Festa dell’Immacolata Concezione in Calabria

Immacolta a Marina di Nicotera

L’8 dicembre di ogni anno è tradizione festeggiare l’Immacolata Concezione.
In molti paesi della Calabria, l’Immacolata è festeggiata come patrona del Paese e i festeggiamenti sono molto sentiti.

L’Immacolata Concezione è patrona di Catanzaro.
Nel 1641, i catanzaresi invocarono la protezione della Madonna Vergine e Immacolata contro la peste e la città fu risparmiata.
Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione l’8 dicembre 1854, durante una giornata particolarmente buia e piovosa ma, nel momento in cui il pontefice si accingeva a proclamare il dogma, i cieli si aprirono in un’improvvisa luminosità.
Nei giorni della novena giungono alla Basilica – Santuario fedeli da ogni quartiere della città per la prima messa. L’Immacolata è la gloria e l’orgoglio dei catanzaresi e la festa che le viene dedicata è un’esplosione di fede e devozione.  La festa si conclude dopo l’ottavario, il 15 Dicembre quando la Vergine scende dall’altare maggiore per ritornare ad occupare la sua nicchia nell’altare laterale. L’8 dicembre, giorno della festa, ha inizio con la Messa dell’aurora che, per tradizione ormai consolidata, richiama migliaia di fedeli che sostano sul sagrato fin dalle tre del mattino.

La leggenda, più che la storia, vuole che il culto dell’Immacolata si instauri a Diamante dopo che un bastimento che trasportava l’attuale statua della Madonna in Sicilia, si bloccò misteriosamente proprio davanti al paese nel 1928. Il bastimento riuscì a partire solo dopo aver portato la statua nella Chiesa.
Secondo la leggenda, quando la statua entrò nella Chiesa aveva le braccia incrociate sul petto, ma la mattina seguente il parroco la trovò con un braccio sollevato verso il cielo con tre dita aperte, segno evidente di protezione dalle terribili piaghe che già Diamante, come tutta la Calabria, aveva sofferto: fame, guerra e terremoto. Dopo questo miracolo la popolazione in festa impedì che la statua potesse ritornare sul bastimento.
La festa patronale in memoria dell’Incoronazione dell’Immacolata, si tiene il giorno 12 agosto. Ma anche l’8 dicembre, in occasione della Festa dell’Immacolata Concezione Patrona di Diamante, si festeggia.
Dal 29 novembre al 7 dicembre di ogni anno, tutte le sere ha luogo la novena per onorare la Madonna. E ogni anno, in occasione della Festività dell’Immacolata Concezione a Diamante si svolge per le vie del centro la Fiera: le vie e le piazze del paese sono piene di bancarelle che offrono una grande varietà di prodotti.

Molto importanti sono anche i festeggiamenti che si svolgono a Palmi.
La festa dell’Immacolata Concezione è un evento religioso e civile che si svolge ogni anno l’8 dicembre nel centro storico della città e nella chiesa dell’Immacolata e di San Rocco.
Le prime testimonianze storiche del culto di Palmi verso l’Immacolata Concezione risalgono al XVII secolo. A Palmi vi era, nell’attuale contrada Affaccio, una chiesa dedicata a Santa Maria dell’Uccellatore, nella quale venivano venerate e festeggiate alcune sacre figure, tra le quali appunto l’Immacolata Concezione. Questa fu trasferita nel 1740 in una costruzione posta di fianco alla chiesa di San Rocco.
A metà del XIX secolo, fu ufficializzata la festività dell’8 dicembre a Palmi dedicata all’Immacolata Concezione.
Le funzioni religiose iniziano il 29 novembre con la novena dedicata all’Immacolata, celebrata ogni giorno. Nella mattinata dell’8 dicembre vengono svolte ad ogni ora, le celebrazioni, mentre nel primo pomeriggio ha luogo l’evento principale della festa: la processione della statua per le vie cittadine.
La statua viene collocata su di una varetta in legno addobbata di fiori che è trasportata a spalla per le vie cittadine da ventiquattro portatori chiamati in gergo locale «’mbuttaturi».
Il percorso del corteo ha una lunghezza di oltre 6 km e dura circa 3 ore, e attraversa le principali strade del centro storico cittadino, con una deviazione effettuata per raggiungere la zona dell’Ospedale Civile Francesco Pentimalli.
Il momento più suggestivo della processione è l’ingresso della statua all’interno della chiesa del Soccorso, per l'”affruntata” della stessa verso la statua di Maria Santissima del Soccorso.
I festeggiamenti civili dell’Immacolata Concezione prevedono l’addobbo con luminarie della facciata della chiesa e della piazza San Rocco.
Inoltre, durante la mattinata avviene la tradizionale “Sfilata dei Giganti” per le vie cittadine, accompagnati dal palio e dal “complesso dei tamburinari”.
Per l’inizio della novena e nella giornata dell’8 dicembre, in determinate circostanze, vengono fatti esplodere dei colpi di mortaretto dalle pendici del monte sant’Elia, e all’arrivo della processione in Piazza I maggio viene anche effettuato uno spettacolo pirotecnico.

