazione comunale di Terranova, in seguito alla valorizzazione delle tradizionali Prugne di Terranova tramite il marchio De.c.o (Denominazione Comunale di Origine). La cooperativa è formata da circa 50 soci ed ha come scopo quello di razionalizzare la coltivazione delle caratteristiche prugne e concentrare l’offerta del prodotto anche tramite azioni di promozione e valorizzazione integrata nonché tramite l’ausilio ed il supporto ad enti di ricerca ed enti pubblici per progetti di ricerca e sperimentazione. La cooperativa “Terranova” produce anche la confettura extra e le prugne secche per ampliare il calendario commerciale del tipico prodotto terranovese e generare così maggiore economia per il piccolo borgo rurale dalle nobili origini.

Coop. Agricola Terranova
Piazza XXIV maggio, 1 – Terranova Sappo Minulio (RC)
E-mail:  coopterranova@libero.it; info@calabriadeco.it
Sito web: http://www.prugnediterranova.it

 

 

Cannitello: uno dei più caratteristici borghi di mare della Calabria.

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Cannitello (U Cannateddu in dialetto reggino) è una frazione di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria.

Cannitello si affaccia sullo Stretto di Messina e costituisce uno dei più caratteristici borghi di mare della Calabria.
La località si sviluppa interamente lungo la costa calabra dello Stretto ed è uno dei pochi centri abitati con le abitazioni che si affacciano direttamente sulla spiaggia, dalla quale si gode di una vista unica che spazia, nelle giornate di tempo sereno, da Capo Vaticano alle Isole Eolie.

Il nome Cannitello deriva dal latino “Cannæ tellum“, ossia “terra della canna”. Il territorio, infatti, abbonda di questo tipo di vegetazione che, sino al terremoto del 1908, costituiva il materiale con cui si erigeva la struttura delle case più umili.

Fin dall’antichità era un punto strategico fondamentale per i collegamenti con la Sicilia e l’area fu abitata già in epoca preistorica come dimostrano i numerosi reperti archeologici.

Cannitello era chiamata “Fretum Siculum” dai romani. In questa zona sorgeva con tutta probabilità l’antico sito di Colonna Reggina, luogo del traghettamento per la Sicilia.
Nel 36 a.C., nelle acque dello Stretto fra Cannitello e la Sicilia, ebbe luogo la decisiva battaglia navale fra Ottaviano e Sesto Pompeo, che garantì al futuro imperatore Augusto il dominio sul mare.

Risale a questo periodo l’esistenza nell’area di Porticello di un tempio dedicato al dio Nettuno, detto Poseidonio.

Le alture fra Piale e Cannitello furono il teatro dello scontro tra le truppe di Garibaldi e quelle borboniche dei generali Melendez e Briganti nell’agosto del 1860.

Dopo essere stata danneggiata da diversi terremoti a cavallo fra i due secoli, fu interamente distrutta dal terribile terremoto del 28 dicembre 1908, in cui morì il 45% della popolazione del paese. La definitiva ricostruzione del centro abitato fu ultimata soltanto negli anni cinquanta.

Cannitello fu comune autonomo sino al 1927, anno in cui venne annesso insieme ad altri 14 altri comuni, al capoluogo Reggio Calabria. Nel 1933 venne restituita l’autonomia amministrativa a Villa San Giovanni, di cui Cannitello divenne frazione, non essendo più sede di municipio.

I rioni di Cannitello:

