Vini Calabresi: il Vino Savuto DOC

Vino Savuto Calabria

La Regione Calabria è una grande produttrice di vini.
Oggi vi presentiamo il Vino Savuto Doc, prodotto sul versante tirrenico della Calabria.

Decantato da Plinio e Strabone, amato dai patrizi romani ai cui banchetti non poteva mai mancare, il Savuto era anticamente conosciuto con il nome latino: “Sanutum”.

Nell’Ottocento, l’archeologo francese Francois Lenormant e il viaggiatore inglese Norman Douglas ne hanno segnalato ed esaltato le caratteristiche.
Nel 1933 il Vino Savuto è stato premiato alla prima Mostra Mercato dei vini tipici di Siena e nel 1946 Luigi Veronelli ne ha lodato le doti di vino generoso nella guida ai Vini d’Italia.
Mario Soldati, raccontando di un viaggio a Rogliano in Vino al Vino, afferma che “Il Savuto è il vino più celebrato della provincia di Cosenza, e sta a Cosenza come il Barolo sta a Cuneo”. Poche pagine dopo, descrive come il parroco di Rogliano consideri il vero Savuto solo il “britto”, che vuol dire bruciato: “Nessuno è Savuto, Savuto è solo il Britto”.
Questo vino ha ottenuto la Denominazione d’Origine Controllata nel 1975.

Il Vino Savuto è prodotto nella bassa valle del fiume Savuto. La sua area di produzione interessa circa 20 comuni tra la provincia di Cosenza e quella di Catanzaro:
Rogliano, Santo Stefano di Rogliano, Marzi, Belsito, Grimaldi, Altilia, Aiello Calabro, Cleto, Serra Aiello, Pedivigliano, Malito, Amantea, Scigliano, Carpanzano; e Motta Santa Lucia, Martirano Vecchio, Martirano Lombardo, San Mango d’Aquino, Nocera Terinese e Confluenti.

Questa è una tra le zone di produzione più caratteristiche di tutta la Calabria, dal grande valore paesaggistico e culturale: la coltivazione della vite nell’area di produzione tipica del Savuto Doc si pratica su stretti terrazzi digradanti verso il fondo valle, ottenuti con muretti in blocchi di pietra. Per questo motivo a Rogliano, anticamente, il vino era chiamato “Succo di Pietra”.
Mentre la geologia dei terreni si conserva abbastanza omogenea, racchiusa tra i rilievi montuosi e cristallini della Sila, della Catena Costiera e del gruppo del Reventino; la situazione climatica è più variabile tra le zone collinari, più piovose e umide, e le zone a ridosso del mar Tirreno, dove il clima è più temperato.

Il vino Savuto Doc si produce nell’unica varietà di rosso con l’utilizzo di uva proveniente da vitigni locali come stabilisce il disciplinare di produzione. È previsto l’uso di Gaglioppo fino al 45%, Aglianico fino al 45%, Greco nero e Nerello cappuccio, da soli o congiuntamente, fino al 10%. Possono inoltre essere utilizzati altri vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella Regione Calabria fino ad un massimo del 45%. I sentori caratteristici evidenziano al naso note di frutta nera, susine, marasche con sentori speziati, di terriccio e di corteccia. La morbidezza del vino è ben compensata da una buona acidità. Interessante la persistenza che accompagna note speziate e terrose con ritorni di frutta matura.

La gradazione alcolica minima è 12°. Per ottenere la qualificazione Superiore del vino Savuto Doc sono necessari due anni di invecchiamento obbligatorio, che danno al vino una gradazione minima totale del 12,5%.
Questo vino, se bene invecchiato, è abbinato idealmente con della pasta condita con sughi saporiti, zuppe di legumi, arrosti di carne bianca e carni rosse alla griglia, capretto, salumi stagionati come la Soppressata e insaccati piccanti, piatti a base di uova e formaggi a pasta semidura, tra cui il tipico Caciocavallo Silano o il Pecorino Crotonese. Si consiglia di servirlo a temperatura ambiente.

