Mongrassano, Cosenza

Mongrassano (Mungrasana in arbëreshë) è un comune di 1.655 abitanti della provincia di Cosenza.

Fino al Medioevo non esistono notizie certe su Mongrassano. Si può supporre che il territorio a valle fosse già abitato in epoche remote grazie a dei ritrovamenti, in particolare in contrada Signorello, di un’anfora di piccole dimensioni risalente al V sec. a.C., riproducente una danzatrice, e di una piastra metallica con un’epigrafe illeggibile.
Le origini dell’abitato di Mongrassano affondano le radici in un passato lontano: fonti storiche ci riportano alla fine del III sec. a.C., durante il periodo romano, quando il console triumviro Marco Licinio Crasso, inseguendo il ribelle Spartaco in fuga dalle legioni romane e diretto verso la Sicilia, si accampò ai piedi della Montagna Magna. Sconfitto Spartaco, il console romano donò i terreni su cui era sorto l’accampamento ad alcuni suoi veterani che si erano distinti in battaglia e da questo venne formato un casale che prese il nome di Mons Crasanus.

Le prime notizie certe affermano che nel 1283 il paese apparteneva a Rostain de Agot; passò poi sotto la giurisdizione del Principe Sanseverino di Bisignano, che nel 1459 ne cedeva la giurisdizione civile al Vescovo di San Marco.

Mongrassano rinacque grazie ai greco-albanesi (arbëreshë) che, dopo aver lasciato la patria a causa della conquista turca, si diressero verso l’Italia.
L’uso della lingua arbëreshë tra gli abitanti oggi è quasi totalmente scomparsa già da circa un secolo.

Mongrassano era casale di San Marco Argentano sede vescovile e, per secoli, centro principale dell’omonimo ducato. A far ripopolare il casale dai profughi albanesi che fuggivano dall’invasione ottomana musulmana, attorno al 1470, fu quasi certamente l’allora duca di San Marco, Luca Sanseverino, il quale era anche principe di Bisignano e uno dei più influenti baroni del Regno di Napoli.
Qualche anno più tardi, nel 1479, il figlio di Luca e nuovo feudatario di quei luoghi, Geronimo Sanseverino, concesse alla Mensa vescovile di San Marco una parte delle sue prerogative feudali relative al casale albanese, e da quel momento i vescovi di San Marco Argentano si fregiarono del titolo di Baroni di Mongrassano
Nel 1543 gli abitanti furono oggetto, come negli altri 44 casali albanesi esistenti in Calabria Citeriore, di uno specifico censimento fiscale che diede questi risultati: 63 “fuochi”, ossia nuclei familiari.

Il confinante “casale” di Serra di Leo, oggi rione del comune di Mongrassano, ebbe una storia diversa. Popolato agli inizi del Cinquecento, nella seconda metà di quel secolo appartenne in feudo prima ai Cavalcanti, e dalla fine del Cinquecento alla fine del Seicento, ai Sersale di Cosenza. Nel gennaio 1750 Serra di Leo venne infeudato a Tommaso Miceli, che aveva acquistato il territorio dai Catalano Gonzaga duchi di Majerà, e che ne divenne Barone. I baroni Miceli, suoi discendenti, esercitarono i diritti feudali e la giurisdizione su Serra di Leo fino al 1806.

Nel 1807 Mongrassano diviene Università del Governo, sciogliendosi dai vincoli feudali e nel 1811 risulta frazione di Serra di Leo.
Nel 1813 Mongrassano fu riconosciuto come paese autonomo, inglobando, dal 1816, Serra di Leo.

Agli inizi del ‘900, molti mongrassanesi cominciarono a lasciare la terra d’origine per cercare fortuna all’estero, specie nelle Americhe.
Nel 1905, precisamente l’8 settembre, tutta la Calabria fu sconvolta da un fortissimo terremoto. Mongrassano fu uno dei paesi più colpiti della zona: seppur non vi furono morti, vi fu un congruo numero di feriti e alcuni rioni furono distrutti quasi del tutto.

A Mongrassano si trovano diverse chiese:

