Bandiera Blu 2014: 4 spiagge premiate in Calabria

Come ogni anno, in questo periodo, la FEE assegna la Bandiera Blu alle località turistico-balneari di 41 paesi europei ed extra-europei che soddisfano criteri di qualità relativi ai parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione diversi fattori.

L’obiettivo principale di questo programma, è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località delle riviere, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Quest’anno l’Italia vede crescere il numero di Bandiere Blu sulle sue spiagge: sono ben 269 contro le 248 dello scorso anno. Un record di spiagge con mare cristallino per il nostro Paese.

Lo scorso anno, le spiagge calabresi ad aver ottenuto la Bandiera Blu erano 3. Quest’anno si aggiunge una nuova spiaggia.

Vediamo nel dettaglio le quattro località balneari calabresi che hanno ottenuto il riconoscimento per l’anno 2014.

Trebisacce è un comune della provincia di Cosenza, che conta quasi 9 mila abitanti. Per la prima volta la cittadina jonica ha ricevuto questo ambito riconoscimento.
I lidi di Trebisacce sono stati definiti “i più belli di tutto il litorale calabrese”. Si tratta di cinque chilometri di costa, lambiti dai due torrenti: Saraceno e Pagliaro e divisi dallo storico pontil; la spiaggia ghiaiosa, ma allo stesso tempo variegata, che va dai sassi del lungomare Magna Grecia ai ciottoli di località 108; le acque pulite e azzurre del mare, frutto di una attenta campagna di salvaguardia ambientale.

Cirò Marina è un comune della provincia di Crotone. È il secondo comune più densamente popolato. Fino al 1952 ha fatto parte del comune di Cirò.
Grazie alla bellezza e la ricchezza del mare è divenuto negli ultimi anni meta turistica rinomata.
Cirò Marina, un lembo di terra dove mare e cielo si fondono insieme in un solo colore, sfumato di toni azzurri e turchesi. Un’oasi di pace nella quale i silenzi della natura si trasformano a poco a poco in una musica di sottofondo fatta di fruscii di foglie cullate dalla brezza del mare, del cinguettio di un passero, dal garrire delle rondini e dell’instancabile canto delle cicali. Un concerto di suoni amici che riportano indietro nel tempo.
Qui tutto quello che nel contesto viviamo ci sembrava irrinunciabile, perde le sue false priorità, per diventare assolutamente superfluo. Le bellezze straordinarie di questi luoghi lambiti dal limpido Mar Ionio, illuminate da un sole splendente nella volta di un cielo sempre azzurro, incastonate in verdeggianti colline di argentei uliveti, di ricchi vigneti e di profumati aranceti, ci riempiono di percezioni che ci riconducono a riscoprire i veri valori della vita e dell’essere.
Cirò Marina é un paese turistico molto amato, non solo per il favoloso clima, ma anche per i vini “Cirò D.O.C.”, conosciuti in tutto il mondo.
Dal 2001 ad oggi, Cirò marina ha ricevuto per 14 volte consecutive la Bandiera Blu.

Melissa è un comune della provincia di Crotone. Si estende dall’entroterra collinare fino alla costa dove si trova la frazione Torre Melissa, piccola ma significativa località turistica che deve la sua notorietà alla Torre Aragonese, nonchè alle spiagge bianche che caratterizzano la costa.
Torre Melissa dista 25 km da Crotone e 6 km da Cirò Marina.
Il depuratore funzionante 365 giorni l’anno garantisce un mare cristallino con arenile di sabbia bianca la cui manutenzione viene assicurata  dall’Amministrazione Comunale con apposito pulispiaggia.
Moderni e attrezzati supermercati, macellerie, salumerie, farmacia, fruttivendoli, pescherie, edicola, abbigliamento, souvenir, ecc..  fanno di Torre Melissa una località balneare capace di soddisfare le esigenze dei turisti.
Nella Frazione Torre Melissa, molto interesse desta la Torre di avvistamento recentemente restaurata, nella quale è realizzato il “Museo della civiltà contadina” e in via di realizzazione quello dell’Enoteca Regionale dove degustare vini e prodotti tipici calabresi.

Roccella Jonica è un comune della provincia di Reggio Calabria.
Il comune si trova sulla Costa Jonica denominata Riviera o Costa dei Gelsomini e sorge sull’antica città magnogreca di Amfissa.
Il litorale di Roccella Jonica mostra una spiaggia balneabile di finissima sabbia bianca. Il bagnasciuga, caratterizzato dalla presenza di sassolini, si affaccia su un mare cristallino ed incontaminato. Un lungomare che si estende lungo 3.500 m consente ai visitatori di godere di una viale per gradevoli passeggiate. E’ stato ampliato nel 2003 con l’aggiunta di un ampio tratto verso Nord che collega Zirgone al Porto Turistico-Peschereccio. E’ il luogo ideale per chi vuole usufruire di un suggestivo patrimonio naturale marino, senza però rinunciare ai confort e ai divertimenti offerti dalle strutture ricettive e ricreative sparse sul territorio.

Cannitello: uno dei più caratteristici borghi di mare della Calabria.

Cannitello (U Cannateddu in dialetto reggino) è una frazione di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria.

Cannitello si affaccia sullo Stretto di Messina e costituisce uno dei più caratteristici borghi di mare della Calabria.
La località si sviluppa interamente lungo la costa calabra dello Stretto ed è uno dei pochi centri abitati con le abitazioni che si affacciano direttamente sulla spiaggia, dalla quale si gode di una vista unica che spazia, nelle giornate di tempo sereno, da Capo Vaticano alle Isole Eolie.

Il nome Cannitello deriva dal latino “Cannæ tellum“, ossia “terra della canna”. Il territorio, infatti, abbonda di questo tipo di vegetazione che, sino al terremoto del 1908, costituiva il materiale con cui si erigeva la struttura delle case più umili.

Fin dall’antichità era un punto strategico fondamentale per i collegamenti con la Sicilia e l’area fu abitata già in epoca preistorica come dimostrano i numerosi reperti archeologici.

Cannitello era chiamata “Fretum Siculum” dai romani. In questa zona sorgeva con tutta probabilità l’antico sito di Colonna Reggina, luogo del traghettamento per la Sicilia.
Nel 36 a.C., nelle acque dello Stretto fra Cannitello e la Sicilia, ebbe luogo la decisiva battaglia navale fra Ottaviano e Sesto Pompeo, che garantì al futuro imperatore Augusto il dominio sul mare.

Risale a questo periodo l’esistenza nell’area di Porticello di un tempio dedicato al dio Nettuno, detto Poseidonio.

Le alture fra Piale e Cannitello furono il teatro dello scontro tra le truppe di Garibaldi e quelle borboniche dei generali Melendez e Briganti nell’agosto del 1860.

Dopo essere stata danneggiata da diversi terremoti a cavallo fra i due secoli, fu interamente distrutta dal terribile terremoto del 28 dicembre 1908, in cui morì il 45% della popolazione del paese. La definitiva ricostruzione del centro abitato fu ultimata soltanto negli anni cinquanta.

Cannitello fu comune autonomo sino al 1927, anno in cui venne annesso insieme ad altri 14 altri comuni, al capoluogo Reggio Calabria. Nel 1933 venne restituita l’autonomia amministrativa a Villa San Giovanni, di cui Cannitello divenne frazione, non essendo più sede di municipio.