Cortale: il paese che si trova esattamente al centro del punto più stretto della Calabria.

Cortale è un piccolo comune calabrese della provincia di Catanzaro.

La sua particolarità sta nel fatto di essere un centro situato nel Lametino, su una collina da cui è possibile vedere contemporaneamente sia le coste del Mar Ionio, sia le coste del Mar Tirreno. Questo perché Cortale si trova esattamente al centro del punto più stretto della Calabria, ovvero una striscia di terra di circa 30 km che divide i due mari.

Il nome di Cortale deriva probabilmente dal greco “cortazo” (nutrire nella stalla), poi trasformato nel latino “cohortale” (parco di animali).

Le origini di Cortale risalgono intorno ai primi anni 1000. Il primo villaggio sorse intorno al monastero Basiliano intitolato a S. Michele e ai SS. Anargiri (Cosma e Damiano), edificato nel 1070.
In un documento del 1098, si parla di questo monastero e vi è nominata “Cortale”, ma solo come una contrada rurale.

I monaci diffusero l’importanza della preghiera, ma anche una tendenza al progresso sociale e civile. Il paese in questi luoghi trovò uno sviluppo naturale, favorito da un territorio fertile e ricco di corsi d’acqua.

La costruzione del suo centro storico è caratterizzato dalla distinzione in due settori, quello delle “cinque fontane” e quello delle “tre fontane”, che nonostante i terremoti del 1783 e del 1905, ancora oggi  testimoniano il tempo che fu delle  piazze destinate ai mercati, le strade dove avevano sede  le corporazioni e le botteghe degli artigiani, e le  vie costellate da negozi ed artigiani.
L’antica atmosfera può essere assaporata passeggiando nelle viuzze che si intersecano in questa zona, fino a giungere al caratteristico mulino ad acqua che la sovrasta.

Dopo il terremoto del 1783 fu costruita una zona residenziale, denominata “Donnafiori”, nella parte più alta del paese, dove si trovavano le proprietà delle ricche famiglie dei Cefaly e dei Venuti. Queste casate avevano donato gratuitamente le proprie terre per la costruzione delle nuove abitazioni.

Nel corso degli anni Cortale fece parte di diversi feudi.
Il 19 gennaio del 1807 Cortale fu elevata a rango di Università e compresa nel governo di Maida. Quattro anni dopo diventò Comune e fu assegnata al circondario di Maida.
L’1 maggio del 1816, durante il periodo borbonico, diventò capoluogo di circondario con giurisdizione sui comuni di Jacurso, Vena e Caraffa.

La storia di Cortale è lunga quasi 1000 anni e nel paese si trovano ancora numerose tracce del passato:

  • La Chiesa Matrice della Madonna dell’Assunta: di stile barocco, risale al Settecento. Fu interamente ricostruita a seguito del terremoto del 1783, utilizzando i cornicioni ed i portali religiosamente raccolti dalle macerie e disposti nello stesso ordine e motivo ornamentale. All’interno della Chiesa, oltre a numerosi affreschi è possibile ammirare alcune tele, che la tradizione attribuisce ad Andrea Cefaly “il vecchio”. Tutti questi dipinti testimoniano il fermento culturale ed artistico che Cortale visse ai tempi della scuola di pittura istituita dall’artista calabrese nel 1862 col nome “Istituto Artistico Letterario”.
  • La Chiesa di S. Giovanni, dove si possono ammirare altri dipinti dell’artista calabrese. In questa Chiesa è custodita una S. Croce Bizantina in pietra, rinvenuta a Cortale da alcuni contadini tra il 1100 ed il 1200.
  • L’abitazione dell’artista Andrea Cefaly, che permette di addentrarsi ancor di più nella cultura del pittore. Gli affreschi che si ritrovano all`interno del palazzo, comunicano la profonda conoscenza letteraria del Cefaly e il suo amore per Dante.