Altra città in cui il culto dell’Immacolata Concezione è molto sentito, è Marina di Nicotera.
Il racconto della fondazione del culto a Marina di Nicotera riporta alla seconda metà del Settecento.
Alla fine del Settecento vi fu una violenta tempesta che costrinse l’equipaggio di una piccola imbarcazione a liberarsi del pesante carico che trasportava. Cessata la tempesta, un pescatore si accorse di qualcosa che galleggiava riflettendo uno strano luccichio.
Arrivò alla marinara insieme ad un parente e tirarono fuori dalla cassa la statua dell’Immacolata che oggi è collocata nell’omonima chiesa.
Si racconta che qualche tempo dopo il ritrovamento della statua, giunsero alla marina due signori che si dichiaravano proprietari della scultura e ne pretendevano la restituzione, ma che non riuscirono a spostare la statua dal piedistallo su cui i pescatori l’avevano riposta.
Nel variegato paesaggio delle processioni a mare, quella che si svolge l’8 dicembre di ogni anno a Marina di Nicotera è una delle più originali, appassionanti e spettacolari.
Nei giorni della novena, la chiesa vede un’insolita e significativa partecipazione di devoti.
La processione dell’8 dicembre parte alle 8:00 dalla chiesa e raggiunge il mare, rinnovando il percorso e i movimenti “fondanti” dei due marinai che recuperarono la statua dell’Immacolata.
Il percorso iniziale si svolge in prossimità del sentiero da cui sono scesi a piedi e di corsa i due giovani. Quando giunge in via Marina, entrano in scena i pescatori che prendono in consegna la statua e la trasportano fino alla spiaggia. Giunti nel punto ricordato come “lo specchio di mare” dove venne avvistata la cassa miracolosa, entrano nell’acqua.
Tutta la giornata è dedicata ai festeggiamenti. Dopo aver ricollocato la statua in chiesa, la gente si riunisce in casa a consumare il pasto della festa: maccheroni fatti in casa e conditi con carne di maiale, zucca rossa fritta e impanata, nacatole e panettone.

 

Diamante, la “perla del Tirreno”


Diamante
, noto paese in provincia di Cosenza, situato alle pendici del Monte La Caccia, è una “penisola” cinta per tre quarti dal mare, sulla costa tirrenica nord occidentale della Calabria, al centro della Riviera dei Cedri.
Diamante possiede una delle due isole della Calabria, l’isola di Cirella, un piccolo isolotto dalla forma suggestiva e dalla flora selvaggia.

Conosciuta anche come “la perla del Tirreno” (nome attribuitogli da Gabriele D’Annunzio), con la sua posizione geografica, i suoi otto km di spiaggia dalle cangianti combinazioni di sabbia e di colore, il mare cristallino ed i fondali sempre diversi, è una delle mete turistiche più visitate della Calabria.

La leggenda narra che in tempi antichi un corvo abbia trovato fra i ciottoli del torrente Corvino, uno scintillante diamante e lo abbia trasportato tenendolo con il suo becco sulla spiaggia: da qui il nome Diamante.
Ma la realtà storica è diversa. Diamante era zona di controllo dagli attacchi saraceni e campo di battaglia di alcuni episodi delle guerre puniche tra Roma e Cartagine, e fu distrutta dal plotone del temibile Annibale.
Intorno al 1500, Don Girolamo Sanseverino fece costruire un palagio di guardia (in località Torrione) per la difesa contro le incursioni saracene e piratesche, che nel 1622 fu fortificato per volere del principe Tiberio Carafa da Belvedere, dando così vita al borgo da cui discende la moderna città.
Il paese si è sviluppato come centro di pescatori, di contadini dediti alla coltivazione del cedro e di commercianti, divenendo nel corso degli anni una rinomata località turistica ed uno dei più importanti centri dell’Alto Tirreno Cosentino.

