Bandiera Blu 2014: 4 spiagge premiate in Calabria

Come ogni anno, in questo periodo, la FEE assegna la Bandiera Blu alle località turistico-balneari di 41 paesi europei ed extra-europei che soddisfano criteri di qualità relativi ai parametri delle acque di balneazione e al servizio offerto, tenendo in considerazione diversi fattori.

L’obiettivo principale di questo programma, è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località delle riviere, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Quest’anno l’Italia vede crescere il numero di Bandiere Blu sulle sue spiagge: sono ben 269 contro le 248 dello scorso anno. Un record di spiagge con mare cristallino per il nostro Paese.

Lo scorso anno, le spiagge calabresi ad aver ottenuto la Bandiera Blu erano 3. Quest’anno si aggiunge una nuova spiaggia.

Vediamo nel dettaglio le quattro località balneari calabresi che hanno ottenuto il riconoscimento per l’anno 2014.

Trebisacce è un comune della provincia di Cosenza, che conta quasi 9 mila abitanti. Per la prima volta la cittadina jonica ha ricevuto questo ambito riconoscimento.
I lidi di Trebisacce sono stati definiti “i più belli di tutto il litorale calabrese”. Si tratta di cinque chilometri di costa, lambiti dai due torrenti: Saraceno e Pagliaro e divisi dallo storico pontil; la spiaggia ghiaiosa, ma allo stesso tempo variegata, che va dai sassi del lungomare Magna Grecia ai ciottoli di località 108; le acque pulite e azzurre del mare, frutto di una attenta campagna di salvaguardia ambientale.

Cirò Marina è un comune della provincia di Crotone. È il secondo comune più densamente popolato. Fino al 1952 ha fatto parte del comune di Cirò.
Grazie alla bellezza e la ricchezza del mare è divenuto negli ultimi anni meta turistica rinomata.
Cirò Marina, un lembo di terra dove mare e cielo si fondono insieme in un solo colore, sfumato di toni azzurri e turchesi. Un’oasi di pace nella quale i silenzi della natura si trasformano a poco a poco in una musica di sottofondo fatta di fruscii di foglie cullate dalla brezza del mare, del cinguettio di un passero, dal garrire delle rondini e dell’instancabile canto delle cicali. Un concerto di suoni amici che riportano indietro nel tempo.
Qui tutto quello che nel contesto viviamo ci sembrava irrinunciabile, perde le sue false priorità, per diventare assolutamente superfluo. Le bellezze straordinarie di questi luoghi lambiti dal limpido Mar Ionio, illuminate da un sole splendente nella volta di un cielo sempre azzurro, incastonate in verdeggianti colline di argentei uliveti, di ricchi vigneti e di profumati aranceti, ci riempiono di percezioni che ci riconducono a riscoprire i veri valori della vita e dell’essere.
Cirò Marina é un paese turistico molto amato, non solo per il favoloso clima, ma anche per i vini “Cirò D.O.C.”, conosciuti in tutto il mondo.
Dal 2001 ad oggi, Cirò marina ha ricevuto per 14 volte consecutive la Bandiera Blu.

Melissa è un comune della provincia di Crotone. Si estende dall’entroterra collinare fino alla costa dove si trova la frazione Torre Melissa, piccola ma significativa località turistica che deve la sua notorietà alla Torre Aragonese, nonchè alle spiagge bianche che caratterizzano la costa.
Torre Melissa dista 25 km da Crotone e 6 km da Cirò Marina.
Il depuratore funzionante 365 giorni l’anno garantisce un mare cristallino con arenile di sabbia bianca la cui manutenzione viene assicurata  dall’Amministrazione Comunale con apposito pulispiaggia.
Moderni e attrezzati supermercati, macellerie, salumerie, farmacia, fruttivendoli, pescherie, edicola, abbigliamento, souvenir, ecc..  fanno di Torre Melissa una località balneare capace di soddisfare le esigenze dei turisti.
Nella Frazione Torre Melissa, molto interesse desta la Torre di avvistamento recentemente restaurata, nella quale è realizzato il “Museo della civiltà contadina” e in via di realizzazione quello dell’Enoteca Regionale dove degustare vini e prodotti tipici calabresi.

Roccella Jonica è un comune della provincia di Reggio Calabria.
Il comune si trova sulla Costa Jonica denominata Riviera o Costa dei Gelsomini e sorge sull’antica città magnogreca di Amfissa.
Il litorale di Roccella Jonica mostra una spiaggia balneabile di finissima sabbia bianca. Il bagnasciuga, caratterizzato dalla presenza di sassolini, si affaccia su un mare cristallino ed incontaminato. Un lungomare che si estende lungo 3.500 m consente ai visitatori di godere di una viale per gradevoli passeggiate. E’ stato ampliato nel 2003 con l’aggiunta di un ampio tratto verso Nord che collega Zirgone al Porto Turistico-Peschereccio. E’ il luogo ideale per chi vuole usufruire di un suggestivo patrimonio naturale marino, senza però rinunciare ai confort e ai divertimenti offerti dalle strutture ricettive e ricreative sparse sul territorio.

A Carfizzi il Parco Letterario dedicato a Carmine Abate

Abate - Carfizzi

A Carfizzi, nell’entroterra crotonese, nasce il primo Parco Letterario dedicato ad uno scrittore vivente.

Si tratta del calabrese Carmine Abate, uno dei migliori narratori contemporanei italiani, che sta riscuotendo un notevole successo anche all’estero. I temi prevalenti nelle opere di narrativa di Abate sono il ricordo delle tradizioni culturali di origine, soprattutto delle piccole comunità arbëreshë, e l’incontro con le popolazioni che risiedono laddove più forte è l’emigrazione del Meridione.