La strada che sale verso la collina sulla quale sorge Cortale, è una specie di belvedere aperto sui due mari. Sull’estremo lembo del Golfo di S. Eufemia, sulla superba mole della Sila che degrada sui pendii più bassi, disseminati da innumerevoli paesi. L’orizzonte si allunga ed abbraccia il capoluogo calabrese fino a lambirne l’altro mare, nel Golfo di Squillace.  Dopo qualche dolce tornante, scendendo più a valle si trova un angolo dall’estrema bellezza, selvaggio e incontaminato: il terreno si insinua in un anfratto naturale, come tra due ripide montagne distaccate, dalle quali sgorgano dolci sorgenti.

Un monumento tutto naturale, per uno degli scenari più belli dell’estremità settentrionale delle Serre.

Cortale non è soltanto ricca di arte e notevoli persone, ma anche di tradizioni che tutt’oggi vengono tramandate.
Le risorse economiche del paese erano legate all’agricoltura: la vite, l’ulivo, i cereali e le castagne fanno parte delle coltivazioni principali del paese.

Altre attività legata a Cortale sono la pastorizia, le fibre tessili, la coltivazione del baco da seta ripresa negli ultimi anni e l’artigianato del legno che ha lasciato pregiati mobili.

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Vino Bivongi DOC

Vino Bivongi

Tra i prodotti tipici offerti dalla Calabria, vi sono ben 12 vini che si forgiano della Denominazione d’Origine Controllata (DOC).
Tra questi troviamo anche il vino Bivongi, un vino “dall’anima schietta, forte e gentile, come lo spicchio di Calabria in cui è prodotto, che digrada dalle Serre fino allo Jonio”.

Il segreto della produzione del vino Bivongi sta nella tradizione, nel clima e nella qualità delle uve scelte.
Questo vino prodotto in provincia di Reggio Calabria, nel territorio dell’antica Enotria, è considerato un elisir di lunga vita.

La sua storia e le sue terre hanno radici nella Magna Grecia.
Inoltre, antichi documenti ritrovati nel Regio Archivio di Napoli attestano che il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Therestis nel 1450 produceva ed esportava oltre centomila litri di vino.
Molto apprezzate sono risultate, soprattutto nel XX secolo, le produzioni di vini robusti con gradazione alcolica sostenuta. Accanto a questi, vi era una produzione di passiti che rendeva i prodotti vinosi di Bivongi unici ed apprezzati nel comprensorio e nella provincia di Reggio Calabria. Accanto al vino, uguale fama avevano le persone specializzate nell’arte della coltivazione della vite: potatori, innestatori nonché i “maestri” della preparazione del vino.

Il vino Bivongi ha ottenuto il riconoscimento DOC da parte dell’Unione Europea soltanto nel 1996. Si produce sul versante orientale della Catena delle Serre, nella bassa valle del torrente Stilaro a ridosso dei comuni di Bivongi, Caulonia, Monasterace, Riace e Stilo nella provincia di Reggio Calabria, e nel comune di Guardavalle in provincia di Catanzaro.

Il vino Bivongi è prodotto nelle versioni Bianco, Rosso (anche Riserva e Novello) e Rosato ed è un vino che si abbina perfettamente con i sapori forti e decisi dei prodotti e dei piatti tipici calabresi. Si può gustare il vino bianco in abbinamento con antipasti, piatti a base di pesce, verdure, formaggi giovani e uova, mentre il Rosso e il Rosato si accompagnano bene con primi, secondi di carne, formaggi maturi e salumi tipici.