Diamante è particolarmente devota al culto Mariano. La tradizione popolare vuole che la statua della Vergine, trasportata a bordo di una nave diretta in Sicilia, in tempi antichi di guerre e pestilenze, scampò al mare in tempesta e sia approdata prodigiosamente sulla spiaggia del paese ed abbia indicato, con un miracoloso gesto delle dita, la volontà di rimanere a Diamante e di diventarne la patrona.
Ogni terza domenica di maggio la “Vergine Addolorata” o “Vergine Marinara” viene portata in processione sul mare con una grande imbarcazione seguita da un corteo di barche.

Nella parte antica del paese, è presente la chiesa dell’Immacolata Concezione, costruita nel XVII secolo e restaurata nel 1787 e nel 1880. La decorazione risale al 1954 e all’interno comprende una navata unica con un prezioso fonte battesimale e una cappella del Purgatorio.

Il Lungomare di Via Vittorio Emanuele, costruito sul finire degli anni sessanta, rappresenta una delle più belle passeggiate litoranee d’Italia: alto 13 m, si estende per quasi 1 km ed è abbellito da pini marini e palme.

Diamante è anche conosciuta come la città dei Murales.
I turisti restano incantati passeggiando per le viuzze del centro storico, da questo “museo a cielo aperto”. Sono oltre 160 le opere d’arte dipinte sui muri del centro storico e della frazione Cirella.
Nel 1981, su iniziativa dell’Amministrazione Comunale e del pittore Nanni Razzetti, ottantacinque artisti di tutto il mondo furono chiamati a dipingere i muri dei vicoli di Diamante e di Cirella. Negli anni successivi altri artisti hanno arricchito con le loro opere gli angoli di Diamante, in un’ideale prosecuzione dell’originaria “operazione Murales”.
Poeti, scrittori, giornalisti, storici e rivoluzionari hanno lasciato la loro firma o un loro verso sui muri della città.
L’attuale Amministrazione Comunale ha rilanciato l’operazione murales, con il progetto “Muralesespanso”, che ha visto la realizzazione nel centro storico e nella periferia cittadina di nuovi murales, oltre al  restauro di quelli storici.

Diamante è anche nota come la “città del Peperoncino”. Infatti ha sede a Diamante l’Accademia Italiana del Peperoncino, organizzatrice del “Peperoncino Festival”.

Cirella è la piccola e deliziosa frazione di Diamante, attrezzato centro balneare, ricca di storia e di reperti che testimoniano l’importanza di questa fiorente città magno greca di nome Cerillae.
Insediamenti del Paleolitico superiore sono presenti nel territorio della frazione presso la grotta dello scoglio di San Giovanni.
La città è stata distrutta e ricostruita moltissime volte nel corso dei secoli.Su di una altura verso l’interno del paese, si possono intravedere le rovine di Cirella Vecchia, che fu distrutta dalla flotta francese nel 1806. Interessanti le rovine di un castello ed i resti di una chiesa con campanile romanico e residui di affreschi.
Alle pendici del colle sono state rinvenute varie necropoli oltre al più noto Mausoleo di Cirella, una tomba monumentale di età romana poi adibita a edificio di culto cristiano per divenire successivamente deposito di prodotti agricoli.

L’isola di Cirella si trova di fronte l’abitato di Cirella. Le rocce calcaree dell’isola, erose dall’acqua del mare, hanno generato molte grotte ed insenature. La flora è tipica della macchia mediterranea, con inoltre boschetti di limoni ed euforbio.
Sulla sommità si ergono i ruderi di una fortificazione militare, detta Torre dell’Isola di Cirella, costruita nel 1562 per prevenire l’assalto dei pirati turchi all’abitato di Cirella.

Per informazioni:
Ufficio Turistico Diamante
Parcheggio Corvino sotto – statua San Pio (Diamante)
Telefono (periodo estivo): 331 2531153
E-mail: ufficioturistico@comune-diamante.it

 

Diamante Peperoncino Festival

Diamante Peperoncino Festival

Abbiamo già parlato del Peperoncino, prodotto tipico calabrese, ma soprattutto di Diamante.
A Diamante, il peperoncino viene addirittura considerato un “Sovrano” e chiamato Sua Maestà il Peperoncino.