Cosa sono i Parchi Letterari?
Sono spazi fisici o mentali che hanno ispirato le opere di grandi scrittori. Si differenziano da quelli naturali per il fatto che non hanno confini. Il Parco Letterario può comprendere uno i più luoghi: ruderi, case, centri storici, sentieri, vecchie strade dentro o fuori dagli agglomerati abitativi… In tale spazio vanno salvaguardate le esperienze visive ed emozionali dell’autore, con attività che stimolino curiosità e fantasia. Si deve poter effettuare ogni tipo di intervento atto a ripristinare il ricordo del letterato o della sua ispirazione, tenendo conto dell’ambiente, della storia e delle tradizioni di chi vive nel luogo.

Come sarà strutturato il Parco Letterario di Carfizzi?
Ci sarà una sede centrale in una vecchia casa signorile, già Centro Sociale, che stanno finendo di ristrutturare in funzione del Parco. Accoglierà tutte le varie edizioni dei libri di Abate in cui è contenuta la storia del paese, dalla sua fondazione per opera di profughi albanesi, alla fine del Quattrocento, fino ai giorni nostri, passando dalle occupazioni delle terre all’emigrazione. Ci sarà una sala multimediale, dove si potranno vedere dei filmati o interviste, sfogliare gli e-book e altri materiali iconografici in touch screen; una sala con un’esposizione fotografica e un mosaico creato ad hoc; una biblioteca e un percorso didattico per le visite degli studenti.

Oltre ai libri di Carmine Abate, saranno raccolti tutti gli articoli sull’autore e i libri più rari e tradotti.

Saranno compresi nel Parco Letterario i luoghi più importanti e simbolici che potranno essere raggiunti attraverso dei percorsi davvero affascinanti e  in ogni luogo sarà presente una targa di metallo con una frase dell’autore che lo riguarda.

La prima reazione di Abate, quando ha ricevuto la notizia del Parco Letterario a lui dedicato, è stata di stupore.

In un’intervista ha anche detto di aver iniziato a fare i debiti scongiuri: essendo il primo Parco Letterario dedicato ad uno scrittore vivente c’è il vantaggio che il parco è proiettato al futuro dal momento che Abate ha dei nuovi progetti in cantiere.

Questa è una notizia davvero importante per la cultura calabrese.

Dove si trova e come arrivare

Indicazioni stradali

La tua posizione:

Vino Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto

Vino Sant'Anna di Isola di Capo Rizzuto

Tra i prodotti D.O.C. calabresi, troviamo anche il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto rosso o rosato.

Si tratta di un vino prodotto nel territorio di Isola Capo Rizzuto e in parte dei comuni di Crotone e di Cutro.

Da sempre è celebrato come un vino di altissima qualità e sin dal 1979 ha ottenuto il marchio D.O.C.
Già molti secoli prima della nascita del Sacro Romano Impero, Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto era stato il più importante centro della Magna Grecia per la produzione di frutta e in particolare di uva.
Il vino che si otteneva da tale uva serviva all’approvvigionamento di Crotone, ma soprattutto all’esportazione, che allora si spingeva fino a Creta e all’Egitto.
La produzione di questo vino ebbe un’ulteriore impulso quando, agli albori del Cristianesimo, i Benedettini iniziarono a costruire in quest’area diversi monasteri, attorno ai quali proliferava la coltura della vite.
Quando l’imperatore Federico Barbarossa sbarcò a Sant’Anna con le sue truppe, vi trovò tali possibilità di vettovagliamento, ma soprattutto un vino così buono che decise di fare sosta nella contrada per ben sei mesi.

Il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto è prodotto nelle tipologie Rosso e Rosato.

Il vino “Sant’Anna” rosso.
Per il Rosso la vinificazione avviene mettendo la vinaccia (costituita dalle parti solide dell’uva, bucce e vinaccioli) a contatto con il mosto durante la fermentazione. In sostanza, l’uva viene pigiata e, nella maggioranza dei casi, diraspata, quindi posta in speciali recipienti per la fase di fermentazione e macerazione: due fenomeni essenziali nel processo di vinificazione.
Al termine della macerazione avviene la svinatura, che permette di sgrondare dalla parte liquida le vinacce, ottenendo così il vino fiore. A questo punto il vino viene sottoposto a travasi per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene indirizzato all’affinamento e all’invecchiamento e infine stabilizzato e imbottigliato.

Il vino “Sant’Anna” rosato.
La metodologia produttiva del Rosato opera una fermentazione in bianco delle uve rosse, cioè senza macerazione delle vinacce. Trattandosi di un tipo di vinificazione adottata per l’ottenimento di vini fini, occorrono pigiatrici diraspatrici che lavorino l’uva con molta delicatezza.
Il pigiato così ottenuto viene inviato nei fermentini, dove subisce una macerazione brevissima. Al termine di queste operazioni il vino fiore viene separato dalle vinacce e sottoposto a travasi, per separare la frazione limpida dalla feccia e per eliminare le altre sostanze solide eventualmente precipitate, quindi viene stabilizzato. Infine, il vino può essere imbottigliato.

Il vino Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto è particolarmente indicato per accompagnare carni bianche e rosse oppure piatti di formaggi e salumi tipici della regione Calabria, minestre asciutte e in brodo, pasta e fave.

 

Carfizzi, Crotone

Carfizzi è un piccolissimo paese in provincia di Crotone, situato a 20 km dalla costa jonica e a 50 km dall’altopiano della Sila.
E’ posizionato su una splendida collina, da cui si gode di un’incantevole vista panoramica e si estende tra i comuni di Cirò, Melissa, Pallagorio, S. Nicola dell’Alto, Umbriatico, sulla fascia collinare presilana a Nord del Marchesato di Crotone.

Il paese ha origine albanese e conserva molto bene lingua e tradizioni. Ad oggi fa parte delle comunità Arbëreshë in Italia e ogni anno, tra il paese balcanico e il piccolo centro del Marchesato crotonese, si intrattengono una serie di visite con scambi culturali, con l’organizzazione e lo svolgimento di manifestazioni teatrali e musicali nel neo anfiteatro.

