Prodotti tipici calabresi: le Prugne di Terranova

Prugne di Terranova

Tra i prodotti tipici della Calabria, a marchio De.C.O., oggi vi presentiamo le Prugne di Terranova.

Le tradizionali Prugne di Terranova sono coltivate nel comune di Terranova Sappo Minulio (RC) e nel comprensorio limitrofo fin da quando l’attuale piccolo borgo rurale era un grande ducato. Vengono anche chiamate “prugne dei frati” (“prùna dì fràti” in dialetto) perché furono probabilmente introdotte nella zona nel ‘500 dai frati benedettini celestini.
Già nel 1691 Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua “Della Calabria illustrata” elencava tra le prugne presenti in Calabria anche “quelle dette di frati, quali sono molto nobili, e delicate”.

Le Prugne di Terranova si presentano con forma ellissoidale, ricoperte di pruina bianca e sono di colore verde fino al momento della maturazione, che avviene tra luglio e agosto, con riflessi dorati e viola intensi. Al sapore le “prugne dei frati ” sono molto dolci ed aromatiche con un retrogusto persistente vegetale e fresco, e lasciano in bocca una gradevole sensazione di acidulo sul finale. La polpa è consistente e densa, poco succosa ed il seme si stacca senza difficoltà.

Un progetto di sviluppo integrato territoriale, avviato nel 2007 con l’ausilio di esperti e tecnici del settore dall’amministrazione Comunale di Terranova, ha consentito la valorizzazione delle tradizionali prugne concedendo il marchio di Denominazione Comunale di Origine (De.C.O.) alle Prugne di Terranova e stimolando la costituzione della Coop. agricola “Terranova”. Quest’ultima ha permesso di razionalizzare la coltivazione, la raccolta e la commercializzazione di questo frutto raro e prezioso e di produrre anche la Confettura extra di Prugne di Terranova De.C.O. e le Prugne secche di Terranova De.C.O.

Un ulteriore progetto di ricerca, sperimentazione e valorizzazione avviato recentemente dal Comune di Terranova S.M., in collaborazione con l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, col Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, con l’associazione Città dei Sapori, con la Provincia di Reggio Calabria, con la Coop. agricola “Terranova” ed altri partner, ha consentito e permetterà la caratterizzazione, il miglioramento qualitativo e la ulteriore diffusione della Prugna di Terranova e dei suoi derivati.

Il marchio DE.C.O. ha consentito di far uscire dall’anonimato un prodotto di eccellenza dalle nobili origini e di diffondere il nome della Città di Terranova in Italia e nel mondo.

La Cooperativa agricola “Terranova” nasce nel 2008 su stimolo dell’amministrazione comunale di Terranova, in seguito alla valorizzazione delle tradizionali Prugne di Terranova tramite il marchio De.c.o (Denominazione Comunale di Origine). La cooperativa è formata da circa 50 soci ed ha come scopo quello di razionalizzare la coltivazione delle caratteristiche prugne e concentrare l’offerta del prodotto anche tramite azioni di promozione e valorizzazione integrata nonché tramite l’ausilio ed il supporto ad enti di ricerca ed enti pubblici per progetti di ricerca e sperimentazione. La cooperativa “Terranova” produce anche la confettura extra e le prugne secche per ampliare il calendario commerciale del tipico prodotto terranovese e generare così maggiore economia per il piccolo borgo rurale dalle nobili origini.

Coop. Agricola Terranova
Piazza XXIV maggio, 1 – Terranova Sappo Minulio (RC)
E-mail:  coopterranova@libero.it; info@calabriadeco.it
Sito web: http://www.prugnediterranova.it

 

 

Parco Naturale Regionale delle Serre

Il Parco Naturale Regionale delle Serre è un’area naturale protetta della regione Calabria, istituita nel 2004.

Il Parco è situato tra l’Aspromonte e la Sila, percorso da due lunghe catene montuose, da grandi boschi e da diversi corsi d’acqua, estendendosi per oltre 17.700 ettari ed interessando il territorio di ben 26 comuni.