Ogni anno a Diamante, da mercoledì a domenica nel secondo fine settimana di settembre, si svolge il Peperoncino Festival, un evento gastronomico e culturale di risonanza nazionale ed internazionale.
L’appuntamento annuale, quest’anno giunto alla 21° edizione, richiama migliaia di persone da tutta l’Italia e da tutto il mondo.

Storia:
Nel 1992 si festeggiavano a Genova le “Colombiadi” per i Cinquecento anni della scoperta dell’America. Sulle caravelle di Cristoforo Colombo, tra gli altri prodotti importati in Europa, si trovava anche il Peperoncino.

Enzo Monaco decise di organizzare a Diamante una manifestazione dal titolo “1492 – 1992: Cinquecento anni piccanti” per ricordare questa importazione, con festeggiamenti gratuiti per le strade della città.
Inizialmente doveva trattarsi di una manifestazione una tantum, ma già dall’anno dopo divenne un Festival.

Nel 1994, Enzo Monaco fondò l’Accademia Italiana del Peperoncino Onlus, nata per approfondire e diffondere in Italia la “cultura piccante”, che in poco tempo si è diffusa in tutto il territorio nazionale, finalizzata a “creare, approfondire e diffondere una vera e propria cultura del peperoncino”. Oggi l’Accademia conta oltre 5000 soci e 60 delegazioni accademiche nelle principali città italiane.
All’estero sono presenti sedi di rappresentanza nelle più importanti città, come New York, Tokyo, Parigi e Sydney.
Dal 1994 quindi, la gestione del Festival del Peperoncino è stata affidata all’Accademia, con la volontà di farlo diventare il più importante evento gastronomico della Regione Calabria.
Di anno in anno sono arrivate collaborazioni importanti, consigli, suggerimenti e nuove iniziative; sono stati instaurati contatti con molte Università e con tutte le città che in Europa promuovono iniziative ispirate al peperoncino.

Il successo del Peperoncino Festival si deve alla “filosofia” perseguita fin dall’inizio da Enzo Monaco: non solo il piccante che insaporisce le pietanze, ma anche il piccante dell’arte, della fotografia, del cinema, del teatro e della satira.

Una splendida esperienza che tutti possono vivere in prima persona per farsi coinvolgere dalle mille iniziative, dai sapori infuocati, dalle mostre, dai convegni, dalle bellezze del territorio e dall’entusiasmo della gente di Calabria diretta erede della Magna Grecia, dove l’ospitalità era sacra e inviolabile.

Peperoncino Festival 2013:
L’appuntamento con l’edizione 2013 del Peperoncino Festival avrà luogo dall’11 al 15 settembre.

Nelle cinque giornate dedicate al Peperoncino, il punto di partenza è sempre la gastronomia. Ci saranno anche i convegni, le mostre, il cinema, il cabaret, gli spettacoli di strada, la musica e il folklore.
Tutto per la strada e tutto rigorosamente senza biglietto d’ingresso. Tutto ispirato al concetto di “piccante” che metaforicamente significa anche trasgressivo, erotico, divertente e fuori dall’ordinario.

Queste le novità di quest’anno:

  • Testimonial d’eccezione Rocco Papaleo, che presenterà al Teatro dei Ruderi di Cirella il suo ultimo spettacolo musicale con ingresso libero;
  • Cosplay piccante”: organizzato in collaborazione con Romics;
  • Per la prima volta avrà luogo un concorso di giovani chef, che si cimenteranno preparando piatti piccanti per un “Master peperoncino”;
  • Red hot dress peppers”, in collaborazione con Moda Movie: una sfilata di dieci abiti ispirati al peperoncino, realizzati dagli artisti calabresi dell’Accademia di Brera;
  • Negli stand di “Mondopic”, saranno presenti per la prima volta le delegazioni del Brasile, dell’Austria e dell’Argentina che presenteranno le loro specialità col peperoncino;
  • Al Teatro dei ruderi di Cirella sarà presentato il nuovissimo “Negroni al peperoncino”;
  • Gli stand del Festival saranno impreziositi con le luminarie artistiche della Megalux;
  • In anteprima nazionale sarà presentato “Peperoncino rosso sangue”, un romanzo di Franco Maiolino con una storia ambientata nel Festival di Diamante;
  • La “Piccante card 2013”, la carta dei servizi del Festival con gadget, degustazioni, sconti e servizi gratuiti.

