Cirò (KR)

Cirò è un comune della provincia di Crotone, di cui in questi giorni si sta parlando parecchio per via dell’ondata di maltempo che ha colpito la zona ed in particolare Cirò Marina.

Alcuni ritrovamenti di manufatti antichi, fanno risalire la fondazione di Cirò all’età del Bronzo, ma con l’arrivo dei coloni greci fu fondata la città di Krimisa, tra i territori delle attuali Cirò Superiore, Cirò Marina e Punta Alice.

Nella zona furono edificati numerosi templi per il culto, tra cui quello dedicato al dio Apollo Aleo, di cui sono stati ritrovati alcuni capitelli ed altri elementi architettonici.
Nel corso dei secoli, si sono succedute a Cirò diverse dominazioni: dai Brettii ai Romani, dai Bizantini ai Normanni.

La città di Cirò Superiore presenta le caratteristiche degli antichi insediamenti medievali.
Si trova su un promontorio da cui è possibile ammirare da un lato la splendida costa bagnata dal mar Ionio, dall’altro i monti di San Nicola dell’Alto.
Durante il feudalesimo, i Signori Ruffo e Carafa fecero costruire importanti strutture architettoniche e cercarono di rendere il più possibile protetta la città, facendo innalzare sistemi difensivi: il Castello e vari fortilizi nei dintorni del territorio.
La struttura del centro antico, disposto fra le colline coltivate a vigna, si trova in mezzo all’antica cinta muraria, dalla quale si aprivano quattro porte: Mavilia, Scezzari, Cacovia, Falcone.
La principale era la porta Mavilia, che si trovava all’inizio dell’attuale corso Lilio. La seconda è detta Scezzari perché vi si sarebbe svolto uno scontro con soldati svizzeri. La terza, detta Cacovia, si trova nel rione Valle, mentre l’ultima, la porta Falcone, di cui non rimane traccia, sorgeva nella parte bassa del paese, dove abitava la comunità ebraica.

Nel 1800, svincolata dai feudi, Cirò divenne un paese indipendente.
Sulla piazza principale si affaccia il castello Carafa e la chiesa matrice di S. Maria de Plateis.

La chiesa Matrice, si trova nel cuore del centro storico. Secondo un’antica tra­dizione, sul luogo in cui sorge era stata edificata tra il XIII e il XIV secolo una chiesa molto più piccola, dedicata a Santo Stefano, ad opera degli abitanti fuggiti dalla Marina. Terminata nel 1843, nel corso dei secoli la chiesa ha subìto numerosi rifaci­menti, anche in seguito ai terremoti.

La città si avvolge attorno a un manufatto mili­tare: il castello dei Carafa, oggi di proprietà pri­vata.
Fatto costruire dai feudatari spinti sia dall’esigenza di difesa verso assalti nemici, oltre che per controllare gli abitanti della cittadina. Il castello è diviso in tre parti: i sotterranei, il piano magazzini con il lastricato del cortile in pietra locale e il piano superiore che comprendeva due appartamenti e altre stanze per la servitù.

Cirò Marina, non ha un nucleo storico vero e proprio, ma vi sono significative presenze architettoniche quali i resti della Torre Nuova sul Lipuda, Casa Taverna, il palazzo Porti sede del costituendo Museo archeologico, casa Sculco, casa Saverona e altre residenze rurali che, circondati da vigneti, aranceti e oliveti, costituivano l’originario e caratteristico paesaggio del giardino mediterraneo.

In prossimità di Punta Alice, tra estese e larghe spiagge, si trovano i resti del santuario di Apollo Aleo.
A dominare il paesaggio, i mercati turchi e l’eremo di Madonna di mare, e la Torre cinquecentesca.
Il comune di Cirò Marina figura tra le 233 spiagge italiane di qualità, vincitrici della Bandiera Blu.