La provincia di Vibo Valentia è la più rappresentata all’interno del Parco, con 17 comuni: Acquaro, Arena, Brognaturo, Fabrizia, Francavilla Angitola, Gerocarne, Maierato, Mongiana, Monterosso Calabro, Nardodipace, Pizzo Calabro, Pizzoni, Polia, Serra San Bruno, Simbario, Sorianello e Spadola.

La provincia di Catanzaro è rappresentata con 7 comuni: Badolato, Cardinale, Davoli, Guardavalle, San Sostene, Santa Caterina dello Jonio e Satriano.

Infine, la terza provincia calabrese interessata è Reggio Calabria, con soltanto due comuni: Bivongi e Stilo.

Dal punto di vista morfologico, il Parco è caratterizzato da terrazzi marini che circondano le Serre in diverse zone e a differente altezze, con l’aspetto di altipiani più o meno ampi, orlati da scarpate. Particolarmente evidenti sono quelli dei comuni di Laureana di Borrello, Arena e Dasà.

Tra i monti, si aprono delle depressioni vaste e poco profonde, tra cui la piana della Lacina e le conche di Serra San Bruno, Chiaravalle, Mongiana e Fabrizia. Su tali depressioni si sono insediate le principali comunità umane delle Serre.
Le pendici ioniche delle Serre sono connotate dai “tagli” delle fiumare, ampi alvei ghiaiosi ed asciutti per gran parte dell’anno, che si aprono a ventaglio in corrispondenza dei coni di deiezione sulla costa. Il paesaggio delle Serre è caratterizzato da pendici e rilievi coperti da vaste estensioni di bosco che costituiscono alcuni tra i complessi forestali più importanti della Calabria.

Tra i punti di interesse della zona troviamo:

  • Il Bosco Santa Maria, che prende il nome dalla chiesa di Santa Maria del Bosco, situata al centro di giganteschi abeti bianchi, dove San Bruno, fondatore dell’ordine certosino, faceva penitenza e dove fu poi sepolto. È uno dei boschi meglio conservati delle Serre calabresi.
  • La Pianura della Lacina è una delle poche zone umide montane meridionali ad alta concentrazione di specie rare e ad elevata ricchezza di habitat. La Pianura fa parte del comprensorio montano delle Serre Calabre e si trova ad un’altitudine compresa tra i 970 e i 1.028 m.
  • Il Bosco Stilo-Archiforo rappresenta una delle più significative testimonianze dell’originario paesaggio boscato delle Serre. Si tratta di un raro esempio di formazione praticamente pura (abete bianco, associato al faggio nelle zone più elevate).
  • L’Oasi Lago dell’Angitola, una delle riserve più importanti del mediterraneo, è stato creato artificialmente nel 1966 sul vecchio alveo del fiume Angitola. Attualmente la gestione dell’oasi è affidata al WWF Italia. È circondato da declivi ricoperti da uliveti, da macchia mediterranea ed una fascia di rimboschimento, con predominanza di pino d’Aleppo, mentre pioppi neri, cannucce tife, salice bianco, ontani neri, mazze sorde crescono sulla riva, dove troviamo anche eucalipti e querce da sughero. Per le sue particolari condizioni climatiche e l’abbondanza di cibo, attrae una grande quantità di uccelli di più di 100 specie diverse.

Il fascino della storia di una terra coinvolgente si manifesta anche attraverso una produzione artigianale che si coniuga perfettamente con le richieste dei visitatori, ansiosi di conoscere, oltre che i doni incontaminati della natura, i segreti avvolgenti delle maestranze.
Partendo dai ricami artistici e dalla lavorazione di lana e seta, per arrivare a quella del legno, del marmo e del granito, la produzione di pipe, quella di vasi in terracotta per la conservazione e la cottura dei cibi, impagliatori di sedie ed ombrelli, conciapelle e bottai, questo è ciò che offre la zona del Parco naturale regionale delle Serre.
Conoscere una comunità, comprendendone i valori di riferimento, significa approfondirne le radici partendo dalla scoperta del loro più naturale modo di esplicarsi , ssaporandone le tradizioni nelle loro diverse sfaccettature.