Il programma del Peperoncino Festival 2013 è disponibile a questo link: http://www.peperoncinofestival.org/peperoncino/il-festival.

L’edizione 2013 del Peperoncino Festival, rientra nel progetto “Calabria, terra di Festival” ed è promosso dall’Assessorato alla cultura della Regione Calabria.

 

Per maggiori informazioni:
Sito internet del Peperoncino Festival: http://www.peperoncinofestival.org
Sito internet dell’Accademia del Peperoncino: www.peperoncino.org
Mail: accademia@peperoncino.org

 

La Riviera dei Cedri

La Riviera dei Cedri è quella stretta fascia costiera della Calabria Tirrenica, relativa alla provincia di Cosenza, che va da Tortora a Paola estendendosi per oltre 40 km.
Tradizionalmente è ricompresa nella Riviera dei Cedri anche una parte del territorio montano che si trova immediatamente a ridosso della zona costiera.

Il nome di questa riviera deriva dalla diffusa coltivazione del cedro, nella varietà cedro liscio Diamante, agrume prezioso dalla coltivazione difficile, che ha trovato in questa zona in luogo ideale dove crescere grazie al clima perfetto.
Attualmente la produzione del cedro è stata valorizzata grazie all’azione sinergica del Consorzio del Cedro di Calabria, ente che raccoglie più di 100 cedricoltori, e che si pone come volano dell’economia della Riviera e la cui azione è rivolta alla tutela, conservazione, valorizzazione e commercializzazione del prezioso agrume.

Fanno parte della Riviera dei Cedri una ventina di comuni. Fra questi, per la produzione del cedro, spiccano Scalea, Santa Maria del Cedro e Diamante oltre un certo numero di centri montani che mediamente distano dalla costa non più di qualche chilometro e quindi facilmente raggiungibili. Vi sono poi Tortora, Aieta, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao, Orsomarso, Verbicaro, Grisolia, Maierà, Cirella, Buonvicino, Belvedere Marittimo, Bonifati, Sangineto, Cittadella del Capo, Cetraro, Acquappesa, Guardia Piemontese, Fuscaldo e Paola.

Molteplici sono gli aspetti che fanno di questo territorio uno degli itinerari più belli da scoprire e “assaporare”, in quanto la continua presenza dell’uomo su questa terra, ne ha determinato non solo l’aspetto morfologico, ma anche e soprattutto quello storico, artistico e culturale.

Un incontro quasi idilliaco tra spiagge sabbiose e ripide scogliere con alture e valli incontaminate e selvagge, che permettono al territorio di vantare non solo un bellissimo paesaggio di mare, apprezzato per le sue acque cristalline, e visitato da numerosi turisti, ma anche uno scorcio montano, ricco di boschi e vegetazione, e una vasta lista di bellezze architettoniche e centri storici antichi e suggestivi.
A nord piombano sul mar Tirreno gli ultimi contrafforti occidentali del Monte Ciagola intorno al quale sorgono Tortora e Papasidero nell’entroterra. L’isola di Dino che fronteggia Praia a Mare si può circumnavigare a bordo di un’imbarcazione per ammirarne le pareti scoscese terminanti con una serie di grotte: “Azzurra”, “Del Leone”, “Frontone”, “Delle Cascate”, “Delle Sardine”.
Da visitare il  Santuario della Madonna della Grotta Praia a Mare, posto sul fianco del monte Vinciolo: questo luogo ameno e spirituale è raggiungibile mediante una scalinata che si sviluppa all’interno di una caverna.
A pochi chilometri di distanza da qui, sorge a strapiombo sul mare, la località di S. Nicola Arcella. Dal punto più alto del paese si può godere di un panorama fatto di piccole baie e spiagge, che si snodano in tutto il loro splendore da Capo Scalea a Maratea. Sempre a S. Nicola, in cima ad uno sperone roccioso, si trova la Torre Saracena, dove abitò lungamente lo scrittore Lord Marion Crawford. Continuando il tour costiero, altro luogo da visitare è sicuramente la grotta detta dell’Arcomagno, che prende il suo nome da un grande arco naturale.

