Africo, Reggio Calabria

Africo è un centro dell’Aspromonte, fondato nel IX secolo a.c. dagli abitanti di Delia. Deriva dalla fusione di due paesi un tempo distinti: Africo e la sua frazione Casalnuovo.

Il comune ha la caratteristica di essere diviso in due porzioni a notevole distanza l’una dall’altra. La prima delle due è una piccola enclave nel comune di Bianco, la seconda invece si trova sulle pendici dell’Aspromonte, ove rimangono i ruderi dei borghi di Africo Vecchio e Casalnuovo.

Il paese nuovo sorge a pochi metri sul livello del mare, sulla foce del fiume La Verde. Africo Vecchio invece sorge sulla riva sinistra del torrente Aposcipo, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte; sulla riva opposta invece, sorge su una rupe, Casalnuovo.

Secondo un’antica leggenda, il suo nome deriva dal greco “Aprìcus” e significa “arioso e soleggiato”, grazie alla sua magnifica posizione.

Il paese fu dapprima colpito dal terremoto del 1783, che provocò la morte di 6 persone e produsse danni per 80.000 ducati. In seguito fu danneggiato dai terremoti del 1905 e del 1908.

La storia di Africo è simile a quella di tanti piccoli centri dell’entroterra calabrese, di origine grecanica, che sono stati spazzati via da eventi naturali.

Africo fu devastato in particolare dalle alluvioni del 1951 e del 1953, assieme a Casalnuovo, avviando un’emigrazione verso il mare nei pressi del quale sarebbe sorto il nuovo abitato.

Agli africesi venne assegnata una piccola porzione del comune di Bianco: sorse così Africo Nuovo. Il nuovo paese però non si sviluppò come si sperava, infatti la sua costruzione non venne mai completata, lasciando molti edifici incompiuti.

Il primo aiuto economico arrivò dagli svedesi, e successivamente, con un decreto ministeriale, iniziò la costruzione vera e propria della cittadina.

Il paese vecchio, al momento del definitivo abbandono, non era ancora stato raggiunto dalla strada carrabile ed era collegato da un semplice sentiero, quindi ancora oggi per raggiungere il vecchio abitato bisogna camminare lungo l’antico sentiero. È un posto molto bello e affascinante, circondato da alberi secolari di querce, castagni, peri, immerso nella macchia mediterranea, con un notevole numero di rovi che hanno invaso tutto, specialmente le case del paese.

Africo è stato definito il “paese più isolato dell’Aspromonte”.

Del patrimonio architettonico ancora esistente nel territorio del vecchio abitato, si segnala la chiesa di San Leo, dalle semplici forme architettoniche, ad un’unica navata e campanile sul fronte principale. Nel campanile sono conservate le due campane di bronzo probabilmente risalenti all’epoca di costruzione della chiesa. Ha una cupola con la statua di marmo del Santo, risalente al 1635. Dopo l’alluvione del 1951, la chiesa è stata restaurata, ma all’esterno conserva ancora la foggia originale. Dal 1972 è diventata meta di pellegrinaggi.

A circa 300 metri dall’edificio c’è una piccola costruzione. Qui morì San Leo e qui sorgeva l’antica chiesa. Poichè in quel posto l’edificio dava continui segni di cedimento, la popolazione dedusse che al Santo non piacesse la collocazione e fu quindi edificata l’attuale chiesa che si trova proprio di fronte al luogo dove San Leo andava a meditare.

Nel territorio montano del comune si trovano le Cascate Palmarello e le Cascate Forgiarelle. Questa località è attrezzata con aree pic-nic, alloggi e campi da tennis. Per giungere alle cascate, bisogna scendere lungo i sentieri camminando a piedi per quasi 2 ore. L’acqua  purissima, sgorgando dalla roccia forma un piccolo laghetto ricco di trote. In estate molti africesi vi fanno anche il bagno. Tutto intorno una fitta vegetazione di faggi e abeti secolari fanno da sfondo a questo meraviglioso posto.

 

Per info:
Mimmo Criaco, Presidente del Circolo Culturale Artistico “Nuovi Orizzonti”, tel. 347-205898856