  • Altafiumara: è un’altura degradante verso la vallata. In questo rione ha sede un lussuosissimo complesso alberghiero fra i più panoramici al mondo. Fino al XIX secolo la struttura era una fortezza, costruita nel 1810 da Gioacchino Murat durante i suoi mesi di permanenza sul territorio villese, il quale vi installò una batteria di cannoni, di cui rimane un solo esemplare.
  • Cannone: si trova tra la Chiesa di Maria Santissima di Porto Salvo e il Santuario di Maria Santissima delle Grazie di Pezzo. Nel 1902, nel tratto di mare tra la Chiesa di Cannitello e Pezzo vennero ritrovati un cannone e dei resti di una nave nel mare prospiciente: furono rinvenuti diversi cannoni in bronzo e in ferro ossidati che recavano data del 1632 o 1638, appartenenti a navi francesi, spagnole e olandesi. Si pensò, perciò, che nel corso dei una battaglia navale combattuta tra la flotta francese e quella spagnola nelle acque dello Stretto nel XVII secolo fosse affondata una grossa nave da guerra, ma nessuno si sarebbe curato poi di recuperare l’armamento ed il carico. Nel mare dello Stretto, nei pressi di Cannitello, sono stati recuperati altri cannoni appartenenti a navi da guerra o commerciali del XVII e XVIII secolo.
  • Case Alte: è un abitato esistente sin dall’epoca delle invasioni turche, situato su una collina ricca di vegetazione e di vigneti.
  • Commenda è la località dove sorge l’attuale cimitero, prossima a Case Alte. Si ritiene che le massicce muraglie su cui era edificata l’antica Chiesa della Commenda fossero state prese dai resti dell’antico Tempio di Nettuno chiamato Poseidonio. Qui ebbe sede fra il XVI ed il XVII secolo l’Ordine dei Gerosolimitani, da cui la Chiesa della Commenda e il nome della contrada
  • Divale: è una località a ridosso della fortezza di Altafiumara, nella zona dominata dalla Torre Cavallo, ricca di vegetazione e di viti che producono ottima uva corniola e zibibbo. Vicino sorge la contrada Petrello, che fa parte del terreno su cui è stata edificata Torre Cavallo.
  • Ferrito: è un piccolo centro adiacente a Cannitello, sede di una parrocchia dedicata alla Madonna del Rosario. Il luogo è stato chiamato così perché, ai tempi della regina Giovanna vi si estraeva ferro per fabbricare armi.
  • Latticogna si trova nella zona collinosa a nord di Cannitello. Da questa contrada prende il nome il primo ponte dell’Autostrada.
  • Il nome di contrada Pirgo deriva probabilmente dal greco πύργος (pyrgos), che significa torre: infatti, in virtù della sua posizione privilegiata, posta sulle colline sopra Cannitello e Altafiumara, fu ripetutamente utilizzata nei secoli come luogo di avvistamento nello Stretto. Qui sorgeva una torre di vedetta simile a quella di Torre Cavallo, alta circa 10 m, larga 6 m, che durante una forte tempesta alla fine del XIX secolo cadde a valle e fu quasi interamente distrutta. Oggi nell’area sono visibili numerose piccole vecchie torrette in ferro, risalenti agli ultimi decenni del secolo scorso, ora abbandonate.
  • Porticello: è un borgo di mare attiguo all’abitato di Cannitello, luogo di villeggiatura estiva di molti reggini e villesi. Qui fu trovato il famoso relitto greco con la Testa del Filosofo. Inoltre nelle vicinanze di Porticello dovrebbe essersi trovato il Poseidonio.
  • San Gregorio: segna il confine con il comune di Scilla.
  • Santa Trada è una località collinare posta sopra il centro abitato di Cannitello. Sul colle di Santa Trada si erge uno dei due Piloni dello Stretto, costruiti nel dicembre 1955 per il trasporto di elettricità in Sicilia tramite grossi cavi, poi rimossi nel settembre 1994. Il pilone rimane tutt’oggi come testimonianza tecno-archeologica.
  • Valle di Canne: è una località posta nella parte alta e collinosa di Cannitello, che si sviluppa principalmente lungo una strada chiamata appunto via Valle di Canne, che dalla chiesa di Ferrito arriva al cimitero. È prevalentemente composta da terreni agricoli e terrazzamenti, con poche abitazioni. La denominazione del luogo ricorda la i canneti presenti.
  • La vallata Zagarella è posta fra Ferrito e Santa Trada. In essa scorre e si getta a mare il torrente omonimo.