Nella produzione del vino Bivongi qualità rosso, vengono utilizzati tra il 30 ed il 50% uve di vitigni del tipo Gaglioppo e Greco nero. Nero d’Avola e Castiglione per il restante 30-50% e altri vitigni a bacca nera per un massimo del 10% della massa totale. Così composto il vino acquisisce una gradazione minima totale del 12°.
Si presenta di colore rosso intenso tendente al granato nella qualità Riserva, che viene invecchiata per almeno 2 anni.
Il rosato invece viene sostanzialmente prodotto con l’utilizzo degli stessi vitigni utilizzati nella produzione del rosso, ma con l’aggiunta di vitigni a bacca bianca per un massimo del 15% della massa totale. Ne risulta dunque una gradazione minima totale intorno al 11,5° ed un colore rosato più o meno intenso dal gradevole sapore vinoso e fruttato.
Il Bivongi qualità bianco si ottiene mescolando il 30-50% di vitigni del tipo Greco bianco e/o Guardavalle, con Malvasia Bianca e/o Ansonica, anch’essi tra il 30-50% e altri vitigni della zona a bacca bianca in quantità non superiore al 30% della massa totale. Il vino così ottenuto avrà una gradazione alcolica minima del 10,5° che gli conferisce un colore paglierino ed un sapore secco.

Parco Naturale Regionale delle Serre

Il Parco Naturale Regionale delle Serre è un’area naturale protetta della regione Calabria, istituita nel 2004.

Il Parco è situato tra l’Aspromonte e la Sila, percorso da due lunghe catene montuose, da grandi boschi e da diversi corsi d’acqua, estendendosi per oltre 17.700 ettari ed interessando il territorio di ben 26 comuni.

La provincia di Vibo Valentia è la più rappresentata all’interno del Parco, con 17 comuni: Acquaro, Arena, Brognaturo, Fabrizia, Francavilla Angitola, Gerocarne, Maierato, Mongiana, Monterosso Calabro, Nardodipace, Pizzo Calabro, Pizzoni, Polia, Serra San Bruno, Simbario, Sorianello e Spadola.

La provincia di Catanzaro è rappresentata con 7 comuni: Badolato, Cardinale, Davoli, Guardavalle, San Sostene, Santa Caterina dello Jonio e Satriano.

Infine, la terza provincia calabrese interessata è Reggio Calabria, con soltanto due comuni: Bivongi e Stilo.

Dal punto di vista morfologico, il Parco è caratterizzato da terrazzi marini che circondano le Serre in diverse zone e a differente altezze, con l’aspetto di altipiani più o meno ampi, orlati da scarpate. Particolarmente evidenti sono quelli dei comuni di Laureana di Borrello, Arena e Dasà.

Tra i monti, si aprono delle depressioni vaste e poco profonde, tra cui la piana della Lacina e le conche di Serra San Bruno, Chiaravalle, Mongiana e Fabrizia. Su tali depressioni si sono insediate le principali comunità umane delle Serre.
Le pendici ioniche delle Serre sono connotate dai “tagli” delle fiumare, ampi alvei ghiaiosi ed asciutti per gran parte dell’anno, che si aprono a ventaglio in corrispondenza dei coni di deiezione sulla costa. Il paesaggio delle Serre è caratterizzato da pendici e rilievi coperti da vaste estensioni di bosco che costituiscono alcuni tra i complessi forestali più importanti della Calabria.

Tra i punti di interesse della zona troviamo:

  • Il Bosco Santa Maria, che prende il nome dalla chiesa di Santa Maria del Bosco, situata al centro di giganteschi abeti bianchi, dove San Bruno, fondatore dell’ordine certosino, faceva penitenza e dove fu poi sepolto. È uno dei boschi meglio conservati delle Serre calabresi.
  • La Pianura della Lacina è una delle poche zone umide montane meridionali ad alta concentrazione di specie rare e ad elevata ricchezza di habitat. La Pianura fa parte del comprensorio montano delle Serre Calabre e si trova ad un’altitudine compresa tra i 970 e i 1.028 m.
  • Il Bosco Stilo-Archiforo rappresenta una delle più significative testimonianze dell’originario paesaggio boscato delle Serre. Si tratta di un raro esempio di formazione praticamente pura (abete bianco, associato al faggio nelle zone più elevate).
  • L’Oasi Lago dell’Angitola, una delle riserve più importanti del mediterraneo, è stato creato artificialmente nel 1966 sul vecchio alveo del fiume Angitola. Attualmente la gestione dell’oasi è affidata al WWF Italia. È circondato da declivi ricoperti da uliveti, da macchia mediterranea ed una fascia di rimboschimento, con predominanza di pino d’Aleppo, mentre pioppi neri, cannucce tife, salice bianco, ontani neri, mazze sorde crescono sulla riva, dove troviamo anche eucalipti e querce da sughero. Per le sue particolari condizioni climatiche e l’abbondanza di cibo, attrae una grande quantità di uccelli di più di 100 specie diverse.