Da visitare le numerose chiese di Cirò:

  • La Chiesa della Madonna del Carmine, piccola chiesetta molto semplice.
  • La Chiesa di S. Giovanni Battista, una delle quattro parrocchie storiche del paese, di cui si ha notizia fin dal XVII secolo.
  • La Chiesa di San Cataldo, sita a pochi passi da porta Mavilia, dedicata a un monaco di ori­gine irlandese che divenne vescovo di Taranto.
  • La Chiesa della Madonna delle Grazie, situata alla periferia di Cirò e nota anche come chiesa di Santa Maria del Casale. Ristrutturata in parte nel 1730.
  • La Chiesa del Purgatorio, posta al di fuori del centro storico. Edificata e aperta al culto alla fine del XVII seco­lo.
  • La Chiesa di Santa Menna, anch’essa posta fuori dal centro storico, fu aperta al culto nel 1724.
  • La Chiesetta di San Lorenzo è situata a pochi passi dalla porta Cacovia.
  • La Chiesetta della Catena (o Santa Maria della Mercede), situata fuori dal paese e con una piccola struttura a capanna. In questa chiesa si credeva che fosse racchiuso un tesoro. I cirotani ancora raccontano un epi­sodio curioso riferito a questa leggenda: nei primi anni del ‘900 pare sia arrivata in paese una vecchia, cieca e dotata di poteri magici, che trovò ospitalità presso la casa del prete. La donna riuscì a convincere il religioso dell’esi­stenza del tesoro ed un giorno, all’alba, si reca­rono insieme in chiesa per cercarlo. La ricerca, tuttavia, non ebbe buon esito ed il prete si attirò la derisione di tutta la popolazione e venne sol­levato dall’incarico. La Madonna della Catena, era invocata dai familiari dei prigio­nieri in mano turca.
  • La Chiesa di San Nicodemo, è la casa natale del Santo. Si tratta di un edificio modesto, composto da un unico ambiente. Al suo interno sono custodite le reliquie del Santo e si dice che siano ancora visibili le impronte della mano di Nicodemo da giovane.
  • La Chiesa della Madonna di Pompei, è una piccola chiesetta in località S. Elia. Vicinissimi a questa struttura ci sono i ruderi di un’antica chiesetta di Sant’Elia dove un tempo si recavano in processione le ragazze vergini per chiedere la pioggia durante i periodi di siccità. Le giovani arrivava­no con la bocca piena d’acqua che poi versava­no ai piedi della chiesa recitando una preghiera: “Facci grazzi Sant’Elia, comi jiè fazzu vagnari a ttia, tu fa vagnari a mmia” (Facci la grazia Sant’Elia, come io ti bagno, tu bagna me).

La cittadina, agli inizi del Settecento, ospitava quattro ordini religiosi regolari e quindi si trovano a Cirò diversi conventi. Il convento dei Cappuccini, risalente al ‘600, si trova all’ingresso del paese, inglobato nel cimitero. Il convento dei Riformati si trovava fin dal 1613 in località Cappella e oggi ne rimangono soltanto i ruderi. Il convento dei Minori Conventuali di S. Francesco d’Assisi, di cui non resta alcuna traccia, sorgeva tra l’attuale cimite­ro e la località Donna Pipa. Istituito sin dalla seconda metà del Trecento, era il più antico. Il convento dei Minimi di San Francesco di Paola è l’unica struttura sopravvissuta, attualmente di proprietà della famiglia Siciliani.

Diversi sono anche i Palazzi storici da visitare in giro per la città.

Degno di nota, infine, il Monumento ai Caduti, addossato alla facciata principale della chiesa madre. Circondato da una ringhiera in ferro battuto, è formato da una lapide in bronzo del 1921, sulla quale sono incisi i nomi dei 96 cirotani caduti nella Prima guerra mondiale, e da una lapide in marmo del1949, che riporta inve­ce i nomi dei 41 soldati morti nella Seconda guerra mondiale e di un caduto della guerra d’Africa. Tra le due lapidi c’è lo stemma di Cirò e in alto una statua, raffigurante un soldato ferito.

Cirò è nota per la produzione dei Vini Cirò, di cui abbiamo parlato qui.

Per informazioni:
Comune di Cirò
Sito: http://ciro.asmenet.it
Tel. 0962 32023

La Calabria bizantina

Il Ducato di Calabria (successivamente chiamato Thema di Calabria), era un antico territorio bizantino, che comprendeva inizialmente parti delle attuali Calabria e Puglia, e successivamente solo la parte meridionale della Calabria.

Il periodo della dominazione bizantina in Calabria coprì oltre cinque secoli: dall’inizio della guerra gotica, intrapresa dall’imperatore Giustiniano per riconquistare l’Italia occupata dagli Ostrogoti, fino alla conquista normanna, avvenuta nella metà dell’XI secolo. La presenza dei bizantini nell’antica provincia dei Bruzi, durata così a lungo, incise, quindi, profondamente sulla sua struttura territoriale e culturale.