Luoghi ed elementi d’interesse di Cannitello sono:

  • Torre Cavallo: sulle scogliere a strapiombo sul mare dopo Porticello, sotto il Forte di Altafiumara, si erge una torre costiera e antica torre d’avvistamento cinquecentesca. Costruita a spese dell’Università di Scilla intorno al 1559, che pagò un dazio sulla seta alla città di Reggio per poterla edificare.
  • Chiesa di Maria Santissima di Porto Salvo: già dalla fine del XVI secolo esisteva a Cannitello una chiesa detta di Santa Maria di Rocca Verdara, con un adiacente ospizio, appartenente all’Ordine Gerosolimitano di Malta.
    Nel 1690 i padri Gesuiti fondarono a Cannitello una villeggiatura per i convittori del proprio Collegio di Reggio ed edificarono una chiesetta dedicata a San Francesco Saverio, rimanendo a Cannitello sino al 1767, anno dello scioglimento dell’ordine.
    I cannitellesi, incoraggiati ed aiutati dai Cavalieri di Malta e dai Gesuiti, nel 1751 chiesero all’Arcivescovo la costituzione in parrocchia della chiesa di Cannitello. Il 30 ottobre 1761 fu consacrata la nuova Chie­sa dedicata a Maria Santissima di Porto Salvo. Il terremoto del 1783 distrusse la Chiesa che fu ricostruita nel 1853. Grazie alla sua ricchezza architettonica e decorativa, la chiesa richiamava molti fedeli e visitatori dai centri vicini. Il terremoto del 16 novembre 1894 causò lesioni ad una delle torri campanarie e in quello successivo dell’8 settembre 1905 la chiesa di Cannitello fu danneggiata seriamente. Col forte terremoto del 1908, che distrusse interamente l’abitato, rimasero demoliti parte del campanile e l’intero colonnato lato mare. La chiesa dovette essere abbattuta. Dal 2008 al 2010 l’edificio sacro è stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, a causa della fragilità della moderna struttura portante, che hanno comportato notevoli mutamenti negli interni del tempio.
  • Le filande di Cannitello: dagli inizi dell’Ottocento sino agli anni cinquanta del secolo scorso a Villa ed a Cannitello vi fu una notevole attività filandiera. Prima del terremoto del 1908 erano attive tredici filande a Villa e quattro a Cannitello: la Filanda “Cogliandro”, la Filanda “Fratelli Messina fu Silvestro”, la Filanda “Lamonica” e la Filanda “Rocco Messina & figli”. Oggi molti degli edifici (di proprietà privata) versano in stato di abbandono, mentre altri sono stati radicalmente trasformati, per quanto la struttura sia ancora ben riconoscibile e sottolineata dalla presenza della ciminiera in mattoni.

Nel 1763 si verificò una grave carestia, dovuta alla siccità che rese aride gran parte delle campagne in tutta l’Italia meridionale. A causa di questa, sorsero molte leggende e racconti di miracoli. Si dice che la popolazione di Fiumara di Muro (allora sede della Signoria) scese sino a Cannitello e che si impossessò di alcune barche, avventurandosi in mare con la speranza di trovare qualche nave di passaggio con carichi di grano destinati ad altre località. Si volsero verso un veliero si dirigeva verso Napoli e il capitano ordinò di sparare a salve per impaurire gli improvvisati marinai, ma i fiumaresi non si scoraggiarono, entrarono nella chiesa, presero la statua della Madonna di Porto Salvo e la portarono in processione in mare, issata su di un’imbarcazione, accompagnandola con litanie. Il capitano decise quindi di scendere a riva e di lasciare parte del carico alla popolazione.
Il fatto fu tramandato di generazione in generazione e da allora, ogni estate, il terzo sabato di agosto, la sera prima della festa della Madonna, la statua viene issata su di una grossa barca adibita alla pesca del pesce Spada, festosamente adornata ed illuminata per l’occasione, e portata in processione lungo la costa, dove al passaggio della Madonna vengono accesi i tradizionali falò.