Il fascino della storia di una terra coinvolgente si manifesta anche attraverso una produzione artigianale che si coniuga perfettamente con le richieste dei visitatori, ansiosi di conoscere, oltre che i doni incontaminati della natura, i segreti avvolgenti delle maestranze.
Partendo dai ricami artistici e dalla lavorazione di lana e seta, per arrivare a quella del legno, del marmo e del granito, la produzione di pipe, quella di vasi in terracotta per la conservazione e la cottura dei cibi, impagliatori di sedie ed ombrelli, conciapelle e bottai, questo è ciò che offre la zona del Parco naturale regionale delle Serre.
Conoscere una comunità, comprendendone i valori di riferimento, significa approfondirne le radici partendo dalla scoperta del loro più naturale modo di esplicarsi , ssaporandone le tradizioni nelle loro diverse sfaccettature.

Anche il patrimonio enogastronomico è da considerarsi come parte integrante della cultura del territorio del Parco e presenta, grazie alla sua ricchezza e alla sua particolarità, un ulteriore motivo di attrazione: la purezza della natura, abbinata alla sapiente tradizione culinaria, rafforza l’unicità dei sapori.
Sono 43 i prodotti tipici tradizionali ai quali andrebbe rivolta un’azione di recupero e valorizzazione. Protagonisti di questo settore sono soprattutto i vini DOC di Bivongi, le melanzane di Stilo, la soppressata DOP di Simbario, i funghi ed il peperoncino di Serra San Bruno, le castagne di Fabrizia, Mongiana e Nardodipace, i fichi essiccati di Acquaro.

Per informazioni:
Parco Naturale Regionale delle Serre
Via Santa Rosellina 2, Serra San Bruno (VV)
Tel: 0963 772825
Sito web: www.parcodelleserre.it
Mail: info@parcodelleserre.it
La sede del Parco è aperta al pubblico dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 12:00.

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Morzello di Baccalà

Morzello di Baccalà

Ingredienti per il Morzello di Baccalà :

  • 1 kg di baccalà
  • concentrato di pomodoro
  • 2 rametti di origano
  • cipolla
  • peperoncino
  • sale
  • olio

Preparazione della ricetta Morzello di Baccalà:

  1. Mettere a bagno il baccalà almeno tre o quattro giorni prima di consumarlo, cambiando l’acqua due volte al giorno.
  2. Sbollentare il baccalà e sminuzzarlo cercando di eliminare tutte le spine.
  3. Soffriggere la cipolla in olio di oliva e aggiungere nel tegame il baccalà sminuzzato.
  4. Diluire il concentrato di pomodoro con dell’acqua e aggiungere al baccalà.
  5. Lasciare cuocere lentamente, rimestando di tanto in tanto con i rametti di origano.
  6. Aggiustare con sale e unire i peperoncini, fino al raggiungimento del giusto gusto di piccante.
  7. Servire bollente nella caratteristica pitta.

 

Mozzarella Silana

Mozzarella Silana

L’Altopiano della Sila conserva ancora oggi antiche tradizioni gastronomiche e prodotti tipici tra i più rinomati ed apprezzati della Calabria.

Oltre al famoso Caciocavallo Silano, un altro prodotto caseario tipico è la Mozzarella Silana.

La Mozzarella Silana è prodotta sul versante orientale dell’altopiano della Sila, tra le aree ricadenti nelle province di Cosenza e Catanzaro, in una zona delimitata tra i monti della Sila Greca e quelli della Sila Piccola.