Carfizzi è poco noto, essendo un piccolo paesino dell’entroterra, ma chi lo ha visitato ne conserva un piacevole ricordo, sia per l’ospitalità, che per le naturali bellezze che la caratterizzano.

Il borgo sorse intorno al 1530. Nei documenti viene citato anche come Scarfizzi e Crisma, i cui abitanti per ripararsi dall’invasione dei Saraceni, diedero vita a tre villaggi: Carfidi, Trivio e Santa Venera.
L’antico e piccolo casale di “Sancta Venere” è documentato già all’inizio della dominazione angioina, nella seconda metà del 1200.
Fino al 1563, Carfizzi rimase sotto il controllo della famiglia Morano, già titolare del feudo di Santa Venera e in seguito passò sotto il controllo di diverse famiglie di feudatari, fino al 1086.
Nel 1807, Carfizzi fu assoggettato al Governo di Strongoli, e nel 1811 passò frazione di S. Nicola dell’Alto. Nel 1816 inoltre, passò dalla provincia di Cosenza a quella di Catanzaro, per volere dei Borboni.
Dal 1904 il centro venne distaccato da S. Nicola dell’Alto e divenne comune autonomo.

Il suo patrimo artistico si riscontra tra le vie e i vicoli del Centro Storico.
Il corso principale è rappresentato da Via Roma, che porta alla Villa Comunale, dove si trova l’Anfiteatro Comunale, capace di contenere 1.000 spettatori.

La Piazza centrale (Rahji) è il punto di riferimento di ogni momento della vita sociale e ad essa è attiguo il Largo Skanderbeg, “salotto” di lunghe serate estive da cui si gode una veduta panoramica degna di nota.

Dalle acque della Valle del Giglietto fino alla cima del Monte Pizzuta, passando per le terrazze verdi di Menzivono, Stazzovecchio, Monachello, Capraro, Montagnella e per le fonti di Crosari è tutto un susseguirsi di verde lussureggiante e di natura incontaminata.
Al territorio di Carfizzi, infatti, appartiene il Parco Montagnella, protetto e valorizzato dall’attrezzatissimo Centro Turistico.

Per informazioni:
Centro Turistico Carfizzi
Tel. 0962 87343

Parco Nazionale della Sila

Il Parco nazionale della Sila è un parco nazionale calabrese, istituito nel 2002 con un iter politico iniziato addirittura nel 1923.
Sito nel cuore della Sila si estende per 73.695 ettari ed è il terzo parco per ordine cronologico ad essere stato fondato in Calabria.

La sede del parco si trova a Lorica (CS), mentre il perimetro coinvolge territorialmente tre province calabresi: la Provincia di Catanzaro, la Provincia di Cosenza e la Provincia di Crotone.

Al suo interno il Parco nazionale della Sila custodisce uno dei più significativi sistemi di biodiversità. Il simbolo del Parco è il lupo.

All’interno del Parco vi si trovano 3 dei 6 bacini artificiali presenti sull’altopiano silano e la sua superficie boschiva è molto ampia, circa l’80% della superficie totale, tanto che è il parco con la maggiore percentuale di superficie boscata fra i Parchi nazionali italiani.
Ampie vallate si aprono lungo le dorsali del Parco dove si pratica la pastorizia e l’agricoltura legata soprattutto alla coltivazione della patata della Sila I.G.P..

Il perimetro del Parco abbraccia perimetralmente tutte e tre le regioni silane: la Sila Greca, la Sila Grande e la Sila Piccola.

  • La fascia della Sila Greca, che è l’area più a nord, risulta la meno coinvolta. Il Parco abbraccia il comprensorio del Monte Paleparto, del Monte Altare e del Monte Sordillo. L’area geografica termina con il lago Cecita e il pianoro di Campo San Lorenzo, che non rientrano nei confini del parco della Sila.
  • La fascia centrale è quella della Sila Grande, la più estesa e che comprende le maggiori cime di tutto il Parco, oltreché tutti i principali bacini idrici. Le principali vette raggiungono quasi i 2000 metri di altezza e i bacini idrici appartenenti a quest’area del Parco sono il lago Ampollino, il lago Arvo e il lago Ariamacina.
    Compare erroneamente su alcune cartine geografiche anche l’ormai ex Lago Votturino, svuotato tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta.
  • La fascia della Sila Piccola inizia dal lago Ampollino fino a giungere presso i villaggi turistici della provincia di Catanzaro. Fanno parte del Parco la fascia del Monte Scorciavuoi con le cime del Timpone della Guardiola e del Timpone della Monaca, separato tramite la Valle del Tacina con la fascia del Monte Gariglione, con le cime del Petto di Mandra, del Cozzo del telegrafo e del Timpone Morello. Questa fascia è separata tramite il Vallone del Soleo dall’ultima fascia della Sila Piccola e del Parco, quella del Monte Femminamorta. Numerose sono le vallate fra le quali la principale è la Valle del Savuto, solcata dall’unico grande fiume silano che sfocia nel mar Tirreno.

Nel 2004 hanno avuto inizio le indagini della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria che hanno messo in luce un vasto insediamento preistorico, nei pressi del lago Cecita, databile tra la fine del Neolitico (3800 a.C.) e l’inizio dell’Eneolitico (3300 a.C.).