  • La Chiesa di S. Caterina vergine e martire: La fondazione di questa chiesa va ricercata intorno al 1100.
    Di stile romanico, a tre navate, ha un colonnato di marmo sormontato da un matroneo. Il suo portale, risalente al 1938, è opera del maestro Mantovani.
    La chiesa è ricca di dipinti e sculture: si possono ammirare un tabernacolo di Francesco Maria Santoro in argento cesellato, fatto nel 1829 e posto sull’altare maggiore, un quadro dedicato a S. Francesco di Paola posto nella sagrestia, opera di Giovanni Battista Santoro, un busto in legno raffigurante S. Francesco da Paola, le statue di Santa Caterina d’Alessandria, di Santa Lucia, della Madonna del Carmine e dell’Immacolata, tutte opera del noto artista Carlo Santoro.
  • La Chiesa dei Carmelitani (Congrega): nacque probabilmente come chiesa basiliana nella seconda metà del XIII secolo. Nel ‘500 divenne sede dei Carmelitani, che vi costruirono di fianco un proprio Convento, ove attualmente ha sede il Palazzo del Municipio, al quale venne annessa nel 1649 col titolo di “S. Maria del Carmine”. Deve la sua fama col nome di “Congrega” all’aver ospitato la Congregazione laicale della SS. Immacolata, approvata da re Ferdinando IV di Borbone nel 1767.
    Di notevole interesse artistico è il portone ligneo interamente intagliato del XVII secolo, inserito in una cornice di pietra lavorata, attribuita ai maestri scalpellini Costantino Licursi e Cesare Capparelli.
    Al suo interno si può ammira­re sopra l’altare una tela del XVI secolo raffigurante “L’Annunciazione”, probabilmente dell’artista Pietro Negroni e una statua in legno dell’Immacolata scolpita da Carlo Santoro.
    All’esterno è posta una lapide commemorativa dei morti della Seconda Guerra Mondiale.
  • La Chiesa di S. Anna (Annunciazione): è tra le più antiche del paese. L’istituzione risalirebbe ai primi secoli del I millennio d.C., quando fungeva da sede estiva del monastero di Santa Maria della Matina. Situata nel rione di Serra di Leo, attorno ad essa si insediò la prima comunità arbëreshe. Decaduta nel tempo, non è mai stata abbandonata dal culto.
    Al suo interno è possibile ammirare il complesso statuario dell’Annunciazione, posto dietro l’altare maggiore, le statue di S. Anna e del S. Cuore di Gesù, un busto di S. Giuseppe.
    La chiesa è stata ultimamente arricchita da un portone bronzeo con sculture raffiguranti vite di santi, opera dell’artista mongrassanese Francesco Candreva, donato dai mongrassanesi emigrati nelle Americhe.
    Seppur oggi sia nota come S. Anna, la sua vera dedicazione era all’Annunziata. Con questo titolo, infatti, si ritrova nei documenti vaticani.
  • La Cappella S. Maria delle Grazie: sorge laddove ebbe la sua prima sede l’antico convento di Santa Maria, forse dei benedettini. La sua fondazione deve risalire intorno all’anno 1000. Oggi è una cappella privata.
  • La Chiesa di S. Cataldo: sita in località San Cataldo, nella zona a valle del paese. L’edificio religioso è stato ricavato all’interno di una struttura preesistente utilizzata un tempo come scuola.
  • La Chiesa di S. Francesco di Paola: nella zona accanto alla Stazione Ferroviaria, accanto alla villetta comunale in Via Fornaci, si sta completando la costruzione della chiesa dedicata a San Francesco di Paola, sede dell’omonima parrocchia.
    Attualmente, fin quando  non sarà ultimata la costruzione del luogo di culto, le celebrazioni liturgiche per i fedeli della zona si svolgono nei locali comunali adiacenti.
    Il Palazzo, oggi diviso in due ali, una anteriore e una posteriore, presenta una notevole corte interna utilizzata probabilmente come chiostro. L’ala posteriore, la più antica, fu l’ultima sede del Convento di Santa Maria dei Benedettini. L’ingresso del convento era prospiciente alla Chiesa Madre ed il convento stesso era collegato tramite un passaggio a ponte alla chiesa dei Carmelitani. L’ala anteriore del Palazzo, invece, venne edificata nel 1630 ed ospitò, sin dal 1649, il Convento dei Carmelitani di Antica Osservanza.
    Con decreto di Gioacchino Murat del 1809, il convento fu soppresso.
    Il Palazzo oggi si affaccia su quella che è la piazza principale del paese: Piazza Tavolaro.

Inoltre, a Mongrassano si trovano diversi palazzi e monumenti storici:

  • Palazzo Miceli, situato nel rione Serra di Leo, venne edificato per il barone omonimo nel 1750. Da analisi architettoniche è possibile ipotizzare che il palazzo già esistesse, cosicché nel 1750 fu solamente ristrutturato e adattato alle esigenze dei nuovi proprietari. Oggi il Palazzo è di proprietà del Comune e al suo interno hanno sede la Biblioteca Comunale, il Centro Iconografico Arbëresh (C.I.AR.), lo Sportello Linguistico Comunale e la Mostra permanente delle Tradizioni e Cultura Arbëreshe.
  • Palazzo Sarri, è un imponente complesso architettonico del XVIII secolo, con un bellissimo portale scolpito a mano da artisti della scuola fuscaldese e ringhiere di ferro battuto in stile spagnolo.
    Fu sede della famiglia Sarri, tra le più importanti del centro mongrassanese.
    Il busto di Giorgio Castriota, detto Skanderbeg, posto sull’esterno di Palazzo Miceli, dono del Governo Albanese, è stato messo in posa ed inaugurato nel 1991. Egli è tutt’oggi ricordato dai popoli albanesi come eroe della patria in quanto combatté nel XV secolo contro l’avanzata dei Turchi che stavano conquistando i Balcani, per la difesa del territorio abitato dalle popolazioni albanesi.
  • Il Monumento ai caduti è stato costruito nel 1932 per volontà del governo centrale fascista, che ne volle uno in ogni paese e città d’Italia per commemorare i militari caduti nel corso della Prima Guerra Mondiale. Quello di Mongrassano rappresenta un alpino in bronzo, posto su una colonna di pietra, che scruta l’ampia vallata sottostante. Sui fianchi sono riportati i nomi dei caduti e due targhette commemorative in bronzo provenienti dai mongrassanesi emigrati in Argentina e negli Stati Uniti d’America.

Per info:
Comune di Mongrassano (CS)
piazza Tavolaro 2
Tel: 0984 527209
Mail: info@comune.mongrassano.cs.it
Sito web: www.mongrassano.asmenet.it

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