La Mozzarella Silana è un prodotto che viene fatto in quantità limitata e su richiesta, solo durante il periodo estivo.

Per la sua produzione, rigorosamente ottenuta con metodi artigianali, viene prevalentemente utilizzato latte di vacca intero, di bovini della razza Podolica, che garantisce un elevato standard organolettico in virtù di una più elevata percentuale di grasso.

Durante la transumanza delle mandrie dalle aride praterie della costa ionica verso i rilievi montuosi più freschi e abbondanti, parte la sua produzione.
La Mozzarella Silana ha una forma sferoidale di diametro che varia dai 10 ai 14 cm, con un altezza che non supera mai i 5 cm e un peso che oscilla tra i 400 e 500 grammi per pezzo.
La crosta è inesistente e la pasta è elastica, uniforme, sfogliabile, di colore bianco latteo.

La tecnica di produzione artigianale, prevede la coagulazione del latte ad una temperatura di 35 – 38 gradi ed una sosta di circa 40 minuti in modo tale che il coagulo si rassodi. In seguito la cagliata viene frantumata con il rotulo o misculu in grani delle dimensioni di un chiccho di riso e la massa ottenuta viene trasferita in recipienti di legno, dove viene lasciata maturare per 2 o 3 giorni per poi essere immersa in acqua tiepida per qualche ora. Dopo di che, si effettua la filatura in acqua calda a circa 80 gradi per 15 minuti e la formatura manuale per mezzo della quale la massa viene divisa in pezzi di forma sferoidale posti in salamoia per qualche minuto e poi trasferiti negli steli di giunco.

La Mozzarella Silana viene consumata al naturale come formaggio da tavola.

Per informazioni:
Caseificio Paese
Camigliatello Silano (CS)
Tel. 0984 579930
http://www.caseificiopaese.it
info@caseificiopaese.it

Festa di San Biagio

San Biagio Plaesano

Ogni anno, da diverso tempo, a Sambiase, ex comune ed oggi quartiere i Lamezia Terme, nei giorni 1, 2 e 3 febbraio si tiene la Fiera di San Biagio.
Nota come fiera di “Santu Vrasu”, viene allestita ogni anno in località Cafaldo e dintorni.

Sambiase nacque intorno al monastero di San Biagio all’incirca nel X secolo, e dal nome del Santo deriva quello della città.
La fiera ebbe origine in epoca basiliana, intorno alla metà del XVI secolo, quando fra Elia Iannazzo del convento dei Carmelitani, iniziò ad organizzare dei movimenti di compravendita di alcuni prodotti in voga in quel periodo, soprattutto legati al mondo dell’agricoltura e dell’artigianato locale.
Con il passare degli anni, la fiera è riuscita a costituire un ritaglio anche nella vendita e nell’acquisto di animali.

Oggi viene considerata una fiera-mercato, che attira migliaia di visitatori.
Molti arrivano per devozione a San Biagio, la cui statua è esposta nella Chiesa del Carmine per la venerazione dei fedeli durante tutta la durata della fiera.

In particolare, il 2 febbraio, “a Candilora“, è un rito consolidato quello della benedizione delle candele durante la liturgia serale officiata dal parroco.
Secondo la tradizione, questi ceri benedetti, chiamati “a candila da tempesta” (la candela della tempesta) vengono poi conservati in casa dai fedeli e accesi durante violenti temporali, quando si aspetta una persona che non torna o si ritiene in grave pericolo, mentre si assiste un moribondo, e in qualunque momento si senta il bisogno d’invocare l’aiuto divino.

Il 3 febbraio, ultimo giorno della fiera, si ricorda San Biagio, venerato nella chiesa del Carmine e considerato il protettore della gola: dalla sua biografia si apprende che “durante una sua prigionia, guarì miracolosamente un ragazzo che aveva una lisca di pesce conficcata nella trachea” e proprio per questo, in occasione della sua festa, è diffuso il rito della “benedizione della gola“.