I Centri storici che ricadono interamente nel perimetro del Parco Nazionale della Sila sono tre: Longobucco, Magisano, e Zagarise.
Fra i centri storici più rilevanti di carattere storico ed artistico è da menzionare certamente Taverna, con il museo del Mattia Preti e le chiese di San Domenico (XVII sec.) e Santa Barbara.
Altro centro storico di rilievo e ricco di arte e di storia è quello di Rossano, che ospita l’antica Chiesa di San Marco, la Cattedrale di Maria Santissima Achiropita, l’Abbazia di Santa Maria del Patire del XII secolo e numerosi palazzi nobiliari.
San Giovanni in Fiore è il centro principale della Sila, e possiede uno dei centri storici più estesi della Calabria, ricco di chiese come la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (XVI sec.), la Chiesa di Santa Maria della Sanità (XVII sec), il Convento dei Padri Cappuccini (XVII sec.) e soprattutto l’antica Abbazia Florense del XII secolo.
Spezzano della Sila presenta numerose chiese tra le quali San Pietro, San Biagio (XV sec.), il Convento Francescano.
Degno di nota anche il santuario della Santa Spina di Petilia Policastro del XVIII secolo.

All’interno del Parco nazionale della Sila sono presenti alcune fra le più importanti Riserve Naturali della regione Calabria:

  • Riserva naturale I Giganti della Sila, in località Fallistro. È la più rinomata fra le riserve naturali presenti, comprende 56 alberi di notevoli dimensioni ed età: 50 alberi sono di Pino Laricio, vi sono anche 5 piante di Acero montano della stessa età, oltre che faggete e castagni di varie dimensioni che ben rappresentano come doveva essere la Sila prima della sua antropizzazione.
  • Riserva naturale Golia Corvo, area di diffusione e ambientamento dei cervi, utilizzata per la riproduzione del cervo che si era estinto ad inizio secolo scorso.
  • Riserva naturale Gallopane, una preziosa riserva che custodisce recinti faunistici dove vengono “ospitati” esemplari di capriolo, cervo, daino, lupo e muflone, a scopo di tutela di questi esemplari. Vi si trovano inoltre un orto botanico ed un Giardino ecologico molto ricco di esemplari floreali.
  • Riserva naturale Tasso Camigliatello Silano, una riserva finalizzata alla conservazione del patrimonio genetico della foresta silana.
  • Riserva naturale Poverella Villaggio Mancuso, all’interno del quale è stato realizzato il “Museo Verde” dove praticare attività didattica di educazione ambientale, la riserva è dotata di sentieri facilmente percorribili ove vengono illustrate tramite tabelle, la presenza floreale e faunistica della Sila Piccola.
  • Riserva naturale Coturelle Piccione, in Sila Piccola, è una riserva che custodisce una ricca comunità faunistica soprattutto avicola.
  • Riserva naturale Gariglione – Pisarello, in Sila Piccola, è caratterizzata dalla presenza di grandi boschi. Nella riserva si trova un abete dalla dimensioni colossali, ritenuto il più grande abete d’Italia, soprannominato “Prometeo”: 35 m di altezza ed un tronco con circonferenza di 10,20 m.
  • Riserva naturale Macchia della Giumenta – S.Salvatore, tra la Sila Grande e quella Greca, è una riserva dove vegetano numerose ed importanti soggetti vegetali e dove nidificano numerosi uccelli.
  • Riserva naturale Trenta Coste, in Sila Greca, è una riserva che conserva ben 245 ettari di fustaia pura di Pinus nigra laricio, oltre che boschi misti di Castagni, Abeti bianchi, Cerri e Faggi.

 

Per informazioni:
Sede: Via Nazionale, Lorica – San Giovanni in Fiore (CS)
Sito web: http://www.parcosila.it
E-mail: info@parcosila.it

Cirò (KR)

Cirò è un comune della provincia di Crotone, di cui in questi giorni si sta parlando parecchio per via dell’ondata di maltempo che ha colpito la zona ed in particolare Cirò Marina.

Alcuni ritrovamenti di manufatti antichi, fanno risalire la fondazione di Cirò all’età del Bronzo, ma con l’arrivo dei coloni greci fu fondata la città di Krimisa, tra i territori delle attuali Cirò Superiore, Cirò Marina e Punta Alice.

Nella zona furono edificati numerosi templi per il culto, tra cui quello dedicato al dio Apollo Aleo, di cui sono stati ritrovati alcuni capitelli ed altri elementi architettonici.
Nel corso dei secoli, si sono succedute a Cirò diverse dominazioni: dai Brettii ai Romani, dai Bizantini ai Normanni.

La città di Cirò Superiore presenta le caratteristiche degli antichi insediamenti medievali.
Si trova su un promontorio da cui è possibile ammirare da un lato la splendida costa bagnata dal mar Ionio, dall’altro i monti di San Nicola dell’Alto.
Durante il feudalesimo, i Signori Ruffo e Carafa fecero costruire importanti strutture architettoniche e cercarono di rendere il più possibile protetta la città, facendo innalzare sistemi difensivi: il Castello e vari fortilizi nei dintorni del territorio.
La struttura del centro antico, disposto fra le colline coltivate a vigna, si trova in mezzo all’antica cinta muraria, dalla quale si aprivano quattro porte: Mavilia, Scezzari, Cacovia, Falcone.
La principale era la porta Mavilia, che si trovava all’inizio dell’attuale corso Lilio. La seconda è detta Scezzari perché vi si sarebbe svolto uno scontro con soldati svizzeri. La terza, detta Cacovia, si trova nel rione Valle, mentre l’ultima, la porta Falcone, di cui non rimane traccia, sorgeva nella parte bassa del paese, dove abitava la comunità ebraica.

Nel 1800, svincolata dai feudi, Cirò divenne un paese indipendente.
Sulla piazza principale si affaccia il castello Carafa e la chiesa matrice di S. Maria de Plateis.

La chiesa Matrice, si trova nel cuore del centro storico. Secondo un’antica tra­dizione, sul luogo in cui sorge era stata edificata tra il XIII e il XIV secolo una chiesa molto più piccola, dedicata a Santo Stefano, ad opera degli abitanti fuggiti dalla Marina. Terminata nel 1843, nel corso dei secoli la chiesa ha subìto numerosi rifaci­menti, anche in seguito ai terremoti.