I rioni di Cannitello:

  • Altafiumara: è un’altura degradante verso la vallata. In questo rione ha sede un lussuosissimo complesso alberghiero fra i più panoramici al mondo. Fino al XIX secolo la struttura era una fortezza, costruita nel 1810 da Gioacchino Murat durante i suoi mesi di permanenza sul territorio villese, il quale vi installò una batteria di cannoni, di cui rimane un solo esemplare.
  • Cannone: si trova tra la Chiesa di Maria Santissima di Porto Salvo e il Santuario di Maria Santissima delle Grazie di Pezzo. Nel 1902, nel tratto di mare tra la Chiesa di Cannitello e Pezzo vennero ritrovati un cannone e dei resti di una nave nel mare prospiciente: furono rinvenuti diversi cannoni in bronzo e in ferro ossidati che recavano data del 1632 o 1638, appartenenti a navi francesi, spagnole e olandesi. Si pensò, perciò, che nel corso dei una battaglia navale combattuta tra la flotta francese e quella spagnola nelle acque dello Stretto nel XVII secolo fosse affondata una grossa nave da guerra, ma nessuno si sarebbe curato poi di recuperare l’armamento ed il carico. Nel mare dello Stretto, nei pressi di Cannitello, sono stati recuperati altri cannoni appartenenti a navi da guerra o commerciali del XVII e XVIII secolo.
  • Case Alte: è un abitato esistente sin dall’epoca delle invasioni turche, situato su una collina ricca di vegetazione e di vigneti.
  • Commenda è la località dove sorge l’attuale cimitero, prossima a Case Alte. Si ritiene che le massicce muraglie su cui era edificata l’antica Chiesa della Commenda fossero state prese dai resti dell’antico Tempio di Nettuno chiamato Poseidonio. Qui ebbe sede fra il XVI ed il XVII secolo l’Ordine dei Gerosolimitani, da cui la Chiesa della Commenda e il nome della contrada
  • Divale: è una località a ridosso della fortezza di Altafiumara, nella zona dominata dalla Torre Cavallo, ricca di vegetazione e di viti che producono ottima uva corniola e zibibbo. Vicino sorge la contrada Petrello, che fa parte del terreno su cui è stata edificata Torre Cavallo.
  • Ferrito: è un piccolo centro adiacente a Cannitello, sede di una parrocchia dedicata alla Madonna del Rosario. Il luogo è stato chiamato così perché, ai tempi della regina Giovanna vi si estraeva ferro per fabbricare armi.
  • Latticogna si trova nella zona collinosa a nord di Cannitello. Da questa contrada prende il nome il primo ponte dell’Autostrada.
  • Il nome di contrada Pirgo deriva probabilmente dal greco πύργος (pyrgos), che significa torre: infatti, in virtù della sua posizione privilegiata, posta sulle colline sopra Cannitello e Altafiumara, fu ripetutamente utilizzata nei secoli come luogo di avvistamento nello Stretto. Qui sorgeva una torre di vedetta simile a quella di Torre Cavallo, alta circa 10 m, larga 6 m, che durante una forte tempesta alla fine del XIX secolo cadde a valle e fu quasi interamente distrutta. Oggi nell’area sono visibili numerose piccole vecchie torrette in ferro, risalenti agli ultimi decenni del secolo scorso, ora abbandonate.
  • Porticello: è un borgo di mare attiguo all’abitato di Cannitello, luogo di villeggiatura estiva di molti reggini e villesi. Qui fu trovato il famoso relitto greco con la Testa del Filosofo. Inoltre nelle vicinanze di Porticello dovrebbe essersi trovato il Poseidonio.
  • San Gregorio: segna il confine con il comune di Scilla.
  • Santa Trada è una località collinare posta sopra il centro abitato di Cannitello. Sul colle di Santa Trada si erge uno dei due Piloni dello Stretto, costruiti nel dicembre 1955 per il trasporto di elettricità in Sicilia tramite grossi cavi, poi rimossi nel settembre 1994. Il pilone rimane tutt’oggi come testimonianza tecno-archeologica.
  • Valle di Canne: è una località posta nella parte alta e collinosa di Cannitello, che si sviluppa principalmente lungo una strada chiamata appunto via Valle di Canne, che dalla chiesa di Ferrito arriva al cimitero. È prevalentemente composta da terreni agricoli e terrazzamenti, con poche abitazioni. La denominazione del luogo ricorda la i canneti presenti.
  • La vallata Zagarella è posta fra Ferrito e Santa Trada. In essa scorre e si getta a mare il torrente omonimo.

Luoghi ed elementi d’interesse di Cannitello sono:

  • Torre Cavallo: sulle scogliere a strapiombo sul mare dopo Porticello, sotto il Forte di Altafiumara, si erge una torre costiera e antica torre d’avvistamento cinquecentesca. Costruita a spese dell’Università di Scilla intorno al 1559, che pagò un dazio sulla seta alla città di Reggio per poterla edificare.
  • Chiesa di Maria Santissima di Porto Salvo: già dalla fine del XVI secolo esisteva a Cannitello una chiesa detta di Santa Maria di Rocca Verdara, con un adiacente ospizio, appartenente all’Ordine Gerosolimitano di Malta.
    Nel 1690 i padri Gesuiti fondarono a Cannitello una villeggiatura per i convittori del proprio Collegio di Reggio ed edificarono una chiesetta dedicata a San Francesco Saverio, rimanendo a Cannitello sino al 1767, anno dello scioglimento dell’ordine.
    I cannitellesi, incoraggiati ed aiutati dai Cavalieri di Malta e dai Gesuiti, nel 1751 chiesero all’Arcivescovo la costituzione in parrocchia della chiesa di Cannitello. Il 30 ottobre 1761 fu consacrata la nuova Chie­sa dedicata a Maria Santissima di Porto Salvo. Il terremoto del 1783 distrusse la Chiesa che fu ricostruita nel 1853. Grazie alla sua ricchezza architettonica e decorativa, la chiesa richiamava molti fedeli e visitatori dai centri vicini. Il terremoto del 16 novembre 1894 causò lesioni ad una delle torri campanarie e in quello successivo dell’8 settembre 1905 la chiesa di Cannitello fu danneggiata seriamente. Col forte terremoto del 1908, che distrusse interamente l’abitato, rimasero demoliti parte del campanile e l’intero colonnato lato mare. La chiesa dovette essere abbattuta. Dal 2008 al 2010 l’edificio sacro è stato oggetto di importanti lavori di ristrutturazione, a causa della fragilità della moderna struttura portante, che hanno comportato notevoli mutamenti negli interni del tempio.
  • Le filande di Cannitello: dagli inizi dell’Ottocento sino agli anni cinquanta del secolo scorso a Villa ed a Cannitello vi fu una notevole attività filandiera. Prima del terremoto del 1908 erano attive tredici filande a Villa e quattro a Cannitello: la Filanda “Cogliandro”, la Filanda “Fratelli Messina fu Silvestro”, la Filanda “Lamonica” e la Filanda “Rocco Messina & figli”. Oggi molti degli edifici (di proprietà privata) versano in stato di abbandono, mentre altri sono stati radicalmente trasformati, per quanto la struttura sia ancora ben riconoscibile e sottolineata dalla presenza della ciminiera in mattoni.