San Biagio è celebrato il 3 febbraio anche in altre località calabresi, tra cui nella frazione di Plaesano (Reggio Calabria), che vede un notevole afflusso di fedeli nel giorno della festa.
La tradizione vuole che chi si reca a venerare il Santo il giorno della sua festa, debba compiere pregando tre giri della Chiesa: San Biagio lo preserverà così dai problemi gastrointerinali.
Nella Chiesa a lui dedicata sono custoditi un ostensorio d’argento di pregiata fattura e cinque campane, ritrovati dopo il terremoto del 1783 fra le macerie della vecchia Chiesa.

A Serra San Bruno (Catanzaro), il 3 febbraio di ogni anno si ripete un antico rito rivolto alle coppie di promessi sposi del paese, che partecipano ad una sorta di gioco. Il futuro marito compra una focaccia in panetteria e, dopo averla fatta benedire in chiesa, la porta alla sua promessa.
La reazione della ragazza è fondamentale per la sorte del futuro sposalizio: questa può accettare o meno il presente, oppure rompere in due la focaccia, tenerne un pezzo per sé e donarne uno al futuro sposo. Quest’ultimo caso è il più auspicato e preannuncia un matrimonio pieno di felicità per tutta la vita.

Lamezia Terme

Lamezia Terme è un comune della provincia di Catanzaro, il terzo comune della regione Calabria per quanto riguarda la popolazione (dopo Reggio Calabria e Catanzaro), e il settimo comune calabrese per superficie di estensione.

Lamezia rappresenta una delle più giovani città italiane.
Fu infatti costituita il 4 gennaio 1968, unendo i comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia, che oggi costituiscono i quartieri della nuova città.
La città prende il nome dal fiume Amato che attraversa la città nella parte periferica, un tempo chiamato Lametos. Questo nome, originariamente, si riferiva soltanto all’ex comune di Sant’Eufemia Lamezia.
Con l’unione amministrativa del 1968, si è scelto il nome di Lamezia per l’intera città, a cui è stato aggiunto Terme, per via delle terme di Caronte che si trovano nell’omonima frazione nei pressi dell’ex comune di Sambiase.
Con un decreto del Presidente della Repubblica, emanato nel 1972, il comune di Lamezia Terme ha acquisito il diritto di fregiarsi del titolo di Città.

Il territorio di Lamezia Terme comprende 8 dei 40 km della Costa dei Feaci sul Golfo di Sant’Eufemia, una parte della piana lametina e delle zone collinari e montuose che si estendono fino al Monte Mancuso.

La recente storia del comune di Lamezia Terme, comprende la storia dei tre comuni che le hanno dato vita, esistenti già ai tempi della Magna Grecia.
Nicastro nacque in epoca bizantina, tra il IX e il X secolo, con la costruzione dell’avamposto militare di Neo Castrum.
In epoca normanna fu costruito il Castello, in cui soggiornò Federico II durante l’epoca sveva.

Sambiase nacque invece intorno al IX secolo, attorno al monastero di San Biagio. Nel corso degli anni furono costruite moltissime chiese all’interno del piccolo comune: se ne contavano 13, ma soltanto 5 restano in piedi al giorno d’oggi.
Sambiase è sempre stata una meta turistica molto nota grazie alle terme di origine magno-greche.

Sant’Eufemia Lamezia ha una storia antichissima, documentata sin dai tempi dei Normanni e fu addirittura epicentro del terremoto del 1638.