Anche il patrimonio enogastronomico è da considerarsi come parte integrante della cultura del territorio del Parco e presenta, grazie alla sua ricchezza e alla sua particolarità, un ulteriore motivo di attrazione: la purezza della natura, abbinata alla sapiente tradizione culinaria, rafforza l’unicità dei sapori.
Sono 43 i prodotti tipici tradizionali ai quali andrebbe rivolta un’azione di recupero e valorizzazione. Protagonisti di questo settore sono soprattutto i vini DOC di Bivongi, le melanzane di Stilo, la soppressata DOP di Simbario, i funghi ed il peperoncino di Serra San Bruno, le castagne di Fabrizia, Mongiana e Nardodipace, i fichi essiccati di Acquaro.

Per informazioni:
Parco Naturale Regionale delle Serre
Via Santa Rosellina 2, Serra San Bruno (VV)
Tel: 0963 772825
Sito web: www.parcodelleserre.it
Mail: info@parcodelleserre.it
La sede del Parco è aperta al pubblico dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 12:00.

Dove si trova e come arrivare

Indicazioni stradali

La tua posizione:

Mozzarella Silana

Mozzarella Silana

L’Altopiano della Sila conserva ancora oggi antiche tradizioni gastronomiche e prodotti tipici tra i più rinomati ed apprezzati della Calabria.

Oltre al famoso Caciocavallo Silano, un altro prodotto caseario tipico è la Mozzarella Silana.

La Mozzarella Silana è prodotta sul versante orientale dell’altopiano della Sila, tra le aree ricadenti nelle province di Cosenza e Catanzaro, in una zona delimitata tra i monti della Sila Greca e quelli della Sila Piccola.

La Mozzarella Silana è un prodotto che viene fatto in quantità limitata e su richiesta, solo durante il periodo estivo.

Per la sua produzione, rigorosamente ottenuta con metodi artigianali, viene prevalentemente utilizzato latte di vacca intero, di bovini della razza Podolica, che garantisce un elevato standard organolettico in virtù di una più elevata percentuale di grasso.

Durante la transumanza delle mandrie dalle aride praterie della costa ionica verso i rilievi montuosi più freschi e abbondanti, parte la sua produzione.
La Mozzarella Silana ha una forma sferoidale di diametro che varia dai 10 ai 14 cm, con un altezza che non supera mai i 5 cm e un peso che oscilla tra i 400 e 500 grammi per pezzo.
La crosta è inesistente e la pasta è elastica, uniforme, sfogliabile, di colore bianco latteo.

La tecnica di produzione artigianale, prevede la coagulazione del latte ad una temperatura di 35 – 38 gradi ed una sosta di circa 40 minuti in modo tale che il coagulo si rassodi. In seguito la cagliata viene frantumata con il rotulo o misculu in grani delle dimensioni di un chiccho di riso e la massa ottenuta viene trasferita in recipienti di legno, dove viene lasciata maturare per 2 o 3 giorni per poi essere immersa in acqua tiepida per qualche ora. Dopo di che, si effettua la filatura in acqua calda a circa 80 gradi per 15 minuti e la formatura manuale per mezzo della quale la massa viene divisa in pezzi di forma sferoidale posti in salamoia per qualche minuto e poi trasferiti negli steli di giunco.

La Mozzarella Silana viene consumata al naturale come formaggio da tavola.

Per informazioni:
Caseificio Paese
Camigliatello Silano (CS)
Tel. 0984 579930
http://www.caseificiopaese.it
info@caseificiopaese.it

Vino Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto

Vino Sant'Anna di Isola di Capo Rizzuto

Tra i prodotti D.O.C. calabresi, troviamo anche il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto rosso o rosato.