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Annona di Reggio Calabria

Annona di Reggio Calabria

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Chi ha assaggiato l’Annona sostiene che dopo non se ne può più fare a meno, tanto è accattivante il suo gusto.
Parliamo dell’Annona Cherimola, un frutto molto pregiato detto anche “Cirimoia” nella traslitterazione italiana del termine con cui è nota nei paesi d’origine: “Chirimuya”.
L’Annona è una semisconosciuta pianta da frutto originaria degli altipiani andini di Perù, Ecuador, Colombia e Bolivia, già coltivata dagli Incas.
Il legame intenso di questa pianta con la nostra terra, riguarda le poche zone in cui può essere coltivata, che sono quelle di Reggio Calabria e di tutta l’area costiera da Bagnara Calabra a Gioiosa Ionica. Si tratta per lo più di versanti collinari esposti a Sud e prossimi al mare.
La prima piantagione della pianta dell’Annona in Calabria risale al 1797.
Per quanto concerne gli esemplari prodotti nella città di Reggio Calabria, questo frutto vanta una De.c.o. (Denominazione Comunale di Origine): “Annona di Reggio”.
Nella città calabrese troviamo la pianta fra le specie esotiche che impreziosiscono il Lungomare Falcomatà, quello che Gabriele d’Annunzio definiva “il più bel chilometro d’Italia”.
L’Annona si trova anche nell’entroterra e nei comuni vicini a far bella mostra di sé nei giardini di antiche ville o negli “horti conclusi” di vecchi palazzi, eredità del gusto per le piante esotiche diffuso soprattutto presso le classi colte e benestanti fra XVIII e XIX secolo.
Gli anziani del posto da sempre degustano “u nonu”, declinando al maschile il nome di questo frutto coltivato spesso in associazione con gli agrumi.

La pianta dell’Annona fiorisce in estate, con fiori bianchi o delicatamente verdi. Dopo 5 – 8 mesi dalla fioritura, i frutti vengono raccolti prima che raggiungano lo sviluppo, e una volta colti portano a termine la maturazione nell’arco di qualche giorno.
I frutti dell’Anona di Reggio Calabria hanno un gusto aromatico, un profumo delicato, ricco di polpa e di succo: il loro sapore è intensamente dolce, comunica un senso di freschezza. La polpa è di colore bianco-crema con semi scuri. Quando la maturazione è completa, i frutti hanno generalmente un peso di circa 300 grammi, ma possono anche raggiungere un peso maggiore.
Il consumo ottimale è quello al giusto grado di maturazione, tendente al sovramaturo, possibilmente freddo e tagliato a metà da consumarsi al cucchiaio, anche perché è difficile da sbucciare senza rovinarlo.
Diversi sono i prodotti dolciari tradizionalmente realizzati con l’Annona: il gelato, il sorbetto, il babà, la marmellata e dessert vari.
L’Annona è un frutto molto nutriente per via dell’altro contenuto di zuccheri e proteine, oltre alle buone dosi di vitamina C, calcio e potassio.

Rosarno – Reggio Calabria

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Rosarno è un comune di quasi 15mila abitanti della provincia di Reggio Calabria, che si trova in un’area densamente popolata, la Piana di Rosarno, al confine con la provincia di Vibo Valentia.

Rosarno è situata su una collina a 67 m di altezza e si affaccia sul porto di Gioia Tauro dominando la pianura circostante, ricca di aranceti e uliveti, come se fosse una terrazza naturale.

Il suo nome, di origine bizantina, significa: “il paese dei membri della famiglia Rùsari”.
Le sue origini sono da ricercare nell’antica colonia greca di Medma, fondata dai locresi alla fine del VI secolo a.C. e che scomparve poi nel II secolo d.C.

Le prime notizie di Rosarno si riscontrano in un codice napoletano risalente al 1037.
Il Paese ebbe una certa rilevanza come “castrum” a protezione della Piana e come stazione obbligata verso la Sicilia quando Ruggero il Normanno pose Mileto a capitale del Regno.
Posta a presidio della Valle del Mesima e della Piana, preda degli eserciti diretti alla conquista della Sicilia, Rosarno fu al centro degli avvenimenti che caratterizzarono la storia della Calabria durante l’Ottocento.
Nel corso della rivolta sanfedista del 1799, occupata dalle truppe francesi, fu liberata dal Cardinale Ruffo, che vi pose il quartier generale per alcuni giorni, in attesa di proseguire la marcia verso nord alla conquista di Napoli.
Durante la spedizione per la conquista del Regno di Napoli, nella città sostarono Giuseppe Garibaldi e il suo esercito.