Di grande interesse turistico, alcune architetture presenti nel territorio:

  • Il Bastione di Malta: torre costruita intorno al 1550, per fronteggiare le incursioni saracene, che compare anche in forma stilizzata nello stemma della città. Tra i beni architettonici presenti sul territorio lametino, il Bastione di Malta è quello meglio conservato.
  • I ruderi del Castello Normanno-Svevo, fatto costruire intorno alla metà dell’XI secolo dai Normanni a difesa della piana di Sant’Eufemia e successivamente fatto ampliare da Federico II con la costruzione di caserme, in seguito adibite a carceri.
    Il Castello fu fortemente danneggiato dal terremoto del 1638.
  • I ruderi della Porta di Sant’Antonio, che rappresentava la porta d’ingresso al comune di Nicastro. Di questa porta rimangono visibili oggi solo due grandi pilastri.
  • La Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, fondata dalla Contessa Eremburga nel 1100, in stile normanno, danneggiata più volte durante i diversi terremoti e distrutta completamente nel 1638. Fu poi ricostruita ancora più grande e in stile barocco e completata nel 1642.
  • La Chiesa Matrice, dedicata a San Pancrazio, distrutta anch’essa nel terremoto del 1638 e riedificata poco dopo. Contiene diversi affreschi e opere del celebre artista calabrese Mattia Preti.
  • La Chiesa di San Francesco di Paola, sostituita alla Chiesa della Madonna dei Malati nel quattrocento. Anche questa chiesa fu distrutta nel terremoto del 1638 e ricostruita pochi anni dopo grazie alle offerte dei fedeli.
  • La Chiesa della Veterana, o Chiesa della Madonna delle Grazie, del 1601, costruita dopo che la Madonna apparve in sogno alla figlia di Federico II chiedendo che venisse costruita una chiesa sul colle. È la chiesa più antica di Nicastro.

Tra i siti archeologici, degni di nota sono:

  • Le Grotte del Monte Sant’Elia, in cui sono stati effettuati dei ritrovamenti risalenti al neolitico.
  • I Ruderi della città greca di Terina, fondata nel VI secolo a.C. dai Crotoniati che volevano estendere il loro dominio sul Mar Tirreno e distrutta da Annibale nel 203 a.C.
  • I Ruderi dell’abbazia benedettina di Santa Maria, fondata a Sant’Eufemia del XI secolo, comprendenti i ruderi della chiesa e del chiostro.
  • I Ruderi delle Mura Secolari, risalenti alla cultura architettonica della Grecia Antica.
  • I Ruderi del Monastero di San Costantino, in località San Sidero. Il Monastero brasiliano, con annessa cappella dedicata alla Beata Vergine del Carmine è di proprietà del barone Nicotera.

Le Terme di Caronte sono delle sorgenti di acque minerali sulfuree e di fanghi che si trovano nei pressi del quartiere Sambiase.
Già note dall’antichità, secondo alcuni archeologi sono da identificarsi con le “aquae angae” degli itinerari romani del II secolo d.C.
Tali acque sulfuree, sono state oggetto di studio fin dall’antichità e sono note da tempo per i loro effetti salutari, come dimostra il ritrovamento di alcune monete coniate nella città di Terina, risalenti al III secolo a.C., raffiguranti una sirena intenta ad attingere acqua da una fonte.
L’interesse per queste terme si evidenziò maggiormente tra il XVII e il XVIII secolo. Attualmente quest’area termale dispone di un moderno ed attrezzato stabilimento che consente di effettuare bagni, fanghi, inalazioni e cure estetiche grazie agli effetti benefici e terapeutici delle sue acque termominerali (sulfuree-solfate-alcaline-terrose-iodiche-arsenicali) ricche di zolfo, calcio e potassi,  che sgorgano dalla sorgente Caronte ad una temperatura di circa 39 °C.

La città rappresenta un importante centro infrastrutturale per la Calabria: la sua posizione centrale e il suo territorio pianeggiante sono molto importanti.
È sede del principale aeroporto della Calabria e uno dei primi del Sud Italia per traffico passeggeri e la sua stazione ferroviaria è tra le più importanti della Ferrovia Tirrenica Meridionale.

Per informazioni:
Comune di Lamezia Terme
http://www.comune.lamezia-terme.cz.it
Centralino Tel. 0968 2071

Terme di Caronte
http://www.termecaronte.it
Tel. 0968 437180