La città si avvolge attorno a un manufatto mili­tare: il castello dei Carafa, oggi di proprietà pri­vata.
Fatto costruire dai feudatari spinti sia dall’esigenza di difesa verso assalti nemici, oltre che per controllare gli abitanti della cittadina. Il castello è diviso in tre parti: i sotterranei, il piano magazzini con il lastricato del cortile in pietra locale e il piano superiore che comprendeva due appartamenti e altre stanze per la servitù.

Cirò Marina, non ha un nucleo storico vero e proprio, ma vi sono significative presenze architettoniche quali i resti della Torre Nuova sul Lipuda, Casa Taverna, il palazzo Porti sede del costituendo Museo archeologico, casa Sculco, casa Saverona e altre residenze rurali che, circondati da vigneti, aranceti e oliveti, costituivano l’originario e caratteristico paesaggio del giardino mediterraneo.

In prossimità di Punta Alice, tra estese e larghe spiagge, si trovano i resti del santuario di Apollo Aleo.
A dominare il paesaggio, i mercati turchi e l’eremo di Madonna di mare, e la Torre cinquecentesca.
Il comune di Cirò Marina figura tra le 233 spiagge italiane di qualità, vincitrici della Bandiera Blu.

Da visitare le numerose chiese di Cirò:

  • La Chiesa della Madonna del Carmine, piccola chiesetta molto semplice.
  • La Chiesa di S. Giovanni Battista, una delle quattro parrocchie storiche del paese, di cui si ha notizia fin dal XVII secolo.
  • La Chiesa di San Cataldo, sita a pochi passi da porta Mavilia, dedicata a un monaco di ori­gine irlandese che divenne vescovo di Taranto.
  • La Chiesa della Madonna delle Grazie, situata alla periferia di Cirò e nota anche come chiesa di Santa Maria del Casale. Ristrutturata in parte nel 1730.
  • La Chiesa del Purgatorio, posta al di fuori del centro storico. Edificata e aperta al culto alla fine del XVII seco­lo.
  • La Chiesa di Santa Menna, anch’essa posta fuori dal centro storico, fu aperta al culto nel 1724.
  • La Chiesetta di San Lorenzo è situata a pochi passi dalla porta Cacovia.
  • La Chiesetta della Catena (o Santa Maria della Mercede), situata fuori dal paese e con una piccola struttura a capanna. In questa chiesa si credeva che fosse racchiuso un tesoro. I cirotani ancora raccontano un epi­sodio curioso riferito a questa leggenda: nei primi anni del ‘900 pare sia arrivata in paese una vecchia, cieca e dotata di poteri magici, che trovò ospitalità presso la casa del prete. La donna riuscì a convincere il religioso dell’esi­stenza del tesoro ed un giorno, all’alba, si reca­rono insieme in chiesa per cercarlo. La ricerca, tuttavia, non ebbe buon esito ed il prete si attirò la derisione di tutta la popolazione e venne sol­levato dall’incarico. La Madonna della Catena, era invocata dai familiari dei prigio­nieri in mano turca.
  • La Chiesa di San Nicodemo, è la casa natale del Santo. Si tratta di un edificio modesto, composto da un unico ambiente. Al suo interno sono custodite le reliquie del Santo e si dice che siano ancora visibili le impronte della mano di Nicodemo da giovane.
  • La Chiesa della Madonna di Pompei, è una piccola chiesetta in località S. Elia. Vicinissimi a questa struttura ci sono i ruderi di un’antica chiesetta di Sant’Elia dove un tempo si recavano in processione le ragazze vergini per chiedere la pioggia durante i periodi di siccità. Le giovani arrivava­no con la bocca piena d’acqua che poi versava­no ai piedi della chiesa recitando una preghiera: “Facci grazzi Sant’Elia, comi jiè fazzu vagnari a ttia, tu fa vagnari a mmia” (Facci la grazia Sant’Elia, come io ti bagno, tu bagna me).

La cittadina, agli inizi del Settecento, ospitava quattro ordini religiosi regolari e quindi si trovano a Cirò diversi conventi. Il convento dei Cappuccini, risalente al ‘600, si trova all’ingresso del paese, inglobato nel cimitero. Il convento dei Riformati si trovava fin dal 1613 in località Cappella e oggi ne rimangono soltanto i ruderi. Il convento dei Minori Conventuali di S. Francesco d’Assisi, di cui non resta alcuna traccia, sorgeva tra l’attuale cimite­ro e la località Donna Pipa. Istituito sin dalla seconda metà del Trecento, era il più antico. Il convento dei Minimi di San Francesco di Paola è l’unica struttura sopravvissuta, attualmente di proprietà della famiglia Siciliani.

Diversi sono anche i Palazzi storici da visitare in giro per la città.

Degno di nota, infine, il Monumento ai Caduti, addossato alla facciata principale della chiesa madre. Circondato da una ringhiera in ferro battuto, è formato da una lapide in bronzo del 1921, sulla quale sono incisi i nomi dei 96 cirotani caduti nella Prima guerra mondiale, e da una lapide in marmo del1949, che riporta inve­ce i nomi dei 41 soldati morti nella Seconda guerra mondiale e di un caduto della guerra d’Africa. Tra le due lapidi c’è lo stemma di Cirò e in alto una statua, raffigurante un soldato ferito.

Cirò è nota per la produzione dei Vini Cirò, di cui abbiamo parlato qui.

Per informazioni:
Comune di Cirò
Sito: http://ciro.asmenet.it
Tel. 0962 32023

Strongoli – Crotone

Strongoli è un centro in provincia di Crotone. Sorge su di un colle a pochi chilometri dal Mar Ionio a circa 350 m di altitudine e lungo la sua costa si sviluppa, per circa 7 km.
A sud, il Neto, separa il suo territorio da quello di Crotone: la foce di questo fiume è stata dichiarata Parco Regionale come oasi di protezione di fauna e selvaggina.
Il suo territorio è abbastanza fertile e produttivo e l’agricoltura costituisce la base della sua economia.