Nel 1763 si verificò una grave carestia, dovuta alla siccità che rese aride gran parte delle campagne in tutta l’Italia meridionale. A causa di questa, sorsero molte leggende e racconti di miracoli. Si dice che la popolazione di Fiumara di Muro (allora sede della Signoria) scese sino a Cannitello e che si impossessò di alcune barche, avventurandosi in mare con la speranza di trovare qualche nave di passaggio con carichi di grano destinati ad altre località. Si volsero verso un veliero si dirigeva verso Napoli e il capitano ordinò di sparare a salve per impaurire gli improvvisati marinai, ma i fiumaresi non si scoraggiarono, entrarono nella chiesa, presero la statua della Madonna di Porto Salvo e la portarono in processione in mare, issata su di un’imbarcazione, accompagnandola con litanie. Il capitano decise quindi di scendere a riva e di lasciare parte del carico alla popolazione.
Il fatto fu tramandato di generazione in generazione e da allora, ogni estate, il terzo sabato di agosto, la sera prima della festa della Madonna, la statua viene issata su di una grossa barca adibita alla pesca del pesce Spada, festosamente adornata ed illuminata per l’occasione, e portata in processione lungo la costa, dove al passaggio della Madonna vengono accesi i tradizionali falò.

Dove si trova e come arrivare

Indicazioni stradali

La tua posizione:

 

Riviera dei Gelsomini

In provincia di Reggio Calabria, tra i comuni di Punta Stilo  e Capo Spartivento, l’intero tratto di costa ionica prende il nome di Riviera dei Gelsomini.

La Riviera deve il suo nome dalla tipica coltivazione della pianta di gelsomino, molto diffusa in questa zona.
La coltivazione venne introdotta nel 1928 dalla “Stazione Sperimentale per le Industrie delle Essenze e dei Derivati dagli Agrumi” con sede a Reggio Calabria.
I fiori venivano raccolti dalle donne (chiamate gelsominaie) e venduti a peso, ed esportati in Francia per preparare profumi.

La Riviera dei Gelsomini è formata da parte del territorio di 42 comuni dello Jonio reggino: Africo; Agnana Calabra; Antonimina; Ardore; Bianco; Benestare; Bivongi; Bovalino; Brancaleone; Bruzzano Zeffirio; Camini; Canolo; Caraffa del Bianco; Careri; Casignana; Caulonia; Ciminà; Ferruzzano; Gerace; Gioiosa Jonica; Grotteria; Locri; Mammola; Marina di Gioiosa Jonica; Martone; Monasterace; Pazzano; Palizzi; Placanica; Platì; Portigliola; Riace; Roccella Jonica; Samo; San Giovanni di Gerace; San Luca; Sant’Agata del Bianco; Sant’Ilario dello Ionio; Siderno; Staiti; Stignano; Stilo.

La Riviera dei Gelsomini presenta paesaggi costieri dominati in gran parte da lunghe ed estese spiagge di sabbia bianca mista a ciottoli, intervallati dalle foci delle numerosi fiumi che scendono dai rilievi montuosi. I fondali sono in prevalenza profondi ed il tutto è sovrastato da colline ricoperte da boschi.
Nell’entroterra collinare vi sono molti antichi borghi medievali come Stilo, Caulonia e Gerace, ricchi di monumenti e chiese antiche, che fanno rivivere al turista la storia di antiche invasioni greche e saracene.
Le prime località turistiche organizzate sono Riace Marina, Roccella Ionica e Marina di Gioiosa Ionica. A seguire verso sud si trova la piccola piana di Grotteria che immette nel cuore della Riviera dei Gelsomini con le città di Siderno, Locri, Ardore Marina e Bovalino.
A sud della fiumara Bonamico, la più importante dell’Aspromonte, si trova l’ultimo tratto meridionale della Costa dei Gelsomini, che termina a Capo Spartivento. Questo tratto comprende località balneari come Africo, Bianco, Brancaleone Marina e Capo Ferruzzano con le sue caratteristiche scogliere che rompono la monotonia del paesaggio. Le sue ampie e lunghe spiagge sono state insignite più volte delle prestigiose bandiere blu di Legambiente, a conferma dell’assoluta purezza delle acque, tra le più pulite e limpide della Calabria.

La Riviera dei Gelsomini è stata abitata dall’uomo sin dall’antichità e contiene testimonianze importanti del passato nel Parco Archeologico di Locri Epizefiri o negli scavi dell’antica Kaulonia (Caulonia), così come nei borghi medievali di Gerace dalle cento chiese, e Stilo con la famosissima chiesetta della Cattolica.

Numerosi sono i Santuari che meritano di essere visitati:

  • Il Santuario della Madonna dello Scoglio, che si trova nel territorio di Placanica, in località Santa Domenica ed è abitato tutto l’anno da Fratel Cosimo.
  • A Bivongi si trova la bizantina Basilica del Santuario di San Giovanni Theristès, di rito Ortodosso, abitata da un monaco.
  • A Pazzano è da visitare il Santuario di Santa Maria di Monte Stella.
  • A Caulonia, in località San Nicola, vi è  il Santuario di Sant’Ilarione.
  • A Mammola, in località Limina, c’è il Santuario di San Nicodemo, abitato da un monaco tutto l’anno. Numerosi sono i devoti che raggiungono a piedi, tutti i venerdì di luglio ed agosto percorrendo un tratto dell’antico sentiero dei Greci, che da Mammola porta al Santuario.
  • Ad Ardore, in località Bombile, il Santuario della Madonna della Grotta.
  • A San Luca, in Località Polsi, si trova il Santuario della Madonna della Montagna di Polsi. Nel cuore dell’Aspromonte, è aperto dal mese di maggio a fine settembre. Migliaia sono i devoti della provincia di Reggio Calabria che percorrono a piedi i sentieri che conducono al Santuario di Polsi.

Tra le manifestazioni di maggiore richiamo vi sono:

  • Il Palio di Ribusa di Stilo, che si svolge la prima domenica di agosto di ogni anno, attirando numerosi visitatori e rappresenta la rievocazione storica della consegna della bandiera al Mastrogiurato della città da parte del delegato del Regno. Lo svolgimento della manifestazione è stato ricostruito in base a documenti storici.
  • Il Roccella Jazz si svolge ogni anno a Roccella Jonica dopo il 15 agosto, presso il caratteristico Anfiteatro che si trova ai piedi del Castello, ed è considerato uno dei più antichi e rinomati festival internazionali, che attira ogni anno migliaia di spettatori.
  • Il Tarantella Festival si svolge ogni anno, l’ultima settimana di agosto nell’antico borgo di Caulonia, animata da numerosi suonatori calabresi, che ballano e suonano la caratteristica Tarantella Calabrese, coinvolgendo il pubblico presente.
  • La Sagra dello Stocco, si svolge ogni anno il 9 agosto, nelle piazzette del borgo antico di Mammola, con assaggi del rinomato Stocco di Mammola (pescestocco) cucinato in vari modi, la Sagra richiama migliaia di turisti, tanto da essere inserita per la sua tipicità, tra le più importanti manifestazioni di gastronomia della Calabria e d’Italia.

Nel comune di Mammola si trova inoltre il Parco-Museo Santa Barbara, un museo privato dedicato all’arte moderna. Il museo è ospitato nell’antico monastero di Santa Barbara, situato a 2 km dal centro abitato.
Il monastero fu inizialmente basiliano, tra il 1193 e il 1514, prima certosino e poi cistercense: i certosini richiesero poi all’imperatore Carlo V la reintegrazione nel feudo e vi rimasero fino all’abolizione della feudalità nel 1808.
Nei pressi del fiume Torbido, la locale sovraintendenza archeologica condusse scavi archeologici, riportando alla luce una necropoli del IX-VIII secolo a.C., alla quale si era sovrapposto un insediamento greco del V-IV secolo a.C.. In seguito nell’area si era impiantata una “statio” (stazione di posta) romana, sul percorso di collegamento tra lo Jonio e il Tirreno.
A partire dal 1969, l’artista Nik Spatari ha progressivamente realizzato un museo laboratorio di arte contemporanea, con il restauro e recupero funzionale dell’antico complesso monastico, destinato a spazi per attività culturali, laboratorio artistico, spazi museali, con il completamento della foresteria con annesso laboratorio d’arte, il restauro della ex-stazione ferroviaria della Ferrovia calabro-lucana, la realizzazione del parco “Giardini mediterranei d’arte” e il completamento del laboratorio artistico “Rosa dei venti“.