Si tratta di un vino prodotto nel territorio di Isola Capo Rizzuto e in parte dei comuni di Crotone e di Cutro.

Da sempre è celebrato come un vino di altissima qualità e sin dal 1979 ha ottenuto il marchio D.O.C.
Già molti secoli prima della nascita del Sacro Romano Impero, Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto era stato il più importante centro della Magna Grecia per la produzione di frutta e in particolare di uva.
Il vino che si otteneva da tale uva serviva all’approvvigionamento di Crotone, ma soprattutto all’esportazione, che allora si spingeva fino a Creta e all’Egitto.
La produzione di questo vino ebbe un’ulteriore impulso quando, agli albori del Cristianesimo, i Benedettini iniziarono a costruire in quest’area diversi monasteri, attorno ai quali proliferava la coltura della vite.
Quando l’imperatore Federico Barbarossa sbarcò a Sant’Anna con le sue truppe, vi trovò tali possibilità di vettovagliamento, ma soprattutto un vino così buono che decise di fare sosta nella contrada per ben sei mesi.

Il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto è prodotto nelle tipologie Rosso e Rosato.

Il vino “Sant’Anna” rosso.
Per il Rosso la vinificazione avviene mettendo la vinaccia (costituita dalle parti solide dell’uva, bucce e vinaccioli) a contatto con il mosto durante la fermentazione. In sostanza, l’uva viene pigiata e, nella maggioranza dei casi, diraspata, quindi posta in speciali recipienti per la fase di fermentazione e macerazione: due fenomeni essenziali nel processo di vinificazione.
Al termine della macerazione avviene la svinatura, che permette di sgrondare dalla parte liquida le vinacce, ottenendo così il vino fiore. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene indirizzato all’affinamento e all’invecchiamento e infine stabilizzato e imbottigliato.

Il vino “Sant’Anna” rosato.
La metodologia produttiva del Rosato opera una fermentazione in bianco delle uve rosse, cioè senza macerazione delle vinacce. Trattandosi di un tipo di vinificazione adottata per l’ottenimento di vini fini, occorrono pigiatrici diraspatrici che lavorino l’uva con molta delicatezza.
Il pigiato così ottenuto viene inviato nei fermentini, dove subisce una macerazione brevissima. Al termine di queste operazioni il vino fiore viene separato dalle vinacce e sottoposto a travasi, per separare la frazione limpida dalla feccia e per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene stabilizzato. Infine, il vino può essere imbottigliato.

Il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto è particolarmente indicato per accompagnare carni bianche e rosse oppure piatti di formaggi e salumi tipici della regione Calabria, minestre asciutte e in brodo, pasta e fave.

 

Taralli dolci di San Biagio

Taralli dolci di San Biagio

Ingredienti per i Taralli dolci di San Biagio:

  • 500 gr di farina
  • 1 pizzico di sale
  • 1 uovo
  • 130 gr di zucchero
  • 15 gr di lievito di birra
  • 250 gr di latte
  • 1 cucchiaio di semi di anice
  • 60 gr d’olio di semi di girasole
  • latte qb da spennellare sopra

Preparazione della ricetta Taralli dolci di San Biagio:

  1. In una ciotola mescolare la farina, il sale, l’olio, lo zucchero e l’uovo.
  2. Sciogliere il lievito di birra nel latte tiepido e versarlo nel composto precedente.
  3. Mescolare il tutto e lasciare riposare nella ciotola coperta con un canovaccio per 2 ore.
  4. Dopo la lievitazione, formare con l’impasto i taralli, coprirli e farli lievitare per un’altra ora. Passata l’ora, spennellare i taralli con il latte ed infornare in una teglia con carta da forno a 180° per 30 minuti.

 

Amaro Calabrisella

Amaro Calabrisella

Quando si parla di prodotti tipici calabresi, si sa, la lista è davvero lunga.
Ce ne sono moltissimi conosciuti a livello nazionale e addirittura mondiale, ci sono altri prodotti che invece sono meno noti.