A sud di Scalea, tra le località turistiche più rinomate, si apre un pianoro collinare che termina con la foce del fiume Lao, vera attrazione della Riviera con le sue strette gole dove si pratica il rafting e la canoa. A sud del Lao sulle basse pendici del Massiccio del Pellegrino si trovano le località di Orsomarso e Verbicaro nell’entroterra e di Santa Maria del Cedro e Diamante sul litorale. Da qui il paesaggio della Riviera dei Cedri si fa più omogeneo, per cui i promontori rocciosi a picco sul mare lasciano il posto a lunghe e basse spiagge di sabbia mista a ciottoli, mentre i fondali si fanno un pò più profondi.

In onore al peperoncino, altro tipico prodotto della Riviera dei Cedri, nel comune di Majerà, è sorto un museo unico al mondo, il Museo del peperoncino, situato in uno scenario straordinario, a strapiombo sulla Valle dei mulini. Un’altra cittadina famosa per il peperoncino è Diamante, sede dell’Accademia nazionale del peperoncino d’arte. Diamante attrae turisti da tutto il mondo anche per un’altra ragione. Il suo centro storico, tutto punteggiato di murales, realizzati da artisti italiani e stranieri lo fanno essere l’unico museo d’arte contemporanea all’aperto realizzato nel Mezzogiorno d’Italia.

Con il gruppo montuoso della Montea termina il Massiccio del Pellegrino che vede in Belvedere Marittimo l’ultimo paese sorto alle sue falde. A sud di Capo Bonifati si distende la Catena Costiera che accompagna l’ultimo tratto della Riviera dei Cedri dove Cetraro, Acquappesa, Fuscaldo e Paola sono le maggiori località turistiche.

Ultima escursione della Riviera, ma non ultima per bellezza, è la Grotta del Romito in località Papasidero, famosa per le pregevoli incisioni rupestri risalenti addirittura al periodo Neolitico.

Su queste terre Greci e Romani, Bizantini, Longobardi, Arabi, e poi ancora Normanni, Angioini e Aragonesi hanno portato elementi di diverse civiltà, che si sono poi innestate sulle culture locali con benefici effetti. Visitare la Riviera dei Cedri significa anche farsi prendere dal fascino della sua cultura e della sua lunga storia. Qui si possono passare intere giornate girando per musei, castelli, chiese, e paesini caratteristici. Inoltre il Parco del Pollino offre la possibilità di passeggiare o pedalare lungo uno dei suoi sentieri stando a diretto contatto di caprioli e scoiattoli e sotto lo sguardo vigile dei falchi e poiane.

 

Cedro liscio di Diamante

Cedro di Diamante

L’estate in Calabria non è soltanto caratterizzata dall’arrivo dei turisti in cerca di spiagge, ma anche da quello di un tipo di visitatori “anomali”: i rabbini.
Ciò che spinge i sacerdoti ebraici a raggiungere la Calabria da molte parti del mondo, è un motivo religioso: la ricerca dei cedri perfetti da utilizzare tra settembre e ottobre per la Sukkoth, la “Festa delle Capanne” o “Festa dei Tabernacoli”, una delle tre principali feste ebraiche dell’anno, che rievoca l’attraversamento del deserto degli Ebrei per giungere all’attuale Israele.

Quasi tutta la produzione italiana di cedro si concentra in Calabria e in particolare nel tratto di costa tirrenica dell’Alto Cosentino che va da Tortora a Cetraro, che per questo motivo viene chiamata Riviera dei Cedri. In questa zona si concentra il 98% della produzione nazionale di cedro.
Il particolare microclima di questa fascia costiera è ideale per la coltivazione di questo agrume che teme il freddo e l’umidità.

In Calabria il cedro sarebbe giunto intorno al terzo secolo a.C., ad opera delle popolazioni ebraiche.

Le piante, fioriscono durante tutto l’anno e la maturazione è scalare, mentre la raccolta si effettua tra i primi di ottobre e i primi di dicembre. Nel cedro i frutti migliori derivano dalla fioritura di maggio e giugno. Negli ultimi anni, la produzione nazionale del cedro è passata dai quasi 50.000 quintali del 1970 a meno di 7.000 quintali.