 

La Riviera dei Cedri

La Riviera dei Cedri è quella stretta fascia costiera della Calabria Tirrenica, relativa alla provincia di Cosenza, che va da Tortora a Paola estendendosi per oltre 40 km.
Tradizionalmente è ricompresa nella Riviera dei Cedri anche una parte del territorio montano che si trova immediatamente a ridosso della zona costiera.

Il nome di questa riviera deriva dalla diffusa coltivazione del cedro, nella varietà cedro liscio Diamante, agrume prezioso dalla coltivazione difficile, che ha trovato in questa zona in luogo ideale dove crescere grazie al clima perfetto.
Attualmente la produzione del cedro è stata valorizzata grazie all’azione sinergica del Consorzio del Cedro di Calabria, ente che raccoglie più di 100 cedricoltori, e che si pone come volano dell’economia della Riviera e la cui azione è rivolta alla tutela, conservazione, valorizzazione e commercializzazione del prezioso agrume.

Fanno parte della Riviera dei Cedri una ventina di comuni. Fra questi, per la produzione del cedro, spiccano Scalea, Santa Maria del Cedro e Diamante oltre un certo numero di centri montani che mediamente distano dalla costa non più di qualche chilometro e quindi facilmente raggiungibili. Vi sono poi Tortora, Aieta, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Orsomarso, Verbicaro, Grisolia, Maierà, Cirella, Buonvicino, Belvedere Marittimo, Bonifati, Sangineto, Cittadella del Capo, Cetraro, Acquappesa, Guardia Piemontese, Fuscaldo e Paola.

Molteplici sono gli aspetti che fanno di questo territorio uno degli itinerari più belli da scoprire e “assaporare”, in quanto la continua presenza dell’uomo su questa terra, ne ha determinato non solo l’aspetto morfologico, ma anche e soprattutto quello storico, artistico e culturale.

Un incontro quasi idilliaco tra spiagge sabbiose e ripide scogliere con alture e valli incontaminate e selvagge, che permettono al territorio di vantare non solo un bellissimo paesaggio di mare, apprezzato per le sue acque cristalline, e visitato da numerosi turisti, ma anche uno scorcio montano, ricco di boschi e vegetazione, e una vasta lista di bellezze architettoniche e centri storici antichi e suggestivi.
A nord piombano sul mar Tirreno gli ultimi contrafforti occidentali del Monte Ciagola intorno al quale sorgono Tortora e Papasidero nell’entroterra. L’isola di Dino che fronteggia Praia a Mare si può circumnavigare a bordo di un’imbarcazione per ammirarne le pareti scoscese terminanti con una serie di grotte: “Azzurra”, “Del Leone”, “Frontone”, “Delle Cascate”, “Delle Sardine”.
Da visitare il  Santuario della Madonna della Grotta Praia a Mare, posto sul fianco del monte Vinciolo: questo luogo ameno e spirituale è raggiungibile mediante una scalinata che si sviluppa all’interno di una caverna.
A pochi chilometri di distanza da qui, sorge a strapiombo sul mare, la località di S. Nicola Arcella. Dal punto più alto del paese si può godere di un panorama fatto di piccole baie e spiagge, che si snodano in tutto il loro splendore da Capo Scalea a Maratea. Sempre a S. Nicola, in cima ad uno sperone roccioso, si trova la Torre Saracena, dove abitò lungamente lo scrittore Lord Marion Crawford. Continuando il tour costiero, altro luogo da visitare è sicuramente la grotta detta dell’Arcomagno, che prende il suo nome da un grande arco naturale.

A sud di Scalea, tra le località turistiche più rinomate, si apre un pianoro collinare che termina con la foce del fiume Lao, vera attrazione della Riviera con le sue strette gole dove si pratica il rafting e la canoa. A sud del Lao sulle basse pendici del Massiccio del Pellegrino si trovano le località di Orsomarso e Verbicaro nell’entroterra e di Santa Maria del Cedro e Diamante sul litorale. Da qui il paesaggio della Riviera dei Cedri si fa più omogeneo, per cui i promontori rocciosi a picco sul mare lasciano il posto a lunghe e basse spiagge di sabbia mista a ciottoli, mentre i fondali si fanno un pò più profondi.

In onore al peperoncino, altro tipico prodotto della Riviera dei Cedri, nel comune di Majerà, è sorto un museo unico al mondo, il Museo del peperoncino, situato in uno scenario straordinario, a strapiombo sulla Valle dei mulini. Un’altra cittadina famosa per il peperoncino è Diamante, sede dell’Accademia nazionale del peperoncino d’arte. Diamante attrae turisti da tutto il mondo anche per un’altra ragione. Il suo centro storico, tutto punteggiato di murales, realizzati da artisti italiani e stranieri lo fanno essere l’unico museo d’arte contemporanea all’aperto realizzato nel Mezzogiorno d’Italia.

Con il gruppo montuoso della Montea termina il Massiccio del Pellegrino che vede in Belvedere Marittimo l’ultimo paese sorto alle sue falde. A sud di Capo Bonifati si distende la Catena Costiera che accompagna l’ultimo tratto della Riviera dei Cedri dove Cetraro, Acquappesa, Fuscaldo e Paola sono le maggiori località turistiche.

Ultima escursione della Riviera, ma non ultima per bellezza, è la Grotta del Romito in località Papasidero, famosa per le pregevoli incisioni rupestri risalenti addirittura al periodo Neolitico.

Su queste terre Greci e Romani, Bizantini, Longobardi, Arabi, e poi ancora Normanni, Angioini e Aragonesi hanno portato elementi di diverse civiltà, che si sono poi innestate sulle culture locali con benefici effetti. Visitare la Riviera dei Cedri significa anche farsi prendere dal fascino della sua cultura e della sua lunga storia. Qui si possono passare intere giornate girando per musei, castelli, chiese, e paesini caratteristici. Inoltre il Parco del Pollino offre la possibilità di passeggiare o pedalare lungo uno dei suoi sentieri stando a diretto contatto di caprioli e scoiattoli e sotto lo sguardo vigile dei falchi e poiane.

 

Briatico, Vibo Valentia


Briatico è un comune della provincia di Vibo Valentia, un piccolo borgo di pescatori adagiato sulle scogliere della Costa degli Dei.
Il vecchio sito di Briatico Vecchio fu distrutto da tragici terremoti, di cui l’ultimo nel 1783.
Conosciuto in precedenza con il nome di Euriatikon: il suo nome potrebbe derivare dal greco Euriates con l’aggiunta del suffisso -ikos che ne indica possesso; oppure dal nome latino di persona Ebriaticu, e secondo un’ulteriore ipotesi il nome deriverebbe dal greco briaon (robusto).

La fondazione di Briatico è per tradizione fatta risalire ai Locresi, al tempo del loro passaggio a Hipponion (Vibo Valentia).
Le prime testimonianze certe sull’esistenza di Briatico risalgono al XII secolo quando Ruggero il Normanno, in una bolla riguardante la fondazione della diocesi di Mileto, accennò al piccolo centro di Euriatikon. La stessa denominazione fu poi riportata in dieci pergamene compilate tra il 1130 e il 1271, su cui si legge che il territorio di Euriatikon si estendeva dal fiume Trainiti al fiume Potame, comprendendo ventidue antiche borgate.

