Le Ceramiche di Gerace, Reggio Calabria

Ceramiche Gerace

Gerace è un comune della provincia di Reggio Calabria e il suo borgo medioevale è descritto come uno tra i più belli d’Italia.

Una storia millenaria accomuna Gerace ad altri due comuni reggini, Squillace e Seminara: l’antichissima tradizione artigiana della ceramica.
Nei tre centri calabresi l’attività produttiva continua ancora oggi: a Gerace la produzione è volta alla rievocazione delle forme classiche della ceramica greca di Locri; a Squillace ci si rifà alle ceramiche graffite seicentesche; a Seminara si registra una vivace presenza di fornaci.

La produzione di ceramiche e terrecotte, in Calabria, è stata influenzata dalla tradizione e dalla cultura delle popolazioni che nei secoli hanno abitato la regione.
L’arte della ceramica calabrese affonda le proprie radici nella Magna Grecia e naturalmente nella vicina Sicilia.

Alle origini di questa preziosa tradizione vi è un’antica leggenda. Agatocle, figlio di Carcino, esiliato da Reggio Calabria in Sicilia per ragioni politiche, intraprese l’arte del vasaio a Terme Selinunte (l’attuale Sciacca). Fedele all’amore che il padre gli aveva tramandato per questo genere di lavorazione, divenuto re faceva imbandire le sue tavole solo con vasellame in ceramica, dichiarando a chi gliene chiedeva il motivo che era “figlio di padre vasaio”.

Nell’alto medioevo la ceramica calabrese subì l’influenza dell’arte bizantina, copta e delle ceramiche musulmane di Sicilia.

La presenza dell’attività di “cretari” a Gerace trova una sua prima attestazione già in era angioina (XIV sec.). Ma fu a partire dal XV sec., in età aragonese, che si può parlare di una vera e propria fioritura di quest’arte favorita dalla presenza in loco di un’attiva colonia ebraica. A quei tempi operavano gli “argagnari” all’interno delle mura della città per le cui vie accendevano, sia in estate che in inverno, i loro fuochi per la cottura delle “argagni”. Col tempo, però, questa attività divenne causa di preoccupazione non indifferente presso i Geracesi per via degli incendi che, facilmente divampavano all’interno dell’abitato.
Nel 1549, il duca spinse per la nascita di un intero quartiere artigiano fuori dalla città.
Nel XVIII secolo i ceramisti operanti in Gerace andarono sempre più diminuendo e alle ceramiche finemente lavorate vennero gradualmente sostituendosi semplici stoviglie di uso pratico.

Con la chiusura della bottega dell’ultimo artigiano di Gerace, si è conclusa tutta una storia, durata millenni, di tradizionale produzione ceramica.

Nel 1969 si è tentato di porre rimedio con l’apertura, nel centro cittadino di Locri una Scuola: un Istituto Statale d’Arte, con succursale a Gerace. L’Istituto d’Arte di Locri avrebbe attivato un corso di insegnamento in Discipline pittoriche nella sede principale, mentre nel centro di Gerace avrebbe funzionato la sezione ceramica. In realtà problemi di strutture e organizzativi l’apertura della sezione di Gerace è stata resa difficoltosa e quindi il tutto fu trasferito nella sede centrale, con docenti esperti di lavorazione ceramica e docenti esperti di progettazione ceramica. L’intento era quello di recuperare, attraverso studi di forme, tecniche e decorazioni, la tradizionale lavorazione dell’argilla con la formazione di figure professionali in grado, una volta acquisito il diploma di Maestro d’Arte Ceramica, di aprire Botteghe d’Arte sia autonomamente che in forme consorziate.

Molti dei ceramisti geracesi traevano ispirazione dai motivi ornamentali in uso nelle botteghe veneziane del XVI secolo: predominavano i disegni floreali nei toni del verde e del giallo; più tardi, nel ’700, fu privilegiato il chiaroscuro turchese (tradizione ripresa negli ultimi anni). I manufatti erano, in gran parte, esportati in Sicilia, ma anche a Napoli e in Spagna. Oggi, alcuni di essi possono essere ammirati presso il Museo Nazionale di Palermo e in collezioni private di famiglie partenopee. Una fiorente produzione ceramica durò fino a tutto il XVIII sec.

Gerace è celebre in particolare per la produzione di vasellame da farmacia.
In armonia con la sua antica storia, si producono pezzi artistici singolari che vanno dai “pinakes” (tavolette di ceramica lavorate) alle statuine e agli oggetti di vario tipo anche lasciati con il colore naturale dell’argilla cotta.

In questo centro calabrese la modesta produzione non riesce a soddisfare le richieste dei tanti turisti che, in ogni periodo dell’anno, visitano il paese.