Le opere architettoniche realizzate in quest’epoca sono l ‘espressione più immediata di tale civiltà e resistono sorprendentemente all’erosione dei tempi e alla noncuranza degli uomini.

Ovunque in Calabria affiorano dalla mistica quiete che da secoli li avvolge, tempietti, monasteri, chiese, torri d’età bizantina.

I luoghi in cui sorgono i templi e i monasteri, sono fasciati spesso da una natura di imponente bellezza e ne costituiscono un incantevole sfondo. Visitando questi posti si avrà l’impressione che essi stessi siano parte integrante delle costruzioni umane. Formidabili esempi di questa perfetta fusione tra arte umana e “arte naturale” sono rappresentati dalla Cattolica e dal tempietto bizantino della città di Stilo, già trattati in altre pagine del nostro sito.

La Cattolica sorge su un gradone del monte Consolino, circondata da rocce dalle molteplici e spettacolari forme e da una fitta e colorata vegetazione.

Il tempietto, invece, è collocato in una zona periferica, a sud di Stilo, nascosto in un anfratto. Prezioso gioiello della civiltà bizantina e si svela discreto al viaggiatore che, vista la cupola lo raggiunge al termine di un percorso piuttosto tortuoso.

La scelta dei luoghi, non era casuale. Essa rispondeva ad un ideale di vita ascetica, tesa alla conquista della perfezione religiosa, della purezza dello spirito.

Se, dunque, inizialmente l’attenzione del visitatore viene catturata dalle peculiarità artistiche di queste opere architettoniche, è la segreta religiosità che regna al loro interno a rapirne l’anima!

Altre memorie del periodo bizantino in Calabria le possiamo trovare a Gerace.

La Cattedrale dedicata all’Assunta è stata consacrata la prima volta nel 1045 e successivamente nel 1222 in presenza di Federico II di Svevia. In assoluto si tratta della più grande chiesa della Calabria e di una delle più importanti.
Conserva le linee pure delle cattedrali normanne, con impianto bizantino che si possono vedere nel transetto sporgente e nella disposizione delle absidi semicircolari.
L’interno della Chiesa si presenta come un ambiente basilicale, con colonne con fusti e capitelli antichi provenienti dai resti di Locri.
Nel transetto di destra, sulla parete, è murato il sarcofago di Giovanni e Battista Caracciolo, che furono conti di Gerace dal 1574 al 1591.
Il grande tabernacolo a forma di tempio risale al ‘500. L’altare maggiore è opera di maestri siciliani. Un’attenzione particolare  va rivolta al rilievo raffigurante l’Incredulità di S. Tommaso risalente al 1547.
Dal transetto nella parte sinistra si scende alla cripta, che rappresenta il nucleo più antico della cattedrale, risalente all’VIII secolo, con pianta a croce greca sostenuta da 26 colonne provenienti da ville romane e templi greci.
Il nucleo inferiore della chiesa è la cappella della Madonna dell’Itria del 1261, decorata con marmi policromi del 1613. Da notare i pavimenti con maioliche di Gerace del XVIII secolo e la cancellata in ferro battuto del 1699 realizzata senza nessuna saldatura da artigiani serresi.
Il pezzo più antico della cattedrale è rappresentato dalla Croce Reliquiario proveniente da Gerusalemme del XII secolo.

Poco distante dalla cattedrale vi sono una piazza dove, oltre all’ottocentesca chiesa del Sacro Cuore con un meraviglioso pavimento in maiolica, c’è la Chiesa di S. Giovannello, un piccolo edificio risalente al X-XI secolo.
Al suo interno c’è un pozzo che anticamente era utilizzato come fonte battesimale.

Altro esempio di architettura bizantina è costituito dalla chiesa di San Marco a Rossano che presenta una forma rettangolare, una sola navata ed è coperta da travature lignee a capriate. L’abside semicircolare presenta un semicatino superiore con bifora.
Alla destra dell’abside si trova l’immagine di San Giovanni Crisostomo con un rotolo aperto in mano su cui vi è una scritta in greco: “Nessuno di coloro che sono schiavi dei desideri e delle voglie della carne è degno“. A sinistra dell’abside è presente la testa di un altro Santo, indicato come San Basilio.
All’esterno della Chiesa si nota la decorazione in cotto dell’abside, composta da una duplice fascia di mattoni. La parte superiore è disposta a spina di pesce, mentre nella parte inferiore i mattoni sono disposti a forma di triangolo.
Proprio questo tipo di decorazione, tipica della seconda età aurea bizantina, consente di datare l’edificio tra il X-XI secolo.