Durante il periodo feudale la cittadina passò sotto vari domini.

Diversi i terremoti che scossero il paese nel corso degli anni.
Il 17 marzo del 1638 il sisma provocò ingenti danni alle abitazioni e lo stesso accadde il 5 e il 6 novembre di ventuno anni dopo (1659).
Ma quello del 5 febbraio 1783 non lasciò tregua: la città fu rasa al suolo, le case completamente distrutte e vi furono moltissime vittime. Il 4 aprile dello stesso anno, i 925 sopravvissuti si riunirono sulla spiaggia nei pressi della torretta di avvistamento, oggi conosciuta come “la Rocchetta“. Durante l’assemblea presieduta dal giudice della città, Luigi Lieto, gli abitanti proposero di ricostruire il centro abitato in contrada S. Giovanni (detta anche Cocca), di proprietà del duca Ettore Maria Pignatelli. Quest’ultimo non si oppose e anzi fece abbattere gran parte delle vigne che si estendevano sulla contrada per rendere edificabile la zona. Ordinò anche la costruzione di otto baracconi destinati alle famiglie più povere e fornì il materiale per l’edificazione delle case. I tecnici progettarono una pianta ortogonale orientando gli apici della città verso i quattro punti cardinali, per evitare altri disastri in caso di terremoto. Nonostante le difficoltà, Briatico fu ricostruita più grande e più forte di prima. Un altro violento terremoto nel 1905 mise a dura prova Briatico, causando danni e paura.

Di Briatico Vecchio, che sorgeva su un colle alla destra della fiumara Murria, rimangono oggi i ruderi del Castello medievale fatto edificare da Ferdinando Bisbal e dell’antico centro abitato, che all’epoca contava 12 chiese, 3 conventi e aveva un’enorme importanza storico-culturale.

Sulla spiaggia restano solo due delle 5 Torri del sistema difensivo antiturco:

  • la Rocchetta, alta torre di vedetta costiera a pianta pentagonale, costruita dai greci e ricostruita dai romani, che fu rimaneggiata in epoca medievale;
  • Torre Sant’Irene, eretta dal governo vice Reale Spagnolo a vedetta contro le incursioni barbaresche.

Sono stati trovati resti di epoca preistorica come terracotte, nonché altri utensili in selce ed ossidiana, un vaso con dentro resti umani ed un ricco corredo comprendente un pendente di cristallo in rocca, grani di ambra ed uno di corniola con delle incisioni. Si tratta di un insediamento umano risalente all’età del rame. Sono visibili anche i resti di necropoli romane di età imperiale e avanzi di un complesso edilizio che sarebbero potute essere delle terme, anch’essi di età imperiali. Lungo la valle del Murria vi sono grotte eremitiche medievali, tra cui alcune sono conosciute come “Grotte delle fate“.

Pochi resti rimangono anche del Convento dei Padri Domenicani fondato nel 1498 e della chiesetta di Santa Maria del Franco di età normanna, distrutti dal terremoto del 1783. Dalla chiesa di Santa Maria del Franco proviene la statua della compatrona di Briatico, la Madonna Immacolata (anticamente S. Maria del Ginocchio), statua spagnola del seicento. Anche del duomo di San Nicola rimangono oggi soltanto i ruderi, oltre alla bellissima tela di San Nicola dipinta nel ‘600 da Tommaso di Florio, pittore vibonese, e un crocefisso quattrocentesco. Queste opere sono oggi si trovano presso la Chiesa Matrice, dedicata al patrono San Nicola.

Nel 1992 il comune di Briatico è passato dalla provincia di Catanzaro alla provincia di Vibo Valentia.

Oggi Briatico è una rinomata località turistica, famosa per il mare cristallino e per il lungomare, che si affaccia sul Golfo di Lamezia Terme, offrendo delle suggestive vedute nelle notti di luna piena, e ha di fronte alla Isole Eolie, emozionando con i suoi tramonti. Briatico è caratterizzata dalla costa frastagliata ed è un susseguirsi di spiagge, scogliere e baie, tra cui le spiagge di “Trainiti”, “Baia Safò”,le spiagge di Sant’Irene e di San Giuseppe, la lunga spiaggia che giunge fino alla “marina” con il suo porticciolo per poi diventare scogliera chiamata “Cocca”, e la scogliera “La Brace”.

Le coste sono caratterizzate da uno splendido litorale di sabbia chiara incastonato in un tratto costiero rinomatamente roccioso. Alcune di esse sono raggiungibili solo via mare e molti pescatori sono disposti quotidianamente a trasportarvi i turisti.

La maggior parte delle spiagge non sono attrezzate e spesso si possono osservare i pescatori all’opera, con i loro attrezzi da pesca e le loro barche colorate sul litorale.

La baia di Sant’Irene, dove la costa è a tratti frastagliata e a tratti morbida e sabbiosa, spicca lo scoglio “A Galera”, uno scoglio con numerose cavità a forma di cellette comunicanti tra loro. Si tratta di uno scoglio tufaceo a circa 200 m dalla riva. Secondo una leggenda le celle erano adibite a prigione, secondo un’altra leggenda in una di quelle cellette un re fece rinchiudere la figlia, per avergli disobbedito innamorandosi di un giovane non gradito alla famiglia. In verità il nome deriva da un’imbarcazione, la galera o galea detta così perché remata dai galeotti. Si trattava imbarcazione della flotta cristiana comandata da Colonna che nel nel 1571, si apprestava ad affrontare i Turchi nella Battaglia di Lepanto, spinta da una burrasca, s’incagliò tra la costa di S. Irene e l’isolotto prospiciente.

Lo scoglio di S. Irene era un vivarium romano, un’antica peschiera. In età romana una parte dello scoglio fu scavato e si ottennero vasche e cunicoli per l’allevamento del pesce. I pescatori della zona, dopo aver catturato i tonni, li facevano passare attraverso questi cunicoli che conducevano a grandi vasche dove venivano ammucchiati in attesa di essere mattati poco per volta, a seconda del bisogno. La parte piana emersa dello scoglio veniva usata, invece, per la lavorazione.

A S. Irene vi si trovano ancora degli interessanti residui di vasche per la preparazione del garum, una vera specialità del periodo romano preparata a base di pesce lasciato fermentare al sole.

 

La Costa degli Aranci

Costa degli Aranci - Caminia - Grotte di San Gregorio

In provincia di Catanzaro, tra la foce del fiume Tacina a nord e la foce dello Stilaro a sud, al confine con la provincia di Reggio Calabria, si trova la Costa degli Aranci, un litorale di oltre 50 km che comprende ambienti incontaminati ed un patrimonio storico e culturale degno di nota.

Storia, arte e cultura pervadono le incantevoli cittadine che costituiscono questa costa, dove la ricca vegetazione ed i percorsi ambientali mantengono ben stretto il contatto tra la natura ed il visitatore, e per gli amanti delle tradizioni e del buon cibo non potrà passare inosservato il carattere forte e deciso della locale enogastronomia.

Dal punto di vista geografico l’ampio golfo si presenta come una forte rientranza verso l’istmo di Marcellinara, schiacciato a nord dagli ultimi contrafforti meridionali della Sila Piccola e dalle colline del Marchesato di Crotone, mentre a sud è chiuso dal versante orientale della Catena delle Serre.
Mentre gli estremi di questo vasto tratto costiero sono caratterizzati da basse spiagge miste di sabbia e ciottoli, soprattutto in corrispondenza delle foci dei due fiumi, la parte centrale della Costa degli Aranci è interessata dalla presenza di promontori rocciosi di granito bianco che digradano dolcemente verso il mare.