I cedri da utilizzare nelle celebrazioni devono presentare delle caratteristiche ben precise: devono provenire da alberi cresciuti da talea non innestata e almeno al quarto anno di vita e devono possedere un peduncolo accentuato, una forma conica perfetta,che non presenti rugosità e non devono avere macchie sulla buccia. Perciò il primo aspetto da verificare è l’assenza di innesti.
Poiché i testi sacri prescrivono che per le celebrazioni della Sukkoth vengano utilizzati solo i frutti migliori dell’albero più bello, i rabbini giungono nella Riviera dei Cedri per esaminare personalmente a uno a uno gli alberi e scegliere i singoli cedri. Il lavoro di selezione inizia al mattino presto, con il rabbino e il contadino che camminano lentamente tra i filari della cedriera. Il rabbino solitamente precede il contadino, che lo segue con una cassetta di legno e delle forbici nelle mani.
I cedri calabresi sono tra i pochi al mondo a presentare le caratteristiche pretese e, per assicurarseli, i rabbini sono disposti ad offrire delle cifre elevatissime.

I cedri per la Sukkoth vengono raccolti in estate, quando sono ancora verdi, mentre quelli destinati agli altri usi sono raccolti durante tutto il periodo autunnale, quando la colorazione è più tendente al giallo-dorato.

Il cedro non è un frutto commestibile allo stato fresco, ma necessita di opportune trasformazioni. Per questi motivi la quasi totalità della produzione di cedro è destinata all’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica.
Nel territorio calabrese sono presenti pochissime imprese artigianali che trasformano questo prodotto, che vengono canditi e poi usati per la preparazione di dolci, ricoperti di cioccolato e consumati durante le feste natalizie.
Dalle scorze del cedro, prive della parte bianca, infuse nell’alcool si estrae il liquore di cedro.

Un recentissimo studio effettuato dal Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università della Calabria ha evidenziato come il potere antiossidante del Cedro di Calabria possa dare ottimi risultati nel trattamento del diabete e di malattie neuro-degenerative, come ad esempio il morbo di Alzheimer.

All’inizio degli anni ’60, la Calabria ha iniziato a subire la forte concorrenza degli altri Paesi (in particolare di Portorico) che producevano cedri meno pregiati ad un prezzo inferiore. A quel punto l’economia del cedro, sulla quale si fondava quella dell’intera Riviera, ha retto proprio grazie alla domanda proveniente dalla comunità ebraica. La produzione ha raggiunto i minimi storici intorno alla fine degli anni ’80. Facendo riscoprire all’industria alimentare locale e nazionale la qualità di questo agrume, invertendo questa tendenza. Attualmente sono parecchie le pasticcerie e gelaterie calabresi che offrono specialità a base di cedro e le piccole industrie artigianali che producono liquori, sciroppi  e cedrate. E il  cedro è entrato anche nella gastronomia locale, come ingrediente base di molte ricette dolci e salate.

Nel 2000 è nato il Consorzio del Cedro di Calabria, che si pone come obiettivi la tutela e la valorizzazione della varietà Liscio Diamante, tipica della Riviera dei Cedri. Il Consorzio ha sede a Santa Maria del Cedro e nel cui Castello medievale è stato creato un centro polivalente che ospita il Museo del Cedro, un Laboratorio del gusto ed anche una Cittadella industriale con annesso un Centro Ricerche su questo agrume. Attraverso la creazione di una filiera cedricola, si vuole fare in modo che la trasformazione del cedro venga effettuata prevalentemente in ambito locale anziché altrove, in modo da riportare così il cedro al centro dell’economia della Riviera.

Consorzio del Cedro:
Sede Operativa (c/o Centro Polivalente): Località Impresa – S. Maria del Cedro (CS)
Tel. 0985 42598
Mail: info@cedrodicalabria.it

 

Peperoncino di Calabria

Peperoncino di Calabria

Il peperoncino calabrese è tra i prodotti tipici della Calabria più noti ed apprezzati sia in Italia che all’estero, usato in mille specialità gastronomiche e piatti tradizionali.

I peperoncini piccanti di Calabria sono perfetti per esaltare il sapore dei cibi e possiedono molte proprietà benefiche che la medicina va confermando ormai da anni: responsabile di tali effetti benefici per la salute è la capsaicina, la sostanza da cui dipende la piccantezza del peperoncino.