Tra i liquori tipici calabresi, vi presentiamo l’Amaro Calabrisella che è stato definito “un sorso di natura con il sapore genuino della Calabria”.

L’Amaro Calabrisella nasce nel 1884 da antiche e consolidate ricerche erboristiche. Nasce dal cuore della natura, dal cuore della Calabria. È una specialità calabrese, rinomata e brevettata.
L’Amaro Calabrisella è prodotto attraverso un’antica ricetta benedettina tramandata da padre in figlio.

Inizialmente era prodotto per uso familiare, poi man mano la sua produzione si è allargata.

Questo liquore è prodotto attraverso l’utilizzo di erbe selezionate, esclusivamente erbe salutari e radici medicinali, senza l’aggiunta di additivi chimici. Per questo motivo l’Amaro Calabrisella racchiude un sapore genuino e naturale.

L’Amaro Calabrisella viene prodotto a Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza, dall’azienda del Dott. Pietro Russo. In quest’azienda, esperienza e tradizione si tramandano di generazione in generazione da oltre un secolo.
Il prodotto di punta è l’Amaro Calabrisella, ma fanno riferimento all’azienda anche altri prodotti, come il Liquore Zagara di Calabria, il Liquore di Liquirizia e il Rio Cafè.

Per maggiori informazioni:
Amaro Calabrisella del Dott. Pietro Russo
Via Campo Sportivo
Cassano Allo Ionio (CS)
Tel. 0981 71317
Mail: info@amarocalabrisella.it
Sito: http://www.amarocalabrisella.it

 

La Soppressata di Calabria

Soppressata di Calabria

La Soppressata di Calabria DOP, è un salume insaccato, riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale della Calabria e diffuso anche in altre regioni del Sud Italia.

Il suo nome deriva dall’azione di pressione compiuta mentre il prodotto è in fase di essiccazione, che gli conferisce una forma appiattita.

Il prodotto è anche molto conosciuto nel resto d’Europa e in America, soprattutto negli Stati Uniti, grazie agli immigrati italiani che fecero conoscere le proprie tradizioni all’estero.

La Soppressata è ottenuta da tagli di suino di qualità (coscia e spalla) arricchiti da una parte di grasso proveniente dalla parte anteriore del lombo. La carne viene macellata fresca, mediante la tecnica definita “a punta di coltello“: un taglio grossolano che consente alla carne di rimanere molto compatta. Alla carne vengono poi uniti gli aromi: pepe nero, finocchio, sale, peperoncino, peperoni.

Il composto viene così insaccato in un budello naturale, ben pulito, forato con uno spillo e legato a mano, ed è pronto per l’essiccatura.

In seguito la soppressata è sottoposta a pressatura mediante pesi e avviata alla stagionatura per un minimo di 45 giorni e un massimo di 5-6 mesi. L’essiccazione ottimale va fatta ad umidità e temperatura controllata e per questo motivo si è soliti prepararla d’inverno.

Nella fase di asciugatura, è possibile accendere un braciere nelle vicinanze, che conferisce al prodotto una leggera affumicatura. Nel braciere sono aggiunte scorze di arance se si vuole garantire un’affumicatura aromatica.

Per produrre la Soppressata di Calabria vi sono delle regole ben precise.
La Soppressata deve essere ottenuta dalla lavorazione di carni di suini nati nel territorio delle regioni Calabria, Basilicata, Sicilia, Puglia e Campania e allevati nel territorio della regione Calabria dall’età massima di quattro mesi. Le fasi di macellazione e lavorazione devono aver luogo nel territorio calabrese.
Inoltre, al momento della macellazione, i suini devono avere un peso non inferiore ai 140 kg e un’età non inferiore agli otto mesi.

La Soppressata di Calabria è un ottimo antipasto da servire con pane casereccio e verdure cotte o crude.

Al taglio, le fette di colore rosso punteggiato di lardo bianco sono morbide, dal profumo speziato e dal sapore aromatico.