La bellezza naturale e paesaggistica della Costa degli Aranci, fa da cornice ideale al patrimonio archeologico dell’intero Golfo di Squillace, che offre rinomate località balneari come Soverato, Caminia e Copanello, ma possiede anche testimonianza artistiche e monumentali dell’antico passato, come il borgo medievale della stessa Squillace, arroccato a 344 metri di altitudine a dominio del golfo, oppure il Parco Arceologico di Scolacium, dove si possono ammirare i resti dell’antica colonia romana e della monumentale Basilica di Santa Maria della Roccella, edificata nell’XI° secolo dai normanni e ritenuta una delle maggiori chiese templari in Italia.

Tra le località principali della Costa degli Aranci vi sono: Sellia Marina, Roccelletta, Squillace, Copanello, Pietragrande, Montepaone Lido, Botricello, Stalettì, Soverato, Davoli Marina, Isca sullo Ionio, Badolato, Guardavalle e Monasterace.

Tra esse Soverato è una delle località più conosciute e frequentate dello Jonio per l’eccezionale bellezza della sua spiaggia, per le sue attrezzate strutture ricettive, alberghi e campeggi, per le sue strutture di divertimento e anche per le sue strutture sportive. È nota come “la Perla dello Jonio” per i paesaggi mozzafiato che si godono dalla parte alta della cittadina e per il mare color turchese. La sua spiaggia, che si trova nella parte più meridionale del golfo di Squillace, è lunga qualche centinaio di metri e orlata da un bellissimo lungomare per buona parte pedonale, inoltre è ben attrezzata ed offre molteplici servizi. Nella parte più a sud della spiaggia si trova anche un bellissimo palmeto della Forestale.

Poi vi è Copanello, dove si susseguono una dopo l’altra spiagge lunghe e sabbiose quali Pietragrande, Torazzo e punta Stalettì. Questo posto è rinomato come una delle località più eleganti della costa calabra: un lido ampio e ventilato di sabbia fine, a tratti bianca oppure dorata. In età altomedioevale le numerose grotte che si aprono sui dirupi erano abitate da monaci eremiti, tanto che questo promontorio costituiva una sorta di “monte santo” della Calabria dove sorgeva il Monasterium Vivariense, fondato da Cassiodoro nel VII secolo e divento un importante centro di studi e cultura.

Stalettì, stupenda baia adagiata su un lembo di costa conosciuta ovunque per la sua particolare bellezza naturale incontaminata, meta esclusiva per tantissimi vacanzieri in cerca di paesaggi mozzafiato e di spiagge dall’acqua cristallina. È uno dei luoghi più suggestivi della costa, con una lunga spiaggia color avorio incastonata nella splendida scogliera di granito grigio. Ebbe origine nel medioevo da popolazioni che abbandonarono i centri costieri sottoposti a continue incursioni saracene. L’abitato sorge su un pianoro punteggiato di ulivi e fichidindia, alle spalle dell’omonimo promontorio proteso nel Golfo di Squillace.

Incastonata tra scoscese scogliere che emergono dai brillanti fondali marini di bellezza rara, si trova Caminia. Famosa per il suo mare cristallino, la sua spiaggia sabbiosa e setosa, le scogliere e numerosi antri nella roccia, conserva importanti testimonianze archeologiche come i resti della chiesetta di Panaja e la grotta in cui, secondo la tradizione, sarebbero arrivate le reliquie di San Gregorio Taumaturgo. La spiaggia di Pietragrande, chiamata cosi per il grande scoglio situato di fronte ad essa è composta prevalentemente da grossi ciottoli.

Tra le varie località della Costa degli Aranci, degna di nota è Botricello, località balneare dalla lunga ed accogliente spiaggia, luogo ideale per le vacanze di famiglie con bambini e grazie alla buona ventilazione, luogo ideale per chi ama praticare il windsurf ed il kitesurf, sporta che richiamano tantissimi appassionati anche dal nord Europa. La spiaggia dalle sabbie dorate si estende su di un fronte di quasi 7 chilometri, delimitato dalla foce di due fiumare che la separano dagli arenili di Steccato di Cutro ad est di Cropani Marina ad ovest. La parte più occidentale della spiaggia è bordeggiata da una serie di piccole pinete.

Badolato Marina è una graziosa frazione in fase di rapido sviluppo grazie al turismo balneare e al porticciolo da diporto. La spiaggia è caratterizzata da una baia compresa tra il porto turistico e un piccolo promontorio naturale ricoperto di oleandri. La sabbia è bianca e sottile, sulla battigia si trova della ghiaia sparsa portata dalle mareggiate. Adagiata su una collina, a 240 metri dal livello del mare, sorge il centro di Badolato. Il suggestivo borgo medievale è caratterizzato da un impianto bizantino con numerose chiese disposte a forma di croce latina e da vicoli caratteristici. Situato in una posizione strategica, offre al turista la possibilità di spostarsi in pochi minuti dal mare alla montagna.

Infine si giunge a Catanzaro Marina, il quartiere costiero della città di Catanzaro, situato a sud del centro cittadino che si estende per circa 6 chilometri lungo la costa jonica. Località turistica e balneare è dotata di numerosi negozi, ristoranti, strutture sportive, ottimi alberghi ed enti turistici.

Sicuramente vale la pena visitare queste località e le bellezze di tutta la Cosat degli Aranci.

Per info:
Comune di Soverato, ufficio Turistico:
Tel. 0967 538217,
http://www.soveratoturismo.it/

 

 

Scalea: tra le località più frequentate della Calabria.

Scalea, in provincia di Cosenza, è una delle città più antiche dell’alto tirreno cosentino, erede della città greco-lucana Laos e della romana Lavinium.

Oggi Scalea è una delle località più frequentate della Riviera dei Cedri.

Nata alla fine del IX secolo, intorno ai monasteri dei monaci basiliani arrivati dalla Sicilia, è stata per lungo tempo un borgo di contadini e pescatori.

Nel VIII secolo a.C. i Greci crearono numerose colonie nell’Italia meridionale: sul versante ionico della Regione Calabria, fondarono Sibari. Volendo ampliare i traffici commerciali, i Sibariti, attraverso la valle del fiume Lao, raggiunsero il mar Tirreno e nei pressi della foce del fiume, fondarono la subcolonia Laos, che divenne in breve tempo uno dei maggiori porti commerciali del Mediterraneo: da qui partivano navi cariche di ceramiche, tessuti e prodotti calabresi.

All’inizio del IV secolo a.C. Laos fu conquistata dai Lucani, popolo guerriero proveniente da nord-est, che vi rimasero fino al II secolo a.C. quando ebbe inizio il dominio romano.

I Romani per motivi strategici e commerciali costruirono un porto intorno all’isolotto di Torre Talao, nei cui pressi si trasferirono gli abitanti di Laos, sempre meno vivibile a causa delle continue alluvioni e della diffusione della malaria: nacque così la città di Lavinium. Iniziarono in questo periodo le invasioni barbariche e anche Lavinium non fu risparmiata, così i superstiti si trasferirono sulle alture rocciose di fronte all’isolotto.
Alla caduta dell’Impero Romano nel V secolo, seguì la dominazione bizantina contrastata dai Longobardi, che nel VI secolo occuparono gran parte della penisola. Conquistarono anche Scalea dove edificarono una rocca fortificata intorno alla quale nacquero le prime case, addossate l’una all’altra e protette da alte mura con due sole porte di accesso: una militare in prossimità della rocca ed una cittadina in prossimità di Largo Cimalonga.