La storia del peperoncino piccante risale a circa 7.000 anni fa, quando gli indios del Centro e Sudamerica iniziarono a coltivare questa spezia, allora molto preziosa. Conosciuto dagli spagnoli a seguito della scoperta dell’America ed importato in Europa da Cristoforo Colombo, il peperoncino si diffuse in tutta Europa ed in Africa, dove venne utilizzato largamente per la conservazione dei cibi, assumendo un ruolo chiave nell’economia delle aree più povere. La Calabria, in tal senso, non fece eccezione: qui il peperoncino venne coltivato in maniera sempre più diffusa, grazie anche al clima caldo che si avvicina a quello tropicale di Messico e Cile.

Le ricette a base di peperoncino calabrese sono migliaia, i calabresi usano il piccante ovunque: fresco, sott’olio o in polvere, non solo spaghetti e penne all’arrabbiata, ma anche piatti di carne, pesce, verdure, zuppe, salse e insalate. Il peperoncino sta bene dappertutto! Il piccante, se ben dosato, non annienta i sapori ma li esalta stimolando le terminazioni nervose della lingua e del palato.

Inoltre il peperoncino è alla base di prodotti tipici calabresi come la nduja e la sardella / mustica/rosamarina.
La fantasia dei ristoratori e dei cuochi calabresi ha portato a numerosi prodotti a base di peperoncino, alcuni davvero molto originali come la marmellata, il liquore e la cioccolata piccante, tra le idee regalo più apprezzate dai turisti.

Le proprietà salutari del peperoncino sono innumerevoli: grazie alla sua azione stimolante, riesce a regolare la pressione sanguigna ed a migliorare la circolazione, con effetti benefici generali, ha proprietà antisettiche e favorisce la scomparsa di ulcere ed infezioni del tratto gastro-intestinale, agendo in modo benefico anche sulla funzione digestiva. Grazie alle proprietà termogeniche ed all’azione stimolante sul metabolismo basale, il peperoncino risulta un alleato importante nelle diete.
Per tutte queste ragioni è nata l’Accademia Nazionale del Peperoncino, una Onlus che mira a diffondere la cultura del piccante in Italia e nel mondo con oltre 60 delegazioni solo nel nostro paese. Con sede a Diamante (CS): l’Accademia è la promotrice del Festival del Peperoncino che si tiene ogni anno nella città tirrenica e del Museo nella stessa località.

Quest’anno, inoltre, si terrà il 1° Festival del Peperoncino a San Marco Argentano nei giorni 23-24-25 agosto.

Il peperoncino calabrese è in sintesi il prodotto che la Calabria ha saputo rendere unico in tante ricette che oggi più che mai ottengono riconoscimenti dalle più  note autorità sia in Italia che in Europa.

E’ stato denominato con nomi diversi, a secondo dei luoghi: “cancarillo”, “pipazzu”, “pipi vruscente”, “diavulillo”,  nomi che danno un’indicazione molto precisa nel linguaggio dialettale calabrese: sono tutti sinonimi di piccante.

Si è anche costituita un’”associazione di produttori del Peperoncino di Calabria” , la quale ha richiesto la certificazione IGP (“Indicazione Geografica Protetta”) per il Peperoncino di Calabria alla Comunità Europea.

La denominazione “Peperoncino di Calabria” designa esclusivamente i frutti freschi o essiccati, interi o macinati, del peperone “Capsicum annuum L.”, riferibili agli ecotipi tradizionalmente coltivati in Calabria.

Le specie più diffuse sono:

Naso di Cane: peperoncino di forma conica; uso prevalente in cucina, nelle farciture, essiccato in scaglie o in polvere, negli insaccati;
Guglia, Spingoletta: peperoncino di forma conica allungata, leggermente ricurva; uso prevalente allo stato fresco, sulla tavola in pezzetti come condimento di numerosi piatti tradizionali, nelle conserve sotto aceto o sotto olio;
Sigaretta: peperoncino di forma diritta e sottile; uso prevalente essiccato intero, nelle conserve sotto aceto o sotto olio;
Ceraso, Cerasella, Cerasiello: peperoncino di forma tonda, simile a quella delle ciliegie; uso prevalente allo stato fresco, nelle conserve sotto aceto o sotto olio.

Accademia Nazionale del Peperoncino:
Sito internet: www.peperoncino.org
Telefono: 0985 81130