Nel 1745, a Rosarno nacque il Cardinale Francesco Maria Pignatelli.

Il 5 febbraio 1783 la città fu rasa al suolo da un devastante terremoto che colpì l’intera Calabria. Rosarno registrò la scomparsa di 203 abitanti, ma la conseguenza più grave fu di ordine geologico, con l’abbassamento della vallata del fiume Mesima.
Lo sconvolgimento idrico che ne seguì, comportò l’insorgere della malaria e lo spopolamento urbano, condizione attenuata dagli interventi del Marchese Vito Nunziante, generale del re Ferdinando di Borbone, che iniziò un’azione di bonifica per trasformare la zona paludosa in territorio fertile.

Anche grazie a queste opere di bonifica del territorio, che si protrassero per decenni, Rosarno divenne un polo di attrazione economica e commerciale attirando migliaia di lavoratori dalla zona jonica e dal napoletano, favoriti dalla nuova linea ferroviaria che univa Eboli a Reggio Calabria e che, agli inizi del XX secolo, si segnalava per un traffico merci intenso.
Inoltre, una spinta verso l’evoluzione del settore agrario, fu data dall’occupazione delle terre del Bosco nel 1945: centinaia di famiglie di contadini si insediarono nelle terre incolte dando luogo allo sviluppo di agrumeti e di oliveti.

Rosarno è stato il primo Comune d’Italia a costituirsi parte civile in un processo antimafia.

Nel 2004 il Presidente della Repubblica ha conferito a Rosarno il titolo di città.

Tra i beni artistici della città, di notevole rilevanza sono:

  • La Chiesa di San Domenico, oggi conosciuta come Chiesa del Rosario. La chiesa è stata annessa al Convento dei Padri Domenicani Predicatori, fondato nel 1526 e distrutto dal terremoto del 1783. Unica testimonianza ad oggi del Convento, la Chiesa del Rosario, antica cappella dei frati, ad un’unica navata.
  • La Chiesa Matrice, o di San Giovanni Battista, protettore della città, oggi conosciuta come Santuario di Maria Santissima di Patmos. Di questa chiesa non si conosce l’anno di costruzione, ma risulta iscritta nel Registro Vaticano del 1540. Fu distrutta dal terremoto del 1783 e in seguito ricostruita. In seguito, nel 1929, la chiesa fu abbattuta e riedificata nello stesso sito, ma con una migliore posizione.
  • La Chiesa del Purgatorio, che appariva nel registro parrocchiale del 1698 anche con i nomi di “Chiesa dei morti” o “della Santissima Trinità”. La Chiesa fu distrutta dai terremoti del 1783 e del 1894, e ricostruita successivamente. Al suo interno di trovano la Varetta con Cristo deposto dalla Corce e la Statua del Cristo Redentore, impiegate entrambe durante le processioni della Settimana Santa.
  • La Chiesa dell’Immacolata costruita verso la fine del XVII secolo nella zona dell’attuale Piazza Duomo, abbattuta nel 1942 e ricostruita negli anni ’50 in contrada Gallo da parte della Famiglia dei Varoni Paparatti.
  • La Chiesa dell’Addolorata, fondata come chiesa filiale della Parrocchia di San Giovanni Battista e ingrandita nel 1930.
  • La Torre dell’Orologio, situata nella Piazzetta San Giovanni Bosco ed edificata nel 1812. La sua posizione consente di fare da sfondo alla via principale del paese e di essere il simbolo della città.
  • Inoltre, giusto in questi giorni (il 6 aprile 2014), la città di Rosarno ha inaugurato il Museo Archeologico dell’antica Medma.
    I primi scavi risalgono a circa cento anni fa e diversi oggetti rinvenuti all’epoca, e oggi esposti in diversi musei tra cui il Museo Archeologico di Reggio Calabria o il British Museum di Londra, potranno adesso tornare ad essere ammirati nel loro luogo d’origine.