Nel IX secolo i Bizantini si riappropriarono dei territori occupati dai Longobardi, iniziò un periodo di profondo rinnovamento culturale ed artistico e si diffuse un forte sentimento religioso grazie all’arrivo dalla Sicilia dei monaci basiliani. A Scalea i monaci siracusani edificarono il monastero di San Nicola, del quale oggi restano i ruderi della “chiesetta dello Spedale”: molto probabilmente fu proprio intorno a questo monastero che si sviluppò il borgo di Scalea.

La dominazione angioina ebbe inizio nel XIII secolo con Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia: a Scalea arrivarono diverse famiglie di mercanti e di nobili e il porto si affermò come uno dei più importanti scali marittimi e commerciali del Tirreno.

Il XVIII secolo vide al governo i Borboni con re Carlo, il quale emanò diversi provvedimenti a favore del commercio e cercò di limitare i privilegi dei feudatari; a Scalea si sviluppò la pesca e l’agricoltura, s’intensificarono i traffici commerciali via mare ed aumentò la popolazione grazie all’arrivo di commercianti campani. Per volontà di un gruppo di marinai di Meta di Sorrento, scampati ad un tempesta lungo il tratto di mare antistante Scalea, fu edificata la Chiesa della Madonna del Lauro, eletta patrona dai marinai di Scalea e festeggiata ogni anno il 7 e l’8 Settembre.

Con l’unità d’Italia, nel 1861, Scalea divenne comune della provincia di Cosenza, manifestando una condizione di arretratezza economica che diede inizio ad un lungo periodo di emigrazione, riducendo la popolazione a meno di duemila abitanti.
Questo periodo fu anche segnato da grandi epidemie: nel 1885 Scalea elesse la Madonna del Carmelo patrona e protettrice della città liberata da una violenta epidemia di colera.

La ripresa economica si ebbe solo intorno al 1920, periodo in cui il paese iniziò ad estendersi a valle con nuove abitazioni costruite grazie agli aiuti economici dei primi emigrati in America. Durante la seconda guerra mondiale Scalea subì i bombardamenti delle truppe anglo-americane, come testimonia il relitto del piroscafo francese Lillois che giace a circa due miglia al largo della costa.
Con il boom turistico negli anni ’80, sono nate strutture ricettive e complessi residenziali. La costruzione della ferrovia e della strada statale SS18 segnò la rinascita economica con lo sviluppo del settore turistico che ha reso Scalea una delle località più frequentate della Calabria.

La cittadina si dispone su un vasto promontorio che delimita a sud il Golfo di Policastro. I rioni più antichi si dispongono arroccati a gradoni, mentre la parte più moderna si sviluppa lungo la costa.

Nel centro storico, testimonianza dell’architettura medievale è il Palazzo dei Principi Spinelli del secolo XIII di proprietà del comune, sede della Biblioteca Comunale e di immensi saloni che custodiscono pregevoli affreschi del Seicento utilizzati per varie manifestazioni culturali.

I monumenti principali di Scalea sono:

  • Il Palazzotto Normanno detto d’ Episcopio (sec. XII) che durante la dominazione angioina divenne una vera e propria fortezza militare.
  • Torre Talao, il simbolo di Scalea. Lo scoglio sul quale si erge era un isolotto le cui grotte furono abitate dall’uomo nella Preistoria, un fenomeno d’insabbiamento l’ha trasformata lentamente in una penisola, oggi è parte integrante del territorio. Fu costruita nel XVI secolo, sotto il regno di Carlo V, e con altre 336 torri costituiva un sistema di avvistamento lungo tutta la costa per difendersi dalle incursioni dei turchi: la Torre Talao era collegata visivamente a nord con la Torre Dino, su Capo Scalea, e a sud con la Torre di Cirella, sull’omonima isola. Nel corso degli anni sono nate credenze e leggende, come l’esistenza di un passaggio segreto sotterraneo che collega la torre al castello, e che davanti a questo scoglio navigarono Enea ed Ulisse. Dalla cima della torre si gode di un panorama mozzafiato, che va dalla scogliera dell’Ajnella alla lunghissima spiaggia che si estende fino all’isola di Cirella.
  • Palazzo Pallamolla, nella quale abitarono i Pallamolla che si trasferirono a Scalea nel XIV secolo per sfruttare l’economia commerciale del tempo attraverso il traffico marino. In tempi più recenti fu sede della caserma dei Carabinieri, poi durante l’ultimo conflitto fu adibito a caserma per i soldati della difesa costiera.
  • La Torre Cimalonga del secolo XV, costruzione cilindrica di stile aragonese, un tempo carcere mandamentale e ora sede dell’Antiquarium che custodisce interessanti reperti archeologici provenienti dagli scavi dell’antica città del Laos.
  • Torre della Scalicella o “di Giuda”, così chiamata perché, secondo la leggenda, il guardiano di turno tradì la fiducia concessagli e favorì l’invasione nemica.

Tra le costruzioni religiose più importanti ricordiamo:

  • La Chiesa di Santa Maria d’Episcopio, che gli scaleoti chiamano la “chiesa di sopra”, al cui interno è venerata la patrona della città, la Madonna del Carmine, e che è di stile Normanno. Vi si trovano un pregevole crocifisso e una scultura di San Domenico, in legno, entrambi del XV secolo, la tela dell’”Annunciazione” attribuita alla scuola di Solimena, e la tela della “Circoncisione” di Paolo de Matteis del XVII secolo.
  • La Chiesa di San Nicola in Plateis è invece definita la  chiesa “di sotto”. Questa chiesa è stata realizzata  sui resti dell’antica cappella bizantina tra l’VIII e il IX secolo e custodisce il sarcofago dell’ammiraglio angioino Ademaro Romano, nativo di Scalea e la tomba del filosofo cartesiano Gregorio Caloprese, anch’egli di Scalea, maestro del Metastasio.
  • I ruderi del Convento Francescano, sempre nel centro storico, della chiesetta dello “Spedale”, costruzione basiliana del IX secolo, all’epoca ostello di pellegrini che andavano alle crociate.

La vita, a Scalea, un tempo si svolgeva in questi luoghi, protetta dalle torri di guardia a difesa delle invasioni nemiche, ma  col passar del tempo, il centro vitale della cittadina si è spostato sulla costa. La nuova Scalea ha tre chiese: il Santuario della Madonna del Lauro, la chiesa di San Giuseppe Lavoratore e la chiesa della SS. Trinità, costruite man mano che il centro urbano si è allargato dando vita a nuovi quartieri.

Chi sceglie Scalea per le vacanze estive è sicuramente amante del mare: la scogliera che va da Capo Scalea all’Ajnella, la Scogliera della Salera, è ricca di grotte e piccole baie tra cui la Grotta d’u Trasi e Jesci, la Grotta d’a Jiditale, la Grotta del Bacio, la Grotta della Pecora, la Grotta dei Briganti, gli otto chilometri di spiaggia che si estendono dall’Ajnella verso Cirella sono interrotti solo da un imponente scoglio su cui sorge la Torre Talao.

Antiquarium Torre Cimalonga
Orario: 9.00 – 20.00, aperto tutti i giorni da Luglio a Settembre
Tel. 0985 920069

Ufficio Turistico del Comune di Scalea
Viale Kennedy
Tel. 0985 90679

 

Scilla

Scilla è uno dei borghi più belli e caratteristici, rilevante località turistica e balneare a nord di Reggio Calabria, meta di artisti in ogni epoca e di ogni nazionalità.