La Soppressata si conserva in locali freschi, ma può anche essere messa sottovuoto e si mantiene a lungo.
Una volta affettata, va riposta in frigorifero e consumata in breve tempo.

Molto conosciuta è la Soppressata di Decollatura, paese della provincia di Catanzaro, dove il procedimento di lavorazione rispecchia tradizioni centenarie.
Inoltre a Decollatura è presente l’Accademia della Soppressata, istituzione fondata con lo scopo di divulgare e mantenere viva la tradizione della soppressata di Decollatura.

Olio extravergine Bruzio DOP

Olio Bruzio

Direttamente dagli uliveti calabresi, l’olio extravergine Bruzio D.O.P., è un olio dal gusto pieno e intenso, il colore oro e l’aroma ricco, che lo rendono ineguagliabile ad altri oli.

È stato il primo olio extravergine di oliva calabrese ad ottenere il riconoscimento DOP dall’Unione Europea.
L’olio extravergine Bruzio, che lega il suo nome alla popolazione dei Bruzi, è prodotto in provincia di Cosenza, in quattro diverse zone, che conferiscono all’olio prodotto quattro diverse menzioni geografiche aggiuntive: Bruzio fascia Prepollinica, Bruzio Valle Crati, Bruzio colline Joniche Presilane e Bruzio Sibaritide.

L’olivo-coltura fu introdotta in Calabria dai Greci e nel corso dei secoli, ha consentito di valorizzare tutte quelle zone che erano poche adatte ad ospitare altri tipi di colture. Oggi ha una particolare importanza per l’economia dell’intera zona.
Già nel Medioevo, l’olio prodotto in queste zone era considerato il “miglior olio nel Mediterraneo”.
Il grado di maturazione delle olive è fondamentale per la determinazione delle caratteristiche organolettiche dell’olio.

L’olio extravergine Bruzio è prodotto da olive sane, raccolte al giusto grado di maturazione.
Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari e originarie del frutto.
Ogni fase di lavorazione è molto accurata e sottoposta rigidi controlli: dalla raccolta, all’immediato trasporto, alla lavorazione che deve avvenire immediatamente entro due giorni.
Quando le olive giungono ai frantoi, sono già qualificate per varietà e provenienza: si spremono solo frutti sani, seguendo tempi e temperatura prescritti dal disciplinare di produzione.
I passaggi del processo produttivo sono nello specifico: defoliazione, lavaggio, allontanamento dei corpi estranei, molitura, gramolazione, separazione.
L’olio pronto per essere consumato, viene protetto conservandolo al buio, a temperature ottimali e sotto battitura di azoto viene infine imbottigliato e confezionato per la vendita.

L’abbinamento ideale dell’olio Bruzio è a crudo su pesce e verdure cotte o crude, ma è ottimo anche in cottura per insaporire primi e secondi piatti della tradizione calabrese.

Generalmente tutti i prodotti DOP hanno un consorzio di tutela, con lo scopo di tutela, promozione e valorizzazione del prodotto stesso.
Il Consorzio di Tutela e Valorizzazione dell’Olio extra vergine di oliva D.O.P. Bruzio è stato costituito nel 2004 e riconosciuto con decreto ministeriale nel gennaio 2005. Il suo scopo è quello di tutelare, promuovere e valorizzare l’olio extravergine di oliva D.O.P. Bruzio.
Non si limita a seguire soltanto la filiera produttiva ed a tutelare l’olio DOP Bruzio, ma è anche impegnato in settori strategici per la divulgazione e la conoscenza di questo prodotto di grande qualità. Il Consorzio di tutela con la sua attività promuove lo sviluppo di un settore importantissimo per l’economia agro-alimentare della Regione Calabria, storicamente legata agli uliveti ed all’olio.

Consorzio DOP Bruzio:
Via Magenta 33
Cariati Marina (CS)
Tel. 0983 96314
Sito web: www.consorziodopbruzio.it
Mail: info@consorziodopbruzio.it