Sia il centro abitato che la campagna sono ricchi di resti archeologici e documentano i contatti con la Grecia e con i Romani.
Secondo la tradizione letteraria mitologica, la fondazione dell’attuale territorio di Strongoli si deve a Filottete che, cacciato dalla sua patria, fuggì in Italia e fondò Petelia nel II millennio a.C.

Dal punto di vista archeologico, è possibile documentare la vita nel territorio di Petelia anche in epoca più antica.
Per quanto concerne l’età preistorica, sono rare le testimonianze rinvenute, come ad esempio alcune schegge di ossidiana ed una punta di freccia di selce attribuibili al Neolitico Medio e frammenti di ceramica d’impasto della media età del Bronzo. Maggiori sono i rinvenimenti inquadrabili nell’età del Ferro che fanno ipotizzare la presenza di comunità protourbane.

Il contatto con il mondo greco nel territorio di Strongoli è documentato da alcuni rinvenimenti di fattura ellenica.
Sono stati rinvenuti materiali votivi riconducibili all’età arcaica, che fanno ritenere il luogo sede di culti di tradizione greca: è da questa località che proviene il corpo di una statuetta di Nike in corsa con himation, databile alla fine del VI sec. a.C.

Intorno al III a.C, ad opera dei Romani, fu avviato il processo di romanizzazione nel Meridione ed iniziò una nuova fase storica per la Calabria e per Petelia.
Durante le guerre puniche, moltissime città si schierarono a favore dei Cartaginesi, metre Petelia fu una delle poche a restare fedele a Roma.

Lo stemma comunale di Strongoli rappresenta cinque monti in fiamme, a simboleggiare i cinque cumuli ai quali i petelini diedero fuoco prima di cedere ad Annibale la città. Secondo altri, i colli raffigurerebbero le cinque distruzioni subite. Intorno allo scudo è presente un nastro riportante la dicitura “URBS PETELIAE NUNC STRONGOLI”.

A partire dal V secolo, la città, sotto il regno di Giustiniano, cominciò ad essere indicata con il nome di Strongoli, dalla forma circolare del castello.
Nei secoli seguenti, il territorio cittadino fu conteso tra Franchi, Alemanni, Longobardi, Bizantini, e subì le devastazioni e le violenze dei Saraceni.
Nel IX secolo i Normanni, dopo una serie di conflitti, concessero Strongoli come feudo ai Sanseverino.

Nel 1806 gli abitanti di Strongoli, inferociti per i lunghi oltraggi all’onore subiti dai francesi, imprigionarono alcuni di essi e li massacrarono, uno al giorno, in piazza.
Strongoli passò nel 1816, dalla provincia di Cosenza a quella di Catanzaro e infine alla provincia di Crotone.

Tutt’oggi a Strongoli vi sono numerosissimi ritrovamenti archeologici.
Nel 1996 furono portati alla luce interessanti reperti nel corso degli scavi per la metanizzazione.
Furono scoperti una strada di grande comunicazione tra corso Miraglia e la statale; i resti di una villa con pavimento in mosaico; materiali  protostorici, tra i quali diversi frammenti di ceramica geometrica enotrica appartenente al VIII secolo a.c.
Nella zona di Villa del Popolo, fino agli anni ’60 erano presenti i resti delle mura di cinta della città, poi smantellate per far posto ad insediamenti urbani.
Fu ritrovato anche un edificio di epoca ellenica, nell’immediata periferia di quelle che dovevano essere le cinte dell’antica cittadina di Petelia.
Purtroppo a Strongoli sono state poco tutelate le zone archeologiche e i vari reperti trovati sono stati destinati a vari musei.

Il castello di Strongoli sorge sul punto più altro del paese, dove un tempo sorgeva l’acropoli di Petelia.
Si hanno poche le notizie sulla sua costruzione e sui suoi numerosi rifacimenti. Strongoli fu terra murata già in periodo normanno-svevo e il castello ebbe una certa importanza militare, specie in occasione della “Congiura dei Baroni” e della discesa di Carlo VIII.
Durante il Viceregno, il castello di Strongoli ebbe soprattutto la funzione di mettere al sicuro la vita del feudatario.
All’inizio dell’800, il castello fu anche utilizzato come carcere.

Molte sono le Chiese a Strongoli, che rivestono una notevole importanza artistica.

La Chiesa di Vergadoro si erge su una collinetta poco distante da Marina di Strongoli. Secondo la leggenda, un gruppo di pescatori scampati ad una terribile tempesta in mare trovarono nelle reti una tela raffigurante una signora con in braccio un bambino ed in mano una verga d’oro. I marinai, in omaggio alla Vergine, eressero la Chiesetta dove collocare la miracolosa tela. Da quel giorno, ogni anno, nel mese di maggio, nella domenica coincidente con l’Ascensione del Signore, si festeggia la “Madonna di Vegadoro”, protettrice dei marinai, dei campi e dei contadini. La tela originaria venne trafugata negli anni ottanta, oggi ne rimangono delle copie e fotografie. Il culto della Beata Vergine di Vergadoro è molto sentito dalla popolazione; la festa prende il via 10 giorni prima dell’Ascensione con una veglia di preghiera notturna, la cosiddetta “nottata”, il giorno dopo la statua della Vergine viene portata in paese dove per giorni si celebra la novena della Madonna fino alla domenica, quando tutti insieme, a piedi, con un suggestivo pellegrinaggio di ben 8 chilometri, riaccompagnano la statua al santuario.

La Cattedrale, antica sede vescovile, ha un elevato valore storico, culturale e artistico. Conserva ancora oggi un impianto basilicale di tipo romanico anche se i numerosi interventi, eseguiti in tempi diversi, hanno lasciato alla chiesa un aspetto tardo rinascimentale.
Le sue origini si fanno risalire ad un’epoca precedente il 900.
Molto suggestivi sono gli affreschi gli arredi e dipinti.
Al suo interno sono conservate quattro lapidi marmoree e su una di esse è inscritto il testamento di Magno Megonio, patrono municipale.