Il Promontorio Scillèo è proteso sullo Stretto di Messina, che anticamente veniva infatti denominato Stretto di Scilla.

Le origini di Scilla sono antichissime, confuse tra mitologia, storia, racconti e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell’ambiente naturale.

Una delle tante leggende arriva da Pausania (scrittore, viaggiatore e geografo greco del II secolo d.C) che racconta che Scilla, figlia di Niso, re di Megara, aiutò il re Minosse contro il proprio padre, permettendogli di conquistare delle terre che erano sotto il suo dominio con l’intento di diventare sua sposa, ma il vincitore poi rifiutò di sposarla e l’abbandonò alle onde del mare, che ne portarono il corpo ai piedi del promontorio a cui fu dato il nome dell’infelice fanciulla : Scilla.

Tra le tante leggende, gli storici hanno individuato il primo nucleo abitato di Scilla, che risalirebbe ai tempi della guerra di Troia: si trattava di qualche villaggio di pescatori, ma la prima fortificazione si fa risalire agli inizi del V secolo a.C.

Nel 493 a.C.  Anassila il giovane, per far terminare i continui assalti da parte dei pirati Tirreni ai commerci della città di Reggio, si mosse contro di loro con un forte esercito, sconfiggendo e scacciando i pirati e costringendoli a rifugiarsi tra gli scogli e l’alta rocca della costa scillese, che costituivano un rifugio naturale ideale per la sua inaccessibilità. Espertissimi nella navigazione, i Tirreni avevano dominato a lungo da incontrastati padroni le rotte del Mediterraneo, esercitando il proprio predominio soprattutto nello Stretto, grazie proprio alla posizione strategica della rupe scillese. Più tardi però, vennero sconfitti dai reggini con una vittoria che segnò un momento significativo nella storia di Scilla: dopo aver liberato lo stretto dalle scorribande dei pirati, i tiranni di Reggio fortificarono la rupe costruendo una rocca che serviva da fortificazione contro ogni attacco dei pirati e di qualsiasi altro invasore. Inoltre Anassila realizzò una “stazione delle navi” a Punta Pacì, facendo costruire un porto dotato di un saldo presidio militare.

Nel 1255, Pietro Ruffo fortificò ulteriormente le rocca assegnandovi un presidio, mentre nel XIII secolo il castello fu ulteriormente fortificato da Carlo d’Angiò e ancora oggi si erge sul promontorio che divide le due spiagge di Marina Grande e di Chianalea.

Alla fine del II secolo a.C., durante le guerre dei Romani contro i Tarantini sostenuti da Pirro, e particolarmente le prime due guerre puniche, i Cartaginesi che avevano stretto alleanza con i Bretti e circolavano liberamente lungo le coste reggine, furono fermati nella loro ascesa grazie alla coraggiosa resistenza opposta loro dalla fortificata città di Scilla, alleata di Roma.

L’importanza della Scilla latina cominciò a decadere subito dopo la conquista romana delle terre siciliane quando, dopo Reggio e Siracusa, Messina assurse al ruolo di nuovo caposaldo per il controllo dello Stretto.

Tuttavia Scilla, posta all’imbocco settentrionale del canale, continuò a costituire un’importante tappa d’approdo lungo la costa tirrenica continentale, e nel 73 a.C., durante la guerra condotta dai romani contro gli schiavi e la cittadina pare sia stata scelta da Spartaco, a capo dei ribelli, per accamparsi in attesa di poter attraversare lo Stretto.

Ai primi monaci basiliani gli storici attribuiscono, in epoca bizantina, la fondazione del Monastero e della chiesa di San Pancrazio, tra l’VIII e il IX secolo d.C., fortificati per volontà della stessa Bisanzio, che aveva affidato ai Padri il compito di difesa delle coste dello Stretto.

Il terremoto del 1783 rappresenta un momento importante nella storia di Scilla per la particolarità con la quale si abbatté sulla cittadina e anche perché rappresentò la fine dello sviluppo economico che Scilla ebbe lungo tutto il ‘700.

Oggi Scilla è formata da 4 quartieri:

  • San Giorgio: il centro vero e proprio, dove hanno sede il palazzo comunale e la chiesa di San Rocco, patrono di Scilla;
  • Jeracari: l’espansione più recente del centro abitato, formata circa trent’anni fa sede deil Campo sportivo comunale. Il quartiere è separato dal centro storico da una piccola zona disabitata e dal cimitero. Zona un tempo ricca di vigneti, in tempi recenti vi sono stati costruiti molti condomini;
  • Marina Grande: la zona della spiaggia, delimitata a sud e a nord da due imponenti costoni di roccia e separata dal centro da una scogliera a strapiombo. Vi ha sede la Chiesa cinquecentesca dello Spirito Santo;
  • Chianalea: zona costiera situata sul versante settentrionale della scogliera che ospita il castello che la divide da Marina Grande. Offre solo pochi metri di spiaggia, essendo quasi tutta la sua costa costituita da scogli e rocce che rendono difficile entrare in acqua. Soprannominata “piccola Venezia del Sud” per via delle numerose case costruite a ridosso del mare.

Sono frazioni del comune di Scilla:

  • Favazzina, situata sulla costa tirrenica, piccola e accogliente stazione balneare;
  • Melia, in cui sono fiorenti l’agricoltura e l’allevamento, è situata a circa 800 m d’altezza;
  • Solano Superiore, situata alle pendici dell’Aspromonte, molto apprezzata per la mitezza del clima durante il periodo estivo.

I periodi migliori per visitare Scilla sono luglio e agosto: a Scilla il visitatore potrà godere di un mare dai riflessi violacei, terso e caldo, di un panorama straordinario con l’imboccatura dello Stretto a Sud e le isole Eolie ad Ovest, e delle bellezze artistiche delle chiese.

A Melia, frazione di Scilla ad un’altezza di circa 600 metri dal mare, si trovano le suggestive Grotte di Tremusa, uno dei pochi siti di interesse speleologico della Calabria.

Tra i boschi di castagno, appare questo residuo del mare Pleistocenico: 2.588 milioni di anni fa queste montagne erano fondo marino. Le conchiglie di Pecten fossilizzate, tipiche dei bassi e caldi fondali marini, ricoprono le pareti delle grotte.  L’azione acidula delle acque sorgive, insieme alla presenza del calcio derivante dalle numerosissime conchiglie presenti nel terreno, ha creato queste  cavità ricche di stallatiti e stalagmiti. Le Grotte attualmente appaiano in un anfiteatro di qualche decina di metri, sprofondato per pochi metri nel terreno circostante, che forse rappresenta quello che resta di antiche grotte una volta crollata la volta.
Alberi e rampicanti avvolgono questo anfratto e nascondono le aperture più piccole.
L’ingresso si presenta a forma semicircolare, con una serie di imbocchi tra loro ravvicinati che permettono di accedere ai settori  più interni.
La presenza di colonnati è una caratteristica che connota l’intera grotta. Questi sono presenti ovunque, anche nei settori più profondi della cavità, rendendo il percorso interno simile ad un labirinto. Nel vano di sinistra l’ambiente iniziale permette di avanzare in un primo momento in posizione eretta. Nel vano di destra invece, l’andamento è da subito condizionato dagli ambienti ristretti.
Nell’area antistante le Grotte vi è un area attrezzata per i picnic.

Per info:
Comune di Scilla
Piazza San Rocco
Tel: 0965 754003