Briatico, Vibo Valentia


Briatico è un comune della provincia di Vibo Valentia, un piccolo borgo di pescatori adagiato sulle scogliere della Costa degli Dei.
Il vecchio sito di Briatico Vecchio fu distrutto da tragici terremoti, di cui l’ultimo nel 1783.
Conosciuto in precedenza con il nome di Euriatikon: il suo nome potrebbe derivare dal greco Euriates con l’aggiunta del suffisso -ikos che ne indica possesso; oppure dal nome latino di persona Ebriaticu, e secondo un’ulteriore ipotesi il nome deriverebbe dal greco briaon (robusto).

La fondazione di Briatico è per tradizione fatta risalire ai Locresi, al tempo del loro passaggio a Hipponion (Vibo Valentia).
Le prime testimonianze certe sull’esistenza di Briatico risalgono al XII secolo quando Ruggero il Normanno, in una bolla riguardante la fondazione della diocesi di Mileto, accennò al piccolo centro di Euriatikon. La stessa denominazione fu poi riportata in dieci pergamene compilate tra il 1130 e il 1271, su cui si legge che il territorio di Euriatikon si estendeva dal fiume Trainiti al fiume Potame, comprendendo ventidue antiche borgate.

Durante il periodo feudale la cittadina passò sotto vari domini.

Diversi i terremoti che scossero il paese nel corso degli anni.
Il 17 marzo del 1638 il sisma provocò ingenti danni alle abitazioni e lo stesso accadde il 5 e il 6 novembre di ventuno anni dopo (1659).
Ma quello del 5 febbraio 1783 non lasciò tregua: la città fu rasa al suolo, le case completamente distrutte e vi furono moltissime vittime. Il 4 aprile dello stesso anno, i 925 sopravvissuti si riunirono sulla spiaggia nei pressi della torretta di avvistamento, oggi conosciuta come “la Rocchetta“. Durante l’assemblea presieduta dal giudice della città, Luigi Lieto, gli abitanti proposero di ricostruire il centro abitato in contrada S. Giovanni (detta anche Cocca), di proprietà del duca Ettore Maria Pignatelli. Quest’ultimo non si oppose e anzi fece abbattere gran parte delle vigne che si estendevano sulla contrada per rendere edificabile la zona. Ordinò anche la costruzione di otto baracconi destinati alle famiglie più povere e fornì il materiale per l’edificazione delle case. I tecnici progettarono una pianta ortogonale orientando gli apici della città verso i quattro punti cardinali, per evitare altri disastri in caso di terremoto. Nonostante le difficoltà, Briatico fu ricostruita più grande e più forte di prima. Un altro violento terremoto nel 1905 mise a dura prova Briatico, causando danni e paura.

Di Briatico Vecchio, che sorgeva su un colle alla destra della fiumara Murria, rimangono oggi i ruderi del Castello medievale fatto edificare da Ferdinando Bisbal e dell’antico centro abitato, che all’epoca contava 12 chiese, 3 conventi e aveva un’enorme importanza storico-culturale.

Sulla spiaggia restano solo due delle 5 Torri del sistema difensivo antiturco:

  • la Rocchetta, alta torre di vedetta costiera a pianta pentagonale, costruita dai greci e ricostruita dai romani, che fu rimaneggiata in epoca medievale;
  • Torre Sant’Irene, eretta dal governo vice Reale Spagnolo a vedetta contro le incursioni barbaresche.

Sono stati trovati resti di epoca preistorica come terracotte, nonché altri utensili in selce ed ossidiana, un vaso con dentro resti umani ed un ricco corredo comprendente un pendente di cristallo in rocca, grani di ambra ed uno di corniola con delle incisioni. Si tratta di un insediamento umano risalente all’età del rame. Sono visibili anche i resti di necropoli romane di età imperiale e avanzi di un complesso edilizio che sarebbero potute essere delle terme, anch’essi di età imperiali. Lungo la valle del Murria vi sono grotte eremitiche medievali, tra cui alcune sono conosciute come “Grotte delle fate“.

Pochi resti rimangono anche del Convento dei Padri Domenicani fondato nel 1498 e della chiesetta di Santa Maria del Franco di età normanna, distrutti dal terremoto del 1783. Dalla chiesa di Santa Maria del Franco proviene la statua della compatrona di Briatico, la Madonna Immacolata (anticamente S. Maria del Ginocchio), statua spagnola del seicento. Anche del duomo di San Nicola rimangono oggi soltanto i ruderi, oltre alla bellissima tela di San Nicola dipinta nel ‘600 da Tommaso di Florio, pittore vibonese, e un crocefisso quattrocentesco. Queste opere sono oggi si trovano presso la Chiesa Matrice, dedicata al patrono San Nicola.

Nel 1992 il comune di Briatico è passato dalla provincia di Catanzaro alla provincia di Vibo Valentia.

Oggi Briatico è una rinomata località turistica, famosa per il mare cristallino e per il lungomare, che si affaccia sul Golfo di Lamezia Terme, offrendo delle suggestive vedute nelle notti di luna piena, e ha di fronte alla Isole Eolie, emozionando con i suoi tramonti. Briatico è caratterizzata dalla costa frastagliata ed è un susseguirsi di spiagge, scogliere e baie, tra cui le spiagge di “Trainiti”, “Baia Safò”,le spiagge di Sant’Irene e di San Giuseppe, la lunga spiaggia che giunge fino alla “marina” con il suo porticciolo per poi diventare scogliera chiamata “Cocca”, e la scogliera “La Brace”.

Le coste sono caratterizzate da uno splendido litorale di sabbia chiara incastonato in un tratto costiero rinomatamente roccioso. Alcune di esse sono raggiungibili solo via mare e molti pescatori sono disposti quotidianamente a trasportarvi i turisti.

La maggior parte delle spiagge non sono attrezzate e spesso si possono osservare i pescatori all’opera, con i loro attrezzi da pesca e le loro barche colorate sul litorale.

La baia di Sant’Irene, dove la costa è a tratti frastagliata e a tratti morbida e sabbiosa, spicca lo scoglio “A Galera”, uno scoglio con numerose cavità a forma di cellette comunicanti tra loro. Si tratta di uno scoglio tufaceo a circa 200 m dalla riva. Secondo una leggenda le celle erano adibite a prigione, secondo un’altra leggenda in una di quelle cellette un re fece rinchiudere la figlia, per avergli disobbedito innamorandosi di un giovane non gradito alla famiglia. In verità il nome deriva da un’imbarcazione, la galera o galea detta così perché remata dai galeotti. Si trattava imbarcazione della flotta cristiana comandata da Colonna che nel nel 1571, si apprestava ad affrontare i Turchi nella Battaglia di Lepanto, spinta da una burrasca, s’incagliò tra la costa di S. Irene e l’isolotto prospiciente.

Lo scoglio di S. Irene era un vivarium romano, un’antica peschiera. In età romana una parte dello scoglio fu scavato e si ottennero vasche e cunicoli per l’allevamento del pesce. I pescatori della zona, dopo aver catturato i tonni, li facevano passare attraverso questi cunicoli che conducevano a grandi vasche dove venivano ammucchiati in attesa di essere mattati poco per volta, a seconda del bisogno. La parte piana emersa dello scoglio veniva usata, invece, per la lavorazione.

A S. Irene vi si trovano ancora degli interessanti residui di vasche per la preparazione del garum, una vera specialità del periodo romano preparata a base di pesce lasciato fermentare al sole.