La Chiesa di San Marco, a Rossano, fu fondata nel X secolo.
E’ il più importante monumento dell’arte bizantina a Rossano e sorge nella zona anticamente chiamata “Graecìa”.
Presenta la forma architettonica delle piccole chiese bizantine a croce greca, edificate a Bisanzio già a partire dai primi del IX secolo, mentre in Calabria arrivarono un secolo dopo.

La chiesa trova una sua omologa nella Cattolica di Stilo. Nell’edificio sono presenti due corpi: una parte originaria con pianta a croce greca ed il vestibolo aggiunto posteriormente, probabilmente dopo il XV secolo.

Nel 1928-34, durante i lavori di restauro, è emerso sul muro di sinistra, in fondo al presbiterio, un frammento di affresco raffigurante una Madonna Odigitria (dal greco ὸδηγήτρια, colei che indica la strada, quindi colei che insegna) con Gesù Bambino.

A Bivongi, si trova il Monastero Ortodosso di San Giovanni Theristis.

Nella vallata dello Stilaro visse ed operò nel IX secolo San Giovanni Theristis. Dopo la sua morte la sua fama presso le popolazioni della zona crebbe così tanto che esse lo acclamarono santo e divennero meta di pellegrinaggio i suoi luoghi e la sua fonte sacra (aghiasma).

In questo luogo sorse nell’XI secolo un monastero a lui intitolato che si sviluppò in periodo normanno come uno dei più importanti monasteri basiliani nel Meridione d’Italia e mantenne splendore e ricchezza sino al XV secolo.

Nel 1662 i monaci lo abbandonarono in seguito a ripetute difficoltà con briganti locali, per trasferirsi nel convento più grande di San Giovanni Theristis fuori le mura a Stilo, dove furono portate le reliquie di San Giovanni Theristis e dei Santi asceti Nicola e Ambrogio.

Dopo varie vicissitudini, il San Giovanni fu “riscoperto” nel 1965. Nel 1990 iniziarono i lavori di ristrutturazione dell’edificio e dell’area al fine di riportarlo ad essere nuovamente un luogo di preghiera per i monaci ortodossi.

Nel 1994 cominciarono a vivervi stabilmente i primi monaci athoniti provenienti dal Monte Athos e alla fine dello stesso anno, il Consiglio Regionale della Calabria, dichiarò l’area compresa fra i fiumi Stilaro e Assi sacra, al fine di facilitarvi l’insediamento dei monaci.

Attualmente il monastero è affidato alla Chiesa ortodossa rumena in Italia.

La basilica rappresenta una chiara testimonianza architettonica di transizione dall’epoca bizantina all’epoca latina. Infatti si presenta come chiesa bizantina, ma con dimensioni normanne.

Lo stile bizantino è evidente nell’esterno della basilica: i muri perimetrali sono costruiti con strati di pietra concia e con cotto alternati e contornati da lesene di mattoni posti di piatto e di coltello, che in alto si chiudono ad arco. All’esterno dell’abside, le lesene si intersecanoi, formando archi ogivali ed insieme a tutto tondo, arieggianti motivi dell’architettura araba.

Sui muri della basilica sono presenti tracce di affreschi che permettono di notare come questi siano stati affrescati già dalla sua edificazione. L’affresco più rilevante, raffigura San Giovanni Theristis. Le absidiole esterne e quella principale, gli spioventi delle stesse e dei bracci del transetto, la cupola con il tamburo contornato da 16 sottili colonnine a mezzo tondo in cotto, offrono nell’insieme la visione di una struttura che è protesa verso l’alto.

All’interno si notano elementi dell’architettura normanna, nei quattro pilastri angolari chiusi da quattro archi che sorreggono la cupola: quello della navata e quello del presbiterio sono gotici. La cupola poggia su una base cubica contornata da due file di denti di sega e diventa ottagonale all’altezza delle 4 finestrelle, grazie a quattro nicchiette che smussano gli angoli del cubo. Sul prisma ottagonale s’innesta il cilindro della cupola coperto da una calotta ribassata.

L’interno oggi si presenta ricco di icone, pitture, affreschi e notevoli arredi sacri come l’iconostasi o lo splendido lampadario in oro nella navata centrale, con una grande base di dodici lati, su ognuno dei quali è raffigurato un apostolo.