La prima fondazione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie si fa risalire al 1300. La chiesa, denominata Santa Maria de Planètis o Santa Maria Vecchia per distinguerla da quella attuale, insieme al convento, sorgeva fuori dall’abitato.
Di notevole valore i quadri dipinti su tela ad olio di autori ignoti risalenti al XVI secolo.
La chiesa è dedicata a S. Maria delle Grazie, patrona del paese, alla quale sono dedicati festeggiamenti solenni nel mese di Agosto di ogni anno.

La Chiesa di Santa Maria della Sanità, in passato era denominata Chiesa dell’Annunciazione, fu eretta la confraternita laicale dei morti, avente il precipuo compito di raccogliere le elemosine per i poveri e seppellire i morti. Nel 1617, la chiesa fu fatta riedificare ed accanto ad essa fu eretto l’Ospedale ed il Monte di Pietà, oggi non più esistenti.
All’interno si trovano le statue che raffigurano la Madonna degli infermi, e quella di Santa Lucia.

La chiesa di Santa Teresa d’Avila, ubicata nella frazione Marina, è ancora in fase di completamento e si affaccia direttamente sul mare. Il luogo di culto ha una struttura moderna ed è centro di un’intensa attività parrocchiale.

 

Vini Cirò

Vini Cirò

Il Vino Cirò è meritatamente il vino calabrese più conosciuto ed apprezzato in Italia e all’estero. È stato il primo vino calabrese a potersi fregiare della Denominazione di Origine Controllata: è DOC dal 1969.

Il Vino Cirò si distingue per il suo profumo fruttato ed avvolgente, e per il sapore intenso ed equilibrato.
Viene prodotto nei territori dei comuni di Cirò e Cirò Marina e i parte di quelli di Melissa e Crucoli in provincia di Crotone.
Hugh Johnson, autore del famosissimo “Atlante dei Vini” conosciuto in quasi tutto il mondo, definisce il Cirò come “il Barolo del Sud”.

Storia:
La storia del vino Cirò ha inizio nell’VIII secolo a.C. I primi coloni greci sbarcati sulle coste calabresi rimasero colpiti dall’estensione dei terreni dedicati alla coltura della vite e dalla fertilità di questa terra, che chiamarono “Enotria” (terra dove si coltiva la vite alta da terra). I contadini ellenici contribuirono a ciò, portando con loro tecniche nuove di vinificazione e nuovi vigneti da impiantare.
Alcune città assunsero un ruolo di primo piano nello sviluppo della coltivazione della vite: in particolare Sibari e Crotone si distinsero dando origine alla produzione del “Krimisa” o “Cremissa”, antenato dell’attuale Cirò. Fra gli altri vitigni introdotti furono anche il Gaglioppo e il Greco Bianco, vere e proprie spine dorsali dell’attuale produzione di Cirò.
Fra l’altro Cremissa era anche il nome della colonia greca, sede di un imponente tempio dedicato a Bacco, situata più o meno dove oggi si trova Cirò Marina.
La produzione di vino aveva assunto una tale importanza nella zona che, per facilitare il carico delle navi che attendevano nel porto, pare siano stati costruiti con tubi di terracotta dei veri e propri “enodotti” che partendo dalle colline circostanti la zona di Sibari arrivavano direttamente ai punti di imbarco.
Inoltre il Krimisa era considerato il “vino ufficiale delle Olimpiadi“, offerto ai vincitori delle competizioni.

La storia del Cirò, fu caratterizzata dall’insorgenza di veri e propri periodi bui. Fra i più gravi, il primo fu la decadenza della Magna Grecia e della sua cultura, che inevitabilmente portò ad una riduzione e ad una “barbarizzazione” della viticultura calabrese. Fra le crisi più recenti di rilevante entità vi è quella legata al parassita della fillossera che, nel diciannovesimo secolo, mise a repentaglio la sopravvivenza stessa dei vitigni non solo in Calabria, ma in tutta Europa.

Tipologie:
Il Vino Cirò è prodotto in tre diverse tipologie: bianco, rosato e rosso. Al loro interno, è possibile trovare anche le categorie “classico”, “superiore” e “riserva”.
È Cirò classico quello prodotto e vinificato esclusivamente nei comuni di Cirò e Cirò Marina, mentre il Cirò riserva è quello invecchiato almeno tre anni e con gradazione alcolica di 13.5°. Il Cirò, in particolare le buone annate di questa tipologia, si presta abbastanza bene ad un ulteriore invecchiamento in bottiglia, fino in genere a 68 anni.
Nel caso in cui, all’atto della messa in vendita il vino avesse una gradazione alcolica superiore ai 13.5°, questo può fregiarsi in etichetta dell’attestazione “Superiore”.
La messa in commercio del Cirò è autorizzata solo a partire dal 1 giugno dell’anno successivo alla vendemmia. La tipologia “Rosso”, in particolare, presenta un periodo di invecchiamento obbligatorio stabilito in un tempo di nove mesi.

Vitigni:
I vitigni autorizzati per la produzione del Cirò sono tre.
Il Gaglioppo è un vitigno diffusissimo sia nel resto della Calabria che in varie regioni dell’Italia meridionale, ed è conosciuto anche coi nomi di Mantonico Nero e Magliocco. Si tratta di un vitigno resistente e dalla maturazione precoce, che cresce in modo disinvolto anche sull’aspra e siccitosa terra calabrese, ed è questa una delle ragioni principali del suo successo.
Il vitigno conosciuto come Greco Bianco ha la sua origine in Tessaglia, e conferisce al vino sentori fruttati ed uno spiccato colore paglierino-dorato.
Il Trebbiano Toscano, infine, è un vitigno molto diffuso su tutto il territorio nazionale e che viene impiegato per la produzione di numerosissime tipologie di vino grazie alla sua adattabilità nei confronti del terreno e del clima, alla buona produttività per ettaro ed alla relativa “neutralità” del suo sapore.