 

Per info:
Comune di Rosarno
Tel. 0966 7101
Mail: info@comune.rosarno.rc.it
Sito web: www.comune.rosarno.rc.it

 

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Vino Bivongi DOC

Vino Bivongi

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Tra i prodotti tipici offerti dalla Calabria, vi sono ben 12 vini che si forgiano della Denominazione d’Origine Controllata (DOC).
Tra questi troviamo anche il vino Bivongi, un vino “dall’anima schietta, forte e gentile, come lo spicchio di Calabria in cui è prodotto, che digrada dalle Serre fino allo Jonio”.

Il segreto della produzione del vino Bivongi sta nella tradizione, nel clima e nella qualità delle uve scelte.
Questo vino prodotto in provincia di Reggio Calabria, nel territorio dell’antica Enotria, è considerato un elisir di lunga vita.

La sua storia e le sue terre hanno radici nella Magna Grecia.
Inoltre, antichi documenti ritrovati nel Regio Archivio di Napoli attestano che il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Therestis nel 1450 produceva ed esportava oltre centomila litri di vino.
Molto apprezzate sono risultate, soprattutto nel XX secolo, le produzioni di vini robusti con gradazione alcolica sostenuta. Accanto a questi, vi era una produzione di passiti che rendeva i prodotti vinosi di Bivongi unici ed apprezzati nel comprensorio e nella provincia di Reggio Calabria. Accanto al vino, uguale fama avevano le persone specializzate nell’arte della coltivazione della vite: potatori, innestatori nonché i “maestri” della preparazione del vino.

Il vino Bivongi ha ottenuto il riconoscimento DOC da parte dell’Unione Europea soltanto nel 1996. Si produce sul versante orientale della Catena delle Serre, nella bassa valle del torrente Stilaro a ridosso dei comuni di Bivongi, Caulonia, Monasterace, Riace e Stilo nella provincia di Reggio Calabria, e nel comune di Guardavalle in provincia di Catanzaro.

Il vino Bivongi è prodotto nelle versioni Bianco, Rosso (anche Riserva e Novello) e Rosato ed è un vino che si abbina perfettamente con i sapori forti e decisi dei prodotti e dei piatti tipici calabresi. Si può gustare il vino bianco in abbinamento con antipasti, piatti a base di pesce, verdure, formaggi giovani e uova, mentre il Rosso e il Rosato si accompagnano bene con primi, secondi di carne, formaggi maturi e salumi tipici.

Nella produzione del vino Bivongi qualità rosso, vengono utilizzati tra il 30 ed il 50% uve di vitigni del tipo Gaglioppo e Greco nero. Nero d’Avola e Castiglione per il restante 30-50% e altri vitigni a bacca nera per un massimo del 10% della massa totale. Così composto il vino acquisisce una gradazione minima totale del 12°.
Si presenta di colore rosso intenso tendente al granato nella qualità Riserva, che viene invecchiata per almeno 2 anni.
Il rosato invece viene sostanzialmente prodotto con l’utilizzo degli stessi vitigni utilizzati nella produzione del rosso, ma con l’aggiunta di vitigni a bacca bianca per un massimo del 15% della massa totale. Ne risulta dunque una gradazione minima totale intorno al 11,5° ed un colore rosato più o meno intenso dal gradevole sapore vinoso e fruttato.
Il Bivongi qualità bianco si ottiene mescolando il 30-50% di vitigni del tipo Greco bianco e/o Guardavalle, con Malvasia Bianca e/o Ansonica, anch’essi tra il 30-50% e altri vitigni della zona a bacca bianca in quantità non superiore al 30% della massa totale. Il vino così ottenuto avrà una gradazione alcolica minima del 10,5° che gli conferisce un colore paglierino ed un sapore secco.