Lo splendore di queste chiese si identificava nella sontuosità dell’arredamento interno. La loro decorazione (consistente prevalentemente in affreschi, icone, arredamenti sacri, alcuni dei quali provenivano da Costantinopoli), poteva essere ricca e fastosa, non per la vanità dei devoti, ma per onorare Dio nella sua magnificenza.

La civiltà bizantina, ben differenziata nel quadro della storia globale dell’ellenismo, fu contraddistinta dall’incontro di apporti orientali, della grecità pagana con la nuova spiritualità cristiana. Uno dei suoi grandi meriti fu proprio la conservazione dell’eredità greco – classica

Nel Museo Diocesano di Rossano, è custodito il Codex purpureus, che mancante di alcune parti, conserva i Vangeli di Matteo e di Marco e una serie di miniature. Essi furono trascritti nel VI sec. su pergamena tinta di porpora, secondo il costume bizantino. Per tale motivo, infatti, sono noti anche con il nome di Codex purpureus. Sul suo frontespizio sono riprodotti in clipei i busti dei quattro evangelisti. Tale dettaglio fa supporre che il Codice fosse un Tetravangelo.

I luoghi descritti in questo nostro intervento, tracce indelebili della calabria bizantina che volevamo raccontare, rappresentano alcune tracce del passaggio di queste culture. I paesi segnalati sono in sintesi Stilo, Gerace, Rossano e Bivongi ma siamo sicuri potrete identificare al tracce di questo periodo storico, viaggiando per le strade e le vie della Calabria.

Info utili:

Municipio di Stilo
piazza S. Giovanni Therestis 1, 89049  Stilo
+39 0964.776006

Ufficio informazioni e turismo di Gerace
1, Via Sottoprefettura – 89040 Gerace (RC)
tel: 0964 356243

Ufficio turistico comunale di Rossano
piazza Ss. Anargiri, 87067  Rossano
+39 0983.529600 – +39 0983.520051

Comune di Bivongi
Via Matteotti n. 3 – 89040 Bivongi (RC)
+39  0964.731185

 

Stilo

Stilo si trova in provincia di Reggio Calabria, le sue origini sono legate alla distruzione da parte di Dioniso il Vecchio nel 389 a.C. durante il periodo greco della città di Caulonia (Kaulon).

Il nome deriva appunto dal greco “stilos” che significa colonna, in latino è Stilum, così forse era anticamente chiamato il monte Consolino. Notizie certe si hanno intorno all’ anno 1000 con l’arrivo nella Vallata dello Stilaro dei monaci orientali, che si stabiliscono sul Monte Consolino e vivono in delle grotte naturali, alcune delle quali ancora oggi sono decorate con affreschi del X sec. d. C. , le famose laure di Stilo.

I monaci vivevano di erbe che trovavano sul monte e si vestivano di pellami di animali, essi hanno dato alla città di Stilo un’impronta storica e culturale di notevole importanza, facendo acquisire alle popolazioni indigene la lingua e persino la religione greca, cultura che rimarrà radicata nella popolazione per almeno 500 anni. Furono questi monaci che costruirono proprio alle pendici del Monte Consolino la Splendida Cattolica.

Stilo, passata poi sotto il dominio dei Bizantini dal VII secolo divenne il più importante centro bizantino della Calabria meridionale. Ai Bizantini succedettero i Normanni e di seguito gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi, gli Spagnoli e i Borboni.

Testimonianza di questa storia ricca di vicissitudini e cambi di epoche e domini, vi sono i resti del castello normanno. Le prime attestazione dellasua presenza risalgono al maggio 1093

Nel XIII secolo il Castello di Stilo era uno dei diciassette castelli calabresi amministrati della Reale Curia nel regno di Carlo I d’Angiò ed era anche utilizzato come prigione. Sempre nello stesso periodo dovette subire una serie di riparazioni come documentato dal folio 233 dell’Archivio della Regia Zecca del 1281.

La città di Stilo è situata a 400 metri sopra il livello del mare, è un centro agricolo, nota sino al XVIII secolo per le sue miniere metallifere. L’antico borgo disposto a gratinate si trova su un pendio a ulivi e viti, caratterizzato da case di pietra scura che sembrano dipinte nella roccia, dal borgo si dipana un labirinto di stradine e tra le case del popolo, una è indicata come quella in cui vide la luce l’autore de “La Città del Sole”, Tommaso Campanella, filosofo tra i maggiori del tempo.

Come tanti altri centri della Calabria, anche Stilo fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1783, ma fortunatamente la Cattolica rimase miracolosamente intatta.