Zona di produzione:
Le Terre del Cirò DOC, in provincia di Crotone, sono da sempre terre di Vigneti e Vini.
I primi coloni greci che approdarono in queste terre s’incantarono per il clima e la bellezza dei luoghi. Le coste ioniche della Calabria apparvero così propizie e amene agli occhi degli antichi “viaggiatori” da indurli a risiedere in queste terre e chiamarle “Magna Grecia”.
L’unicità del vino Cirò è strettamente legata al territorio ed ai suoi vitigni autoctoni. È proprio l’insieme di: suolo, clima, vitigno, conoscenze contadine, tecniche agronomiche ed enologiche sottoposti a un lungo e lento processo evolutivo, a differenziare un vino, rendendolo irripetibile.
I vigneti, posati su dolci colline a ridosso del mare Ionio, esposti ai venti di scirocco e tramontana, beneficano di un clima secco e ventilato e i terreni sabbiosi e profondi permettono di ottenere un vino di grande struttura ed eleganza.

Il portale ViniCirò:
Viniciro.it è un portale E-commerce, dove sono raggruppati i prodotti di diverse cantine produttrici di Vini Cirò.
Abbiamo posto qualche domanda al Dott. Cataldo Filippelli per conoscere meglio il progetto.

  • Qual è stata l’idea che ha portato alla nascita di questo portale che raggruppa vini di diversi produttori?
    Il portale Viniciro.it è nato nel 2011 da un progetto di Cataldo Filippelli, esperto in materia di E-commerce e web marketing, nonchè amministratore della società Amministral S.r.l. con sede proprio nella capitale del vino calabrese. Da qui l’idea di raggruppare su un unico portale agroalimentare le cantine produttrici di vini Cirò promuovendone i prodotti, attraverso un canale di vendita alternativo ed in forte sviluppo che è  quello della vendita on line in dropshipping (ovvero senza magazzino). L’esigenza dei produttori di allargare il proprio mercato e la propria visibilità sui mercati on line, senza preoccuparsi di mettere in piedi una struttura interna che si occupi dello sviluppo, della logistica, del marketing, del customer care etc., ha convinto le cantine ad aderire ad una piattaforma condivisa di commercio indiretto.
  •  Quali sono le linee principali del vostro progetto? Qual è la vostra mission?
    Attualmente, ma già si pensa ad allargare il numero ad altre aziende, Viniciro.it conta sei cantine (Iuzzolini, Ippolito, Enotria, Siciliani, Parrilla e Malena) e circa cinquanta etichette di vini che coprono fasce di mercato diverse ma il servizio si è arricchito, di recente, anche di alcuni prodotti tipici introvabili come la sardella di Crucoli di “Coop La Torre”, l’olio d’oliva biologico millenario di Tenuta Iuzzolini e gli ottimi fichi al cioccolato prodotta dalla famiglia Librandi (Fattoria Montescudiero). Le rubriche: “glossario del vino”, “vino e cucina ”, “storia del vino Cirò”, incuriosiscono il lettore e completano il profilo dell’originario portale “verticale”, allargandone l’impronta digitale fino a farne un portale agroalimentare a tutti gli effetti. Il nostro intento è quello di far diventare Viniciro.it il portale di riferimento per la vendita dei prodotti tipici d’eccellenza del crotonese. I numeri, tra l’altro, parlano già chiaro: oltre 10.000 visitatori unici nel primo anno d’attività e centinaia di mail di contatto! La visibilità, che è l’indicatore principale su internet, cresce giorno dopo giorno, grazie al continuo lavoro di web marketing ed all’ottimizzazione SEO su google. I dati di vendita sono incoraggianti e ci spronano a continuare ad investire in questa attività in partnership con quei produttori di vini Cirò e di prodotti tipici calabresi che sanno guardare lontano e che comprendono l’importanza di stare sul mercato globale condividendo un’unica piattaforma di promozione e vendita.
  •   Chi sono i clienti principali (privati, aziende, residenti fuori dalla Calabria e/o all’estero)?
    I principali clienti di un’enoteca on-line o “fisica” sono soprattutto i privati. È interessante notare come, al contrario di ciò che potrebbe venire istintivo pensare, non siano solo calabresi emigrati al Nord ad acquistare, ma anche clienti originari del Centro e del Nord. C’è da aggiungere che sono molte le richieste che ci pervengono da ristoranti e rivenditori, soprattutto operanti all’estero. Ad essi riserviamo delle condizioni di vendita particolari oppure, nel caso dell’estero, li mettiamo direttamente in contatto con le cantine produttrici. A titolo d’esempio potrei citare richieste di vino Cirò dall’Australia ma anche dal Brasile o dall’Argentina. Ciò dimostra che il brand “Cirò” gode di una certa diffusione anche fuori dall’Europa.
  •  Qual è il prodotto più richiesto?
    Per quel che riguarda i prodotti più richiesti, senz’altro essi riguardano i vini che non sono presenti nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Il cliente di Viniciro.it è un cliente esigente e ricercato, che vuole bere qualità. Noi abbiamo a catalogo anche riserve di altissimo livello, introvabili nei comuni supermercati, tra i quali potrei citare Ippolito “Ripe del Falco” oppure il “Paternum” di Tenuta Iuzzolini, ma anche bianchi pluripremiati quale il Donna Giovanna sempre di Tenuta Iuzzolini, giudicato da Luca Maroni tra i migliori tre bianchi d’Italia.

Per informazioni:
Viniciro.it
Via Molise 1 – Cirò Marina (KR)
Tel. 800-192770
Mail: info@viniciro.it
Sito